È ufficiale, Boeing produrrà entrambi i caccia di 6ª generazione che armeranno la flotta aerea degli Stati Uniti. Dopo essersi aggiudicata l’appalto per lo sviluppo dell’F-47, il nuovo caccia da superiorità aerea che andrà a sostituire l’F-22 Raptor in forza all’Aeronautica, è di questa notte la notizia che anche l’F/A-XX, il nuovo caccia multiruolo della Marina, destinato a sostituire la flotta imbarcata di F/A-18 Super Hornet ed EA-18G Growler nell’ambito del programma Next Generation Air Dominance, sarà prodotto dal colosso dell’industria aeronautica della Virginia. Alle altre due aziende in gara, Lockheed Martin e Northrop Grumman, non resta che concentrarsi sui loro rispettivi programmi: la produzione ed esportazione degli F-35, il caccia di 5ª generazione sviluppato dalla Lockheed, e la messa in produzione del B-21 Raider, il nuovo bombardiere strategico sviluppato dalla Northrop Grumman per l’US Air Force.
Secondo il Pentagono, l’F/A-XX rappresenta un “investimento cruciale e imprescindibile per la sicurezza nazionale americana e per le capacità di combattimento aereo a lungo termine” ed è destinato a diventare un “pilastro fondamentale dell’impegno a mantenere la pace attraverso la forza” da parte degli Stati Uniti che guardano alle minacce del futuro. Il caccia di sesta generazione punta a “dominare lo spazio aereo conteso, estendendo il raggio d’azione operativo per garantire un vantaggio di combattimento decisivo” all’US Navy, che con le specifiche previste dal Next Generation Air Dominance (NGAD) si assicurerà un caccia dotato di “sistemi letali e altamente interconnessi, necessari per scoraggiare le aggressioni, proiettare una potenza indiscussa e assicurare un’assoluta superiorità aerea”. Il nuovo caccia affiancherà e, nel tempo, sostituirà gli attuali F/A-18E/F Super Hornet ed EA-18G Growler tra il 2030 e il 2040, operando in sinergia con l’F-35C e i Collaborative Combat Aircraft, i droni gregari che lo accompagneranno e assisteranno in missione, portando un salto generazionale in termini di superiorità aerea alla Marina americana, che dovrà competere con avversari con forze convenzionali sempre più influenti, soprattutto nella regione del Pacifico.
L’esigenza dello sviluppo di un nuovo caccia multiruolo imbarcato da consegnare nelle mani della Marina statunitense era stata presentata per la prima volta nel 2008 con l’obiettivo di sostituire il Super Hornet entro il 2040. L’acuirsi delle tensioni e il moltiplicarsi di crisi internazionali e dossier dell’intelligence incentrati sulle crescenti minacce globali hanno gradualmente accelerato questa necessità, portando il Pentagono verso il programma NGAD, che, seppur distinto tra Marina e US Air Force, ha sempre avuto un fine condiviso: dotare la forza aerea americana di caccia all’avanguardia per garantirsi la superiorità aerea in cieli contesi e ostili.
Uomini e droni
Le reali capacità dell’F/A-XX sono ancora in fase di sviluppo secondo quanto riportato dalla US Navy, che ha annunciato un programma del valore di 20 miliardi di dollari; le analisi hanno indicato tra le prerogative del caccia di sesta generazione la necessità di un maggiore raggio d’azione e di una maggiore velocità, sensori attivi e passivi, la capacità di impiegare futuri armamenti a lungo raggio e quella di collaborare con sistemi autonomi, dato che i gruppi aerei imbarcati del futuro comprenderanno numerose piattaforme senza pilota che vedranno l’F/A-XX impiegato nel ruolo di “quarterback”, ossia centro di comando e controllo, secondo il concetto Manned/UnManned Teaming (MUM-T).
