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Sostenibilità? No, effetto sorpresa. Il fatto che il Dipartimento della Difesa statunitense stia insistendo molto sulla possibilità di inserire in linea in futuro carri armati elettrici nelle forze armate a stelle e strisce e abbia avviato programmi di ricerca in tal senso va nella direzione di una chiara evoluzione tattica e strategica. Com’è noto, spesso una tecnologia conosce una sostanziale accelerazione nel suo processo di maturazione quando è applicata o generata dall’industria della Difesa, e così potrebbe essere anche per quelle legate alle forme di veicolo elettrico o ibrido.

I tank elettrici, in quest’ottica, sarebbero il fiore all’occhiello di una generale strategia di elettrificazione delle forze armate Usa. In un intervento alla Wayne State University di Detroit, nei giorni scorsi il vicesegretario Usa alla Difesa Kathleen Hicks ha dichiarato che il Pentagono sta studiando tale processo da tempo. E se l’elettrificazione o l’ibridazione graduale dei 170mila veicoli non tattici del Dipartimento della Difesa può andare nell’ottica di un ragionamento sulla sostenibilità, la Hicks ha dichiarato che la strategia di ricerca di veicoli e carri armati elettrici è invece motivata da chiare esigenze tattiche.

Questa è anche l’opinione di Michael Cadiuex, direttore del Ground Vehicles Systems Center dell’esercito statunitense, secondo cui “per l’esercito, l’elettrificazione rappresenta un mezzo per raggiungere molti obiettivi, anche molto diversi tra loro. In generale si può dire che con l’elettrificazione si potrebbero migliorare sia l’efficacia della fanteria sia le prestazioni dei veicoli”.

L’obiettivo di un carro armato a generazione elettrica o ibrida, in tal senso, è giustificato dalla volontà di rendere maggiormente autonomo sul campo di battaglia un mezzo corazzato aumentando il rapporto tra energia sprigionata e peso, abbassando l’immenso consumo di carburante che un’unità corazzata impone e assottigliando le necessità di rifornimento logistico che ognuna di esse impone.

InsideEvs riporta che “le forze armate degli Stati Uniti hanno chiamato la Allison Transmission” come società potenzialmente in grado di fornire un aiuto in questo processo. “La società è stata incaricata di sviluppare alcune tecnologie per l’elettrificazione della flotta di veicoli militari terrestri. Allison, nello specifico, progetterà, svilupperà e brevetterà un sistema formato da motore, generatore e inverter da abbinare alla trasmissione dei veicoli cingolati” superando gli scogli industriali e operativi: la dipendenza dei veicoli elettrici dalle stazioni di ricarica impone motori di lunga durata, l’efficienza è da verificare passo dopo passo e bisogna studiare un sistema che non imponga modifiche strutturali al design del mezzo corazzato. In tal senso, Allison sta sviluppando un sistema che al motore abbina un dispositivo in grado convertire l’energia meccanica della trasmissione operata dal motore per mettere in moto il veicolo in energia elettrica che può essere usata sul veicolo o come fonte di alimentazione esterna. Sfruttando dunque la potenzialità di una ricarica in movimento che abiliterebbe la profondità strategica dei veicoli di nuova generazione.

Del resto, in termini di vulnerabilità ad attacchi esterni e sorpresa per un nemico i tank elettrici sarebbero decisamente funzionali, avendo meno criticità connesse alla presenza di carburante al loro interno e generando un impatto acustico praticamente nullo. L’aumento degli investimenti in materia segnala l’impegno della Difesa Usa. Lo Us Army ha investito circa 75 milioni di dollari nell’ultimo quinquennio per ricercare tecnologie legate all’elettrificazione e alle batterie, ma è pronto a metterne sul piatto 50 per il solo anno fiscale 2022, in cui il budget del Pentagono avrà una crescita notevole. Il Ground Vehicle Systems Center sarà il massimo recettore di questi fondi, e collaborerà con altri network come l’Advanced Vehicle Power Technology Alliance del Dipartimento dell’Energia per creare uno stimolo alla ricerca tecnologica e all’innovazione in materia.

Un prototipo di una versione elettrica del M2 Bradley IFV (Infantry Fighting Vehicle) sarebbe, secondo Defense News, già allo studio. E da General Motors Defense in giù, tutti gli attori industriali interessati stanno già muovendosi per partecipare a una corsa che nei prossimi anni, inevitabilmente, entrerà nel vivo. L’ibridazione tra nuove tecnologie e dottrine strategiche in continua evoluzione potrà dare nuova linfa all’era del carro armato? Possibilissimo. Ma soprattutto le notizie che giungono dagli Usa ci ricordano quanto le tecnologie per la transizione energetica siano dominio di sicurezza nazionale. E possano arrivare a condizionare un apparato tanto complesso come quello militare-industriale nelle sue decisioni di breve o medio periodo. Arrivando a acquisire da questo mondo una potenziale spinta per un’ulteriore maturazione futura.