Sorrisi, strette di mano, lunghe digressioni personali. Lo scorso novembre, a San Francisco, Joe Biden e Xi Jinping si sono incontrati in un clima disteso. Il faccia a faccia tra i due leader sarebbe dovuto servire a scongelare, almeno in parte, le gelidissime relazioni tra Usa e Cina.

E così è stato, a giudicare dall’obiettivo centrato dall’amministrazione Biden: far ripartire le comunicazioni militari lungo l’asse Washington-Pechino. Le stesse sospese dalla Repubblica popolare cinese un’estate fa, per protestare contro la visita dell’allora speaker della Camera Usa, Nancy Pelosi, a Taiwan. Per la cronaca, i suddetti canali cancellati dal Dragone comprendevano i colloqui sul coordinamento della politica di difesa e l’accordo sulle comunicazioni militari marittime, che i due Paesi avevano firmato nel 1998 per consentire agli operatori navali e aerei di entrambe le parti di comunicare regolarmente.

In seguito al vis a vis tra Biden e Xi, qualcosa è dunque cambiato. Anche perché, sulla scia di quell’incontro, gli Usa starebbero valutando di mettere sul tavolo della Cina la loro prossima offerta, coincidente nella proposta di scambiare notifiche di lancio di missili.

La proposta degli Usa

Secondo quanto riportato da Nikkei Asian Review, che ha citato un alto funzionario del dipartimento di Stato Usa, Biden a Xi avrebbero affrontato questioni militari chiave, tra cui il controllo degli armamenti e la non proliferazione, indirizzando i rispettivi entourage di intavolare una sorta di road map operativa.

Pare che Washington speri di tenere colloqui sul controllo degli armamenti con la Pechino all’inizio del 2024, anche se non ci sono date o programmi ufficiali. La notifica di lancio è tuttavia una delle misure concrete prese in esame all’interno del governo statunitense.

“Il motivo per cui la notifica di lancio è così importante è perché ci permetterebbe di avere (con la Cina ndr) un obbligo reciproco di chiarire cosa stiamo facendo. Il fatto che la Cina abbia un simile impegno con la Russia, dimostra che hanno apprezzato il significato della natura stabilizzatrice. Questo è ciò su cui stiamo cercando di costruire”, ha dichiarato la fonte anonima. In altre parole, gli Stati Uniti e la Cina dovrebbero adottare misure iniziali di costruzione della fiducia, come la notifica di lancio, proprio per contribuire a creare un clima del genere.

L’importanza della notifica di lancio

Pur evitando di fornire dettagli in merito alla proposta statunitense, il funzionario ha citato a modello un simile accordo bilaterale in vigore tra gli Stati Uniti e la Russia, noto come Accordo sulla notifica di lancio di missili balistici. L’accordo, firmato nel 1988 durante la Guerra fredda, richiede a ciascun Paese di informare l’altro sui piani di lancio di missili strategici, come missili balistici intercontinentali (Icbm) e missili balistici lanciati da sottomarini (Slbm).

Anche se i rapporti tra Washington e Mosca si sono gravemente deteriorati a causa della guerra in Ucraina, la Russia continua a inviare agli Stati Uniti una notifica preventiva dei propri test balistici, a dimostrazione dell’importanza attribuita anche dal Cremlino a evitare errori di calcolo e reazioni scomposte da parte delle maggiori potenze strategiche globali.

James Acton, condirettore del programma di politica nucleare presso il Carnegie Endowment for International Peace, ha affermato che gli Stati Uniti dovrebbero presentare una proposta specifica e dettagliata sulle notifiche missilistiche per valutare la posizione della Cina. “Mentre è difficile essere ottimisti, credo che un accordo di notifica di lancio sarebbe nell’interesse sia della Cina che degli Stati Uniti. Un passo importante è che ogni stato identifichi un comportamento che troverebbe particolarmente minaccioso e potrebbe innescare l’escalation. Sarebbero utili anche accordi, come un regime di notifica di lancio o la regolamentazione delle operazioni via satellite”, ha aggiunto lo stesso Acton. Nel frattempo, a proposito di missili, il Pentagono ha fatto sapere che la Cina ha sviluppato Icbm e Slbm per scoraggiare gli Usa dall’intervenire in qualsiasi conflitto nel Pacifico occidentale.