Come spiegato in precedenza, l’obiettivo del Pentagono è quello di consentire a una o più unità con un equipaggio umano di condurre in missione droni con i quali condividere informazioni all’interno di una forza distribuita, al fine di ridurre i rischi per gli equipaggi e aumentare la capacità operativa, il volume d’azione e la sopravvivenza. L’MQ-25 Stingray sarà il primo asset senza pilota inserito in questa architettura, estendendo il raggio d’azione offensivo attraverso il rifornimento in volo, e sarà seguito da altre piattaforme senza pilota, i cosiddetti Loyal Wingman, nelle varie fasi della battaglia.
Le informazioni sull’F/A-XX sono ancora poche e i render ingannevoli, sviluppati appositamente per confondere e non rivelare informazioni ai servizi d’intelligence avversari, che non possono scoprire attraverso un’immagine digitalizzata se il caccia del futuro sarà dotato veramente di alette canard o se sarà privo di impennaggi; ma si può immaginare, come già scritto in passato, che sarà dotato di ampi vani interni per trasportare armi all’avanguardia e ridurre al minimo la sua firma radar e di un motore turbofan a ciclo adattivo.
“La cellula di nuova generazione F/A-XX è fondamentale per diversi motivi”, ha affermato l’ammiraglio Daryl Caudle, Capo delle Operazioni Navali, “in primo luogo, per i droni che sarà in grado di comandare e controllare. Poi per la sua capacità di penetrazione”. Come elemento centrale della futura ala aerea imbarcata destinata a preservare la capacità di proiettare potenza in ambienti altamente ostili, il nuovo caccia di sesta generazione dell’US Navy, a differenza del caccia F-47 dell’USAF, che svolgerà principalmente il ruolo di garantire la superiorità aerea, dovrà ottimizzare la sua capacità multiruolo, imponendosi nella superiorità aerea e nell’attacco aria-superficie e garantendo la difesa della flotta, compiti che attualmente spettano agli F/A-18 in combinazione con gli F-35, ma anche nella guerra elettronica, rilevando il ruolo dell’E/A-18G Growler.

Già in un documento del 2021 la Marina mostrava un ipotetico F/A-XX operante secondo il concetto MUM-T insieme a quattro droni dalla sagoma simile a quella dell’MQ-25. I velivoli senza pilota erano rappresentati con differenti carichi utili destinati al combattimento aria-aria, alla guerra elettronica e alle funzioni di comando e controllo, secondo un’impostazione analoga a quella dei Loyal Wingman. La visione della Marina è tuttavia più ampia e prevede l’impiego di UAV per un ventaglio di missioni che comprende rifornimento in volo, ponte radio, supporto logistico, attacco elettronico, attacco al suolo e quanto concerne l’attività di Intelligence, Surveillance, Reconnaissance and Targeting. Ovviamente, la “composizione della futura ala aerea imbarcata”, e quindi il rapporto tra F/A-XX e piattaforme gregarie, con o senza pilota, dipenderà strettamente dal livello di “maturità” che verrà raggiunto dalla tecnologia di apprendimento dei sistemi autonomi.
I droni che affiancheranno i caccia di sesta generazione verranno sviluppati con un’architettura aperta che dovrebbe permettere l’adozione di diverse configurazioni, rendendoli estremamente versatili e garantendo un alto livello di sopravvivenza. Integreranno sensori avanzati e offriranno un elevato grado di autonomia per permettere loro di individuare, identificare, tracciare e ingaggiare bersagli terrestri, navali e aerei che verranno valutati in base ad algoritmi. È bene ricordare come questi assetti opereranno al fianco dei caccia con equipaggio, siano essi F-47 o F/A-XX, consentendo di integrare azioni cinetiche e non cinetiche nell’ambito delle operazioni multidominio del futuro. All’inizio dell’anno, l’ammiraglio Daryl Caudle, Capo delle Operazioni Navali, aveva avvertito della necessità per la Marina di accelerare lo sviluppo dell’F/A-XX, al fine di garantire la capacità di penetrare i futuri spazi aerei protetti da sistemi di difesa nemici nel corso del prossimo decennio. “La nostra capacità di operare in volo senza subire conseguenze con gli attuali velivoli è destinata a esaurirsi rapidamente”, aveva dichiarato, mettendo in guardia i decisori, che hanno sciolto le riserve e assegnato l’appalto.
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