Il Regno Unito ha confermato l’ordine per la seconda tranche di cacciabombardieri stealth F-35B, che andranno ad aumentare la sua flotta ben oltre i 48 attualmente confermati.

Il ministro della Difesa britannico, Jeremy Quin, rispondendo a un’audizione parlamentare, ha affermato che “in seguito all’esito della revisione integrata e alla conferma che la la forza di Lightning II del Regno Unito crescerà oltre i 48 velivoli, stiamo intraprendendo un periodo di ulteriori analisi per valutare la scala e il profilo di consegna ottimale anche della seconda tranche di F-35B così come delle infrastrutture associate e attrezzature di supporto. Una volta completate le analisi, saremo a conoscenza delle tempistiche di approvvigionamento”.

Il Primo Lord del Mare ha recentemente affermato, durante un webcast, che il Regno Unito intende acquistare “circa 60” caccia F-35B e possibilmente anche di più: “forse fino a circa 80” per poter equipaggiare quattro stormi operativi.

Dal documento programmatico, “Defence in a competitive age” (La Difesa in un’era competitiva), sapevamo che il Regno Unito prevedeva di aumentare la flotta di F-35B. Nella visione del Primo Ministro per il Regno Unito da qui al 2030, nel quadro di una nazione più forte, più sicura, prospera e resiliente, cioè meglio attrezzata per un’era più competitiva, è necessario che il soft power e l’hard power siano meglio integrati. In quest’ottica il principio della “Global Britain” diventa fondamentale: attraverso questa politica il Regno Uniti sarà più autonomamente proattivo, ma sempre in forza del multilateralismo con alleati e partner che condivideranno gli oneri e gli onori del soft power britannico. Proprio per questo, e per poter materialmente rendere realmente efficace la proiezione di forza su scala globale di Londra, gli F-35B rappresentano uno snodo chiave. Sempre nel documento si leggeva, infatti, che la Royal Air Force avrebbe implementato la sua capacità di combattimento aereo nei prossimi anni, poiché, oltre a rendere operativi tutti e sette gli stormi di Typhoon, si era previsto di aumentare la forza di Lightning II, andando oltre i 48 velivoli già ordinati.

Prima della pubblicazione del piano programmatico britannico erano circolate con insistenza indiscrezioni che riferivano di un possibile pesante taglio riguardante gli ordini di acquisto degli F-35B. A settembre Il governo inglese sembrava deciso ad acquistare solo la metà dei velivoli di quinta generazione originariamente preventivati a fronte della recessione pandemica in cui è piombato il Regno Unito e poter così reindirizzare le “poche” risorse finanziarie disponibili verso il progetto del caccia di sesta generazione Tempest.

A marzo, ulteriori voci di corridoio, parlavano addirittura della cancellazione dell’ordine per 90 F-35 e nel contempo del ritiro anticipato di 24 caccia Typhoon, mentre intere flotte di aeromobili avrebbero dovuto essere messe fuori servizio man mano che si sarebbe assistito all’arrivo dei droni nei reparti di volo. Se così fosse stato, la flotta di caccia stealth con la coccarda britannica sarebbe stata di soli 48 esemplari, a fronte dei 138 originariamente previsti. Troppo pochi per poter essere utilizzati dalla Raf e dalla Royal Navy.

Già a settembre, in occasione delle prime notizie sui possibili tagli, i massimi organi militari inglesi ritenevano che la cifra di 70 F-35 fosse il minimo consentito per avere una forza credibile. Del resto le sole portaerei classe Queen Elizabeth sono nate per trasportarne tra i 12 e i 36 – a seconda delle configurazioni di missione – ed il velivolo dovrà comunque sostituire i Tornado della Raf, che sono ormai prossimi al ritiro dal servizio attivo, sebbene il Regno Unito preveda di utilizzare ad interim il Typhoon nello stesso ruolo che fu del velivolo del consorzio Panavia.

Se Londra decidesse, come detto, di acquisire sino a 80 F-35 potrebbe trovare il giusto compromesso tra la necessità di razionalizzare le spese e il mantenere una forza aerea moderna ed efficace, in attesa che venga pronto il Tempest, che comunque, lo ricordiamo, sarà un caccia da superiorità aerea, e non un aereo multiruolo come l’F-35. Se poi si pensa che del Tempest non è prevista una versione imbarcata, la scelta di Londra appare ulteriormente motivata.

“Global Britain” per essere messa in pratica ha bisogno di capacità di proiezione di hard power grazie allo strumento aeronavale, come detto, e non è pertanto possibile farlo senza gli F-35.

È infatti impensabile che si possa ripiegare su cacciabombardieri imbarcati di vecchia generazione: primo perché non idonei ad affrontare con efficacia le moderne difese avversarie (nella fattispecie quelle cinesi), secondo perché significherebbe guardare al mercato statunitense, quindi a un concorrente, e non a un partner, con le immaginabili conseguenze per l’industria aerospaziale britannica che, come sappiamo, è attivamente coinvolta nella produzione del caccia della Lockheed-Martin (così come quella italiana).

La decisione di Londra di procedere con l’acquisto della seconda trance di F-35 non è però solamente forzata dalle contingenze: certifica, se ancora ce ne fosse bisogno, la validità di un progetto aeronautico rivoluzionario come è stato il programma Jsf (Joint Strike Fighter). Una macchina complessa, che ha in sé capacità di situational awareness mai viste prima grazie alla sua suite di sensori in grado di interagire, in tempo reale, con tutti gli assetti presenti sul campo di battaglia. Questo è il vero fulcro di un assetto di quinta generazione, più della stealthness (tecnologia che ormai ha decenni alle sue spalle) o della capacità di volo a regimi di “supercrociera”.

È pur vero che, per una questione di difficoltà di progettazione (e quindi di costi), negli ambienti aeronautici ci si sta chiedendo da tempo se sia il caso di continuare sulla strada dei velivoli multiruolo “spinti” come l’F-35, e non piuttosto ripiegare sulla divisione di compiti un po’ come un tempo: per quanto riguarda i caccia di sesta generazione sembra che l’approccio sia quest’ultimo, ma bisognerà aspettare di vedere il roll out dei primi prototipi per dirlo con certezza. Quello che conta è ragionare nel merito delle contingenze attuali rapportate al caccia: l’F-35 resta, pur con le sue mille problematiche emerse in fase di progettazione e durante i primi voli presso i reparti, un sistema aeronautico senza precedenti.

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