Il consorzio che produce l’Eurofighter Typhoon, il cacciabombardiere di generazione 4+ utilizzato dalle forze aeree di Italia, Germania, Regno Unito e Spagna in Europa, ha stabilito nuovi obiettivi di produzione per incrementare il numero di velivoli a breve termine. Jorge Tamarit Degenhardt, amministratore delegato del consorzio che riunisce Leonardo, Airbus e BAE Systems, ha affermato che il piano prevede un aumento della produzione annuale di Typhoon dagli attuali 14 velivoli a 20 esemplari entro 36 mesi, puntando a 30 in seguito. L’annuncio è stato fatto dall’International Paris Air Show, tenutosi dal 16 al 22 giugno, e Degenhardt ha anche affermato che quest’aumento di produzione è determinato dall’attesa di nuovi ordini da parte di Turchia, Arabia Saudita, Polonia, Austria e Portogallo. L’idea di produrre “massa da combattimento” per l’Europa, come l’ha definita l’AD, risponde all’urgenza di ricalibrare lo strumento Difesa europeo determinata dai recenti conflitti scoppiati nel continente e nei suoi dintorni, in particolare la guerra della Russia contro l’Ucraina, ma soprattutto esprime anche il desiderio, prevalentemente della Germania, di avere un numero adeguato di cacciabombardieri moderni – benché non di ultima generazione – in attesa che venga pronto lo SCAF (Système de Combat Aérien du Futur), che è un velivolo che esiste solo sulla carta.
Francia e Germania stanno guidando il programma SCAF di sesta generazione, che mira a produrre un velivolo “sistema di sistemi” entro il 2040. Questo orizzonte temporale, però, è molto approssimativo e sembra essere diventato più incerto, poiché le nazioni produttrici faticano a trovare un accordo finale. Di conseguenza, al Salone dell’Aeronautica di Parigi, lo SCAF è passato in secondo piano, con Airbus che ha lanciato la sua intenzione di aumentare la produzione di Typhoon e ha siglato complessivamente quasi 21 miliardi di dollari di contratti.
Le difficoltà dello SCAF
Se la Germania, oltre a voler ricorrere all’F-35 – a Berlino serve un aereo con capacità nucleare in sostituzione dei suoi Tornado – sta puntando sull’aumento della flotta di Typhoon dotati degli ultimi aggiornamenti, che porteranno la macchina alla generazione 4++, anche la Francia sta correndo ai ripari cosciente che lo SCAF, se davvero nascerà, arriverà in ritardo rispetto a quanto previsto.
La Dassault, infatti, non nasconde che sta puntando su un ulteriore sviluppo del ben noto Rafale e su droni da combattimento in grado di interagire col caccia. L’azienda francese punta a prolungare la vita operativa del Rafale di almeno altri due decenni e sta attualmente preparando il prossimo aggiornamento per portare il caccia allo standard F5, che aggiungerà una migliore connettività per l’integrazione con altri sistemi e la possibilità di collaborare con un drone stealth senza pilota, il Neuron. Eric Trappier, amministratore delegato di Dassault, ha affermato che lo standard del Rafale F5 è previsto per il periodo 2030-2035, e lo scorso aprile, dopo un’audizione in Parlamento e non senza un tono piccato e polemico, ha riferito che il primo prototipo del caccia SCAF sarà pronto probabilmente per il 2045.
Jean-Brice Dumont, responsabile del settore aereo di Airbus, ha dichiarato ai giornalisti in una conferenza stampa tenutasi martedì scorso durante l’air show di non avere “ultime notizie” sul progetto, che la fase 1B del programma ha “chiaramente” riscontrato difficoltà di esecuzione e che i partner devono accelerare. Trappier aveva dichiarato ad aprile, durante la sua audizione, che collaborare con Airbus è “molto, molto difficile” a causa dei continui battibecchi sulla ripartizione del lavoro. Dumont ha affermato invece che Airbus non sta contestando il ruolo di Dassault come responsabile designato dello sviluppo del caccia all’interno del programma più ampio, aggiungendo che la questione della ripartizione del lavoro dovrebbe essere trattata “in modo piuttosto soft” per evitare che diventi dannosa per il programma. “Oggi dobbiamo proteggere la nostra proprietà intellettuale e domani dovremo condividere tutto, e credo che questa sia una delle fonti di tensione in questo programma”, ha affermato Dumont. “Forse alcuni elementi della condivisione del lavoro potrebbero dover essere modificati per rendere il programma eseguibile”. Il dirigente di Airbus ha affermato che ciò che serve ora per realizzare lo SCAF è la volontà politica e un’esigenza operativa congiunta concordata.
Da queste colonne avevamo detto, anzi predetto, che il programma franco-tedesco-spagnolo per un caccia di sesta generazione sarebbe stato molto più complicato da mettere in pratica a causa delle tensioni tra Parigi e Berlino, con la Francia più protezionista verso la propria industria aeronautica e poco incline a una ripartizione equa del lavoro e, soprattutto, a una condivisione dei brevetti.
Ma per un caccia di sesta generazione europeo – di carta – che fatica a decollare, un altro ha decisamente preso la strada della pista di decollo. Il GCAP, il velivolo che sarà progettato e costruito da Italia, Regno Unito e Giappone, ha infatti recentemente incassato il via libera della Commissione Europea per la costituzione della joint venture ed è nata Edgewing, composta da Leonardo, BAE Systems e Japan Aircraft Industrial Enhancement. La società dirigerà lo sviluppo del GCAP e manterrà l’autorità di progettazione per l’intera vita utile del prodotto, che si prevede si protrarrà oltre il 2070. Edgewing avrà la responsabilità di subappaltare la produzione e l’assemblaggio finale del velivolo a BAE Systems, Leonardo, Mitsubishi Heavy Industries, le quali detengono ciascuna il 33,3% di partecipazione, e all’intera catena di fornitura. La nuova entità svolgerà un ruolo centrale nel raggiungimento degli obiettivi del programma, tra cui l’entrata in servizio prevista per il 2035, stabilendo al contempo un nuovo punto di riferimento per la partnership industriale trilaterale in Europa e Asia.
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