Il Pentagono ha avviato una revisione dell’accordo del 2021 sui sottomarini nucleari facente parte dell’AUKUS, il trattato di sicurezza e partenariato stipulato dagli Stati Uniti con Regno Unito e Australia, mettendo in dubbio uno dei pilastri fondamentali del patto. La revisione, volta a determinare se gli Stati Uniti debbano abbandonare il progetto, è guidata da Elbridge Colby, un alto funzionario del Dipartimento della Difesa che in precedenza aveva espresso scetticismo riguardo all’AUKUS, come riporta il Financial Times.
Il primo indizio di questa possibilità infausta per l’Australia, si era avuto a marzo, quando proprio Colby, che allora era il vicesegretario alla Difesa nominato, aveva espresso il suo scetticismo dicendosi preoccupato che la vendita di sottomarini nucleari da attacco (SSN) all’Australia potesse rendere i marinai statunitensi “vulnerabili” perché i battelli non sarebbero “nel posto giusto al momento giusto”. In una testimonianza al Senato, Colby aveva affermato che l’Australia è stata un “alleato fondamentale” degli Stati Uniti, “dalla nostra parte anche nelle nostre guerre meno consigliabili”, e che sostiene “l’idea di dare forza ai nostri alleati australiani”. In particolare per Colby sarebbe una “grande idea che abbiano sottomarini d’attacco”, ma persiste “una minaccia molto reale di un conflitto nei prossimi anni”, in particolare lungo la cosiddetta Prima Catena di Isole, ovvero quell’arco insulare che va dal Giappone alle Filippine e Borneo passando per Taiwan. Pertanto Colby aveva sostenuto che gli SSN statunitensi “sono assolutamente essenziali per la difesa di Taiwan”.
L’accordo trinazionale prevede infatti che l’Australia riceva dei sottomarini a propulsione nucleare da attacco di fabbricazione statunitense in attesa che venga costruita una nuova classe di battelli con l’aiuto tecnologico di USA e Regno Unito. Ora però, il Pentagono è preoccupato che la cessione di tre primi SSN classe Virginia nel prossimo decennio (di un totale di cinque) possa minare seriamente la sicurezza del Paese, poiché la U.S. Navy sta faticando a produrre più sottomarini per le note difficoltà della cantieristica statunitense, che non riesce a sostenere i ritmi di produzione necessari per contenere la crescente minaccia della marina della Repubblica Popolare Cinese (PLAN – People’s Liberation Army Navy).
Oltretutto, gli scettici come Colby ritengono che il patto di condivisione della tecnologia nucleare aiuti l’Australia a ottenere i sottomarini senza un impegno esplicito a utilizzarli in un’eventuale guerra contro la Repubblica Popolare.
Kurt Campbell, vicesegretario di Stato dell’amministrazione Biden e ideatore statunitense dell’AUKUS, lo scorso anno ha sottolineato l’importanza che l’Australia disponga di SSN in grado di collaborare strettamente con gli Stati Uniti in caso di guerra per Taiwan. Canberra, tuttavia, non ha mai pubblicamente collegato la necessità di ottenere i battelli a un conflitto per Taiwan.
La revisione giunge in un momento di crescente preoccupazione tra gli alleati degli Stati Uniti riguardo ad alcune posizioni dell’amministrazione Trump: Colby ha chiesto al Regno Unito e ad altri alleati europei di concentrarsi sulla regione euro-atlantica e di ridurre le loro attività nella regione indo-pacifica. Bisogna però ricordare che nella vasta regione indo-pacifica non ci sono solo gli interessi statunitensi, bensì anche, e molto, europei dato che il 30% del nostro traffico commerciale attraversa la regione, in particolare il Mar Cinese Meridionale, ormai teatro di crisi a causa delle proditorie rivendicazioni territoriali di Pechino.
Tornando ad AUKUS, fonti del Financial Times a conoscenza del dibattito hanno affermato che Canberra e Londra sono “incredibilmente ansiose” per la revisione del trattato: del resto l’Australia sta investendo molto su questo partenariato strategico per avere SSN.
Il Pentagono ha spinto l’Australia ad aumentare la sua spesa per la difesa: il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth questo mese ha esortato Canberra ad aumentare la spesa dal 2% del PIL al 3,5%. In risposta, il Primo Ministro australiano Anthony Albanese ha dichiarato: “Determineremo la nostra politica di difesa”.
La soddisfazione di Pechino
Charles Edel, esperto australiano presso il think-tank CSIS di Washington, ha invece affermato che “la spesa per la difesa dell’Australia è gradualmente aumentata, ma non alla stessa velocità di altri stati democratici, né a un ritmo sufficiente a finanziare sia l’AUKUS sia la sua forza convenzionale esistente”. John Lee, esperto australiano di difesa presso l’Hudson Institute, ha affermato che la pressione su Canberra stava aumentando perché gli Stati Uniti si stanno concentrando sul dissuadere la Repubblica Popolare Cinese dall’invadere Taiwan in questo decennio, aggiungendo che la marina australiana sarebbe stata rapidamente indebolita se non avesse aumentato la spesa per la difesa al 3% del PIL. Come sempre, questo sarebbe inaccettabile per l’amministrazione Trump, che pertanto potrebbe decidere di cancellare uno dei pilastro del trattato, quello sulla cessione dei sottomarini, per mettere pressione sull’Australia, in linea con la concezione “America first” della Casa Bianca.
Pechino, ovviamente, gongola: interrogato sulla revisione statunitense del patto, il Ministero degli Esteri di Pechino ha affermato di aver “ripetutamente” espresso la sua opposizione a “lo scontro tra blocchi, l’escalation e la diffusione dei rischi e l’intensificazione della corsa agli armamenti”. Detto da un Paese che sta aumentando vertiginosamente la propria spesa per la difesa e sfornando navi da guerra a un ritmo elevato, suona un po’ ipocrita.
Si ritiene che la revisione statunitense dell’AUKUS dovrebbe durare 30 giorni, ma il portavoce del Pentagono ha rifiutato di commentare i tempi, affermando che “qualsiasi modifica all’approccio dell’amministrazione per AUKUS sarà comunicata attraverso i canali ufficiali, quando appropriato”. Canberra fa buon viso a cattivo gioco e attende: il portavoce del ministro della Difesa australiano Richard Marles ha dichiarato che “è naturale che l’amministrazione [Trump] voglia esaminare questa importante impresa, compresi i progressi e i risultati, proprio come il governo britannico ha recentemente concluso una revisione di AUKUS e ha ribadito il suo sostegno”.

