Il 30 settembre il Pentagono ha reso noto di aver avviato la creazione di un comando generale per l’Autonomous Warfare, ovvero la capacità di usare sistemi unmanned e automatici in combattimento, che metterà a sistema le competenze in questo settore con quelle dell’intelligenza artificiale. Il Segretario alla Guerra degli Stati Uniti Pete Hegseth ha riferito con un memorandum d’azione che il Dipartimento della Guerra istituirà un Comando per la Guerra Autonoma (AUTOWARCOM) che avrà un livello “quattro stelle” con autorità pari a quella di una forza armata, dedicato alla guerra con sistemi autonomi e senza equipaggio con l’obiettivo di renderlo operativo a partire dal primo ottobre 2027.
L’AUTOWARCOM avrà il compito di estendere le “capacità autonome e robotiche a tutta la Forza Congiunta, realizzando la più rapida trasformazione in tempo di pace della storia militare moderna”. Se approvato dopo votazione al Congresso, il nuovo comando diventerà il dodicesimo delle forze armate statunitensi, dopo che nel 2019 è stata creata la U.S. Space Force.
L’AUTOWARCOM coordinerà l’impiego di droni, robotica, intelligenza artificiale e piattaforme d’arma autonome in tutte le forze armate ma soprattutto si prefigge di lavorare per accelerare l’acquisizione e il dispiegamento di nuove tecnologie cercando quindi di rendere la “guerra autonoma” un pilastro della dottrina militare e sarà dotato di proprio personale, budget e autorità in materia di acquisizioni, prevedendo al contempo percorsi di carriera dedicati per ufficiali e personale di truppa. Ai singoli dipartimenti militari viene invece impartita la direttiva di creare specializzazioni professionali, qualifiche o ambiti di carriera equivalenti dedicati ai sistemi autonomi e senza pilota.
Questo consolidamento delle capacità autonome ha fatto seguito alla direttiva di Hegseth del luglio 2025 volta ad accelerare l’acquisizione e l’impiego operativo dei droni, nonché al programma del Pentagono denominato “Drone Dominance” per l’acquisizione di sistemi senza pilota a basso costo. In precedenza, ad aprile 2026, il SOUTHCOM, il comando USA per le operazioni in America centrale e meridionale, aveva stabilito il proprio Autonomous Warfare Command, il quale però opera a un livello diverso rispetto all’AUTOWARCOM che, come detto, è concepito per guidare le operazioni di guerra autonoma e con sistemi senza equipaggio nell’ambito dell’intera forza congiunta.
Tra militari e imprenditori privati
Hegseth ha affermato che la necessità di questo nuovo comando è emersa chiaramente dal conflitto tra Russia e Ucraina e dalla diffusione di droni a basso costo sui campi di battaglia. “Oggi, con l’AUTOWARCOM istituzionalizziamo — e potenziamo enormemente — l’era della super-intelligenza, della robotica e dei sistemi autonomi, il tutto per vincere”, ha dichiarato il Segretario alla Guerra. Secondo il Dipartimento della Difesa, Hegseth ha annunciato di aver incaricato il responsabile del portafoglio per i sistemi senza pilota (che riferisce direttamente ai vertici) di guidare il Project Agincourt, un’organizzazione che definirà il percorso per l’AUTOWARCOM e gestirà la missione attuale relativa ai sistemi senza pilota, sperimentando al contempo un nuovo modello di acquisizione. Ha inoltre promesso che, attraverso il Project Meridian, il responsabile tecnologico del Pentagono collaborerà con esponenti del settore privato per studiare il futuro dei conflitti.
La difesa statunitense è avviata quindi verso una razionalizzazione della ricerca capacitiva nel settore dei sistemi autonomi, razionalizzando risorse e ponendo sotto uno stesso comando gli uffici competenti nelle diverse forze armate. Non è ancora chiaro come l’AUTOWARCOM si interfaccerà con l’industria, considerando che negli Stati Uniti le start up stanno assumendo un ruolo sempre più importante nello sviluppo di sistemi autonomi o unmanned.
Sebbene Hegseth abbia esplicitamente fatto risalire queste scelta allo scenario del conflitto tra Russia e Ucraina, che sta fornendo innumerevoli lezioni sull’utilizzo dei sistemi unmanned in combattimento, sullo sfondo c’è la presenza della Cina, la quale ha avviato da tempo una rivoluzione digitale e tecnologica nel settore dei sistemi autonomi e uncrewed introducendoli nei propri reparti.
Oggi i cosiddetti LAWS (Lethal Autonomous Weapons Systems) stanno facendo la loro comparsa nelle forze armate delle potenze globali, a cominciare proprio dalla Cina: avere uno strumento bellico letale, capace di prendere decisioni autonome, si prospetta come il futuro della guerra moderna stante i progressi tecnologici in tal senso e soprattutto la volontà delle nazioni più avanzate in questo settore di perseguire questo obiettivo.
L’intelligenza artificiale e la capacità di quest’ultima di avere l’apprendimento automatico (machine learning) – entrambe definite tecnologie dirompenti – ha permesso questi progressi nel settore dei sistemi unmanned. L’impiego – e anche la sola costruzione – di un LAWS apre però un dibattito dal punto di vista etico riguardante la responsabilità ultima delle loro azioni rispetto al diritto internazionale che regola un conflitto (ius in bello).
Sebbene in sede internazionale, all’ONU, si stia cercando di regolamentare e limitare lo sviluppo e l’utilizzo di questi particolari sistemi, appare sempre più evidente che le grandi potenze non abbiano intenzione di impegnarsi in tal senso, molto probabilmente guidate dal timore di restare escluse da un settore altamente tecnologico che potrebbe avere significativi risvolti sul campo di battaglia.
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