Kim Jong Un ha supervisionato personalmente il lancio del più potente missile balistico intercontinentale (Icbm) a combustibile solido mai testato dal suo Paese. Almeno così ci raccontano i media nordcoreani, ricchi di dettagli sull’Hwasong-18, un missile che teoricamente è in grado di raggiungere qualsiasi punto degli Stati Uniti.

Quello sparato lo scorso 18 dicembre ha percorso un migliaio di chilometri verso l’Hokkaido, Giappone, raggiungendo un’altitudine di oltre 6mila chilometri, prima di inabissarsi in mare. Il lancio in questione, ha spiegato Kim secondo quanto riferisce la Kcna, ha inviato un “chiaro segnale alle forze ostili” e “ha stabilito alcuni nuovi importanti compiti” per lo sviluppo dell’arsenale nucleare nazionale.

“Il successo dell’esercitazione è una dimostrazione pratica delle reali condizioni e dell’affidabilità delle formidabili capacità d’attacco e dell’assoluto deterrente per la guerra nucleare posseduti dalle forze armate della Corea del Nord”, ha infine concluso il presidente nordcoreano.

L’ultimo missile di Kim

È la terza volta che Kim ha testato questo tipo di Icbm a combustibile solido quest’anno, dopo i lanci di aprile e luglio. Ricordiamo che i missili a combustibile solido sono più facili da trasportare e più veloci da lanciare rispetto ai loro omologhi a combustibile liquido. Risultano inoltre più difficili da individuare e più “reattivi” nel caso in cui dovessero essere impiegati nel bel mezzo di una crisi militare.

La spinta del leader nordcoreano nel perseguire una tecnologia Icbm sempre più sofisticata è funzionale al raggiungimento della stessa potenza di fuoco dei suoi rivali. E pensare che tutto, o quasi, è iniziato nel novembre del 2017, quando la Corea del Nord ha lanciato il suo primo Icbm. Pochissimi analisti pensavano che Pyongyang potesse anche solo raggiungere un simile avanzamento militare.

Certo, al momento i nordcoreani hanno ancora una limitata capacità di scoraggiare le risorse nucleari statunitensi, quindi non possono far altro che implementare, rafforzare, migliorare il proprio programma missilistico e nucleare.

I pilastri di Pyongyang

Da quando la diplomazia con gli Stati Uniti è fallita, la Corea del Nord ha dato la priorità assoluta a due temi: lo sviluppo degli Icbm e l’aggiornamento dei loro motori a razzo.

Per quanto riguarda il primo punto, l’Hwasong-15 – una versione “precedente” dell’ultimo Hwasong-18 – potrebbe percorrere circa 13mila chilometri e raggiungere gli Stati Uniti entro mezz’ora. In tutto ciò, Pyongyang si trova a circa 12mila chilometri dalla Florida e a circa 9mila dalla California. Non a caso, negli ultimi anni, Kim si è impegnato a sviluppare un Icbm che potrebbe raggiungere i 15.000 chilometri su una traiettoria normale, tanto per cercare di incrementare la pressione su Washington.

Arriviamo così al secondo tema caro al leader nordcoreano: il passaggio degli Icbm dai motori a combustibile solido a quelli a combustibile liquido, ovvero la tecnologia utilizzata con l’Hwasong-17 e 18. Un motore del genere potrebbe dare a Pyongyang la capacità di schierare il missile più velocemente e di renderlo più difficile da rilevare. Con un motore del genere, infatti, i missili possono essere alimentati con largo anticipo e immagazzinati in un nascondiglio.

Permangono dubbi intorno alla capacità della Corea del Nord di apporre una o più testate nucleari in cima ai suoi Icbm e indirizzarle con precisione verso gli Stati Uniti, visto che le stesse testate potrebbero non sopravvivere all’intenso calore e alle vibrazioni del rientro nell’atmosfera del missile. Una cosa è certa: Kim vuole perfezionare i suoi missili.