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L’accordo tra Francia e Grecia arriva dopo settimane di negoziati e mesi di ammiccamenti. Un accordo voluto fortemente sia dal premier greco Kyriakos Mitsotakis, sia dal presidente francese, Emmanuel Macron, e per esigenze diverse ma convergenti. Atene voleva mostrare alla Turchia di avere alle spalle un alleato forte, pronto a intervenire in sua difesa in caso di grave “interferenze” di Ankara nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale. Parigi, dal canto suo, aveva necessità di piazzare un colpo di mercato per coprire (seppur non in modo identico) la perdita del contratto con l’Australia per i sottomarini, naufragato colpa di Aukus. E lo ha fatto piazzando tre fregate alla Marina ellenica, che da tempo aveva inserito nella lista della spesa la volontà di rafforzare la propria flotta come già fatto per i caccia Rafale (sempre made in France) nei cieli. Tutto questo, va ricordato, sovvertendo anche le analisi che davano come migliore la proposta italiana. E questo può essere, come specificato da Rid, anche un segnale delle pressioni politiche fatte da Parigi dopo il naufragio del contratto per i sottomarini australiani. Ma anche di come sia difficile valutare le frizioni tra Francia e Stati Uniti quando si spera di inserirsi troppo facilmente nelle loro diatribe.

Nelle casse francesi entrano quasi tre miliardi di euro, che di certo male non fanno dopo la fine del “contratto del secolo” di Naval Group con la Marina di Canberra. Ma quello che conta è anche il segnale politico di una sinergia, quella con la Grecia, che a questo punto si sta cementando in qualcosa di molto simile a un’alleanza strategica che corre in parallelo rispetto alle organizzazioni di cui fanno parte entrambi i Paesi, e cioè Nato e Unione europea.

In base all’accordo concluso a Parigi, sono due gli elementi da tenere in considerazione. Il primo è quello tecnico: cioè che è prevista la consegna di tre fregate classe Fti (Belharra è il nome che viene dato per le unità vendute all’estero) e l’opzione per una quarta. Le fregate saranno inoltre compatibili per operare proprio con i Rafale venduti dalla Francia in un accordo siglato nei mesi precedenti dai due governi e che è stato di recente ampliato con nuove forniture. Le navi saranno inoltre dotate di sistemi antiaerei e antisommergibili a loro volta francesi (le imbarcazioni saranno costruite Oltralpe) e potrebbero aggiungersi presto anche le corvette Goodwin. Quindi un contratto che non è solo importante a livello economico, ma anche operativo: la Difesa greca è perfettamente compatibile con quella francese nello schieramento aeronavale dei prossimi anni.

Il secondo elemento, oltre a quello tecnico, è poi naturalmente quello strategico. Perché oltre al rafforzamento della flotta ellenica, è stata inserita una clausola di mutuo soccorso inevitabilmente orientata sulla tutela della Grecia. Nell’accordo – questo è quanto hanno affermato fonti governative riportate da Το Βήμα e dall’agenzia Mpa – è prevista una garanzia di intervento in caso di attacchi da parte di Paesi terzi anche se parte di alleanze in cui sono coinvolte Atene e Parigi. Un modo per non dire “Turchia”, che a questo punto diventa il vero avversario di un’alleanza franco-ellenica che vuole incidere, e inciderà, sul Mediterraneo orientale. E a questa mutua difesa, si aggiungono una serie di iniziative bilaterali per favorire la piena sinergia tra i due governi nel Mediterraneo orientale, nella sicurezza marittima e nei settori della Difesa comune europea.

La mossa, se per la Grecia è essenziale come freno alle ambizioni turche e come segnale anche nei confronti di altri attori mediterranei, è importante soprattutto nell’ottica della strategia francese. Perché da questo accordo, Macron ne esce con il raggiungimento di un duplice obiettivo: da un lato far rifiatare le casse di Naval Group dopo lo “schiaffo” australiano, dall’altra mostrandosi come regista di quella autonomia strategica europea che, tradotta in termini molto più pragmatici, per la Francia significa esclusivamente la realizzazione del desiderio di guidare alcuni settori della difesa del Vecchio Continente. Fuori da velleità europeiste, l’Eliseo non ha mai nascosto di considerare l’Ue come moltiplicatore di forza. Ed è chiaro che tutto questo, se fatto in sinergia con la Nato, più che rafforzare l’autonomia strategica europea servirà soprattutto a blindare quel quadro di alleanze francesi nel Mediterraneo orientale e nel Medio Oriente che passa dalla Grecia a Cipro fino a giungere all’Egitto e agli Emirati Arabi Uniti. Un asse che si proietta in Libia, ma che guarda anche al Sahel e ai giacimenti di gas del Mediterraneo orientale. Questo blocco, che necessariamente è diventato anti-turco vista la presenza in contemporanea di avversari strategici di Ankara, ha quindi lo scopo di tutelare gli interessi di tutti ma soprattutto di manifestare la capacità francese di costruire uno schermo protettivo nel Mediterraneo sia dei propri interessi che della propria diplomazia. Lì, nel Levante, c’è già una sorta di “area di influenza” di Parigi.

Per ora dagli Stati Uniti è arrivato il placet. E questo già di per sé è un segnale di come, più che all’autonomia europea rispetto all’Alleanza atlantica, sia Francia che Grecia abbiano considerato semplicemente un sistema di mutuo soccorso concepito in ottica bilaterale e ben inserito nella Nato. Un portavoce del Dipartimento di Stato Usa, come ricordato dal quotidiano greco Kathimerini, ha tenuto a ricordare che Washington ha da tempo un accordo di cooperazione con Atene aggiornato nel 2019 e che sono stati compiuti “progressi significativi” per un suo aggiornamento. Emmanuel Macron, come scrive La Tribune, ha detto in concomitanza con la firma dell’accordo che esso “è in perfetta coerenza e nel pieno rispetto dei nostri impegni nei confronti dell’Ue e della Nato, rafforzando la sua efficacia per la protezione dei nostri territori e consentendoci di agire in modo più efficace e coordinato”. E la spesa militare greca, ben al di sopra della media Ue, è già stata apprezzata da Washington, che oltre al raggiungimento del livello di finanziamento richiesto, ha anche ricevuto garanzie sull’utilizzo delle basi.