Il nuovo tank Panther per l’Esercito italiano: tempi più lunghi e meno soldi, il Governo frena

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Il governo italiano rallenta il nuovo MBT (Main Battle Tank) per l’Esercito Panther che dovrà essere costruito da Leonardo e Rheinmetall. Come riportato dal Sole 24 Ore, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha affermato lunedì sei luglio che “il programma sui carri armati va avanti in modo ragionato” ma con un taglio dei costi. “Mi spiace ci sia una spinta che viene dalla parte industriale” ma “capisco che ci sia stato qualche disturbo per il fatto che il ministro ha voluto un’analisi più concreta e ha tagliato del 18% i costi: sono contento di averlo fatto perché sono soldi dei cittadini ma ragionando e ritardando il programma lo abbiamo fatto perché ci sembrava che i costi fossero eccessivi”. Un altro motivo del ritardo è che “vorrei che fosse massimizzato il ritorno industriale in Italia”. Il ministro Crosetto ha sottolineato anche che “nulla nei nostri programmi è stato interrotto” e “prosegue l’intenzione di avere mezzi di nuova generazione ma stiamo ragionando sui numeri e sui tempi”.

Il programma iniziale di Leonardo-Rheinmetall per l’Esercito italiano prevedeva entro il 2040 la fornitura di 272 MBT e 1.050 veicoli corazzati per la fanteria per un impegno totale di circa 23 miliardi di euro. La joint venture tra i due colossi europei dell’industria della Difesa era stata stabilitaa ottobre del 2024 con l’obiettivo di creare un nuovo polo europeo per lo sviluppo e la produzione di veicoli da combattimento militari in Europa. Le due società avevano già sottoscritto un Memorandum d’Intesa (MoU) a Roma all’inizio di luglio 2024. Rheinmetall e Leonardo detengono quote paritetiche (50% ciascuna) nella nuova società Leonardo Rheinmetall Military Vehicles (LRMV), con sede legale a Roma e sede operativa a La Spezia.

La joint venture è nata con la finalità di sviluppare e commercializzazione il nuovo MBT KF-51 “Panther” e la nuova piattaforma KF-41 “Lynx” per il programma A2CS (Army Armoured Combat System), nell’ambito del programma dell’Esercito Italiano per i sistemi terrestri. Oltre ai due mezzi corazzati, si prevede la realizzazione di altri veicoli appartenenti alla stessa famiglia, quali mezzi da recupero, veicoli per il genio e mezzi gettaponti. A novembre 2025, l’Esercito aveva ordinato i primi 5 esemplari del “Lynx” con torretta “Lance”, a cui seguiranno altri 16 con torretta “Hitfist” dei Leonardo, mentre a Eurosatory di giugno di quest’anno è stato presentato il primo esemplare del “Panther”.

La revisione del programma voluta dal ministero della Difesa ha di fatto bloccato il contratto di acquisizione iniziale del Panther: come riporta RID, la firma era prevista a febbraio, poi è stata spostata a fine maggio e ora si spera che si possa concludere a settembre.

Le problematiche che stanno frenando l’avvio della produzione del “Panther” sono di ordine politico e di bilancio. I guai sono cominciati quando ad aprile l’Italia non è riuscita a scendere sotto il 3% del deficit di bilancio, fermandosi al 3,1 e restando sotto procedura di infrazione dell’Unione Europea nonostante in quattro anni il governo l’abbia abbassato di 5 punti percentuale (nel 2022 era all’8,1%). Roma ha quindi avviato una revisione dei programmi della Difesa andando a ridurre e dilazionare le spese per le acquisizioni.

Stare sotto il tetto del 3% avrebbe permesso all’Italia di uscire già nel 2026, con un anno d’anticipo, dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo e questo, a sua volta, avrebbe avuto diverse ricadute positive sulla politica economica anche rispetto agli impegni sulla difesa. Il governo, infatti, aveva presentato un piano di investimento da 14,9 miliardi – già approvato dall’UE – per accedere al programma europeo di prestiti SAFE (Security Action for Europe), in modo da avvicinarsi agli impegni internazionali presi in sede NATO e agli obiettivi europei rispetto alla guerra in Ucraina, ma per il momento anche l’accesso a questi fondi è bloccato. Il problema è stato la non attivazione della clausola di salvaguardia, che insieme all’accesso ai fondi SAFE, è stata subordinata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze all’abbassamento del deficit al di sotto del 3%. La norma europea infatti prevede un trattamento diverso tra i Paesi che sono sotto quella soglia e quelli che la superano: i primi, attivando la clausola di salvaguardia, non vengono sottoposti alla procedura d’infrazione qualora l’aumento delle spese militari faccia superare il 3%, mentre i secondi restano sotto procedura d’infrazione anche qualora al netto dell’aumento delle spese militari riducano il deficit sotto al 3%.

Un altro problema collaterale, e strettamente legato alle decisioni del MEF e della Difesa, è di ordine partitico: con l’approssimarsi delle elezioni politiche 2027, le compagini di governo non intendono rischiare di perdere consenso elettorale con un argomento tanto delicato e divisivo nel nostro Paese come le spese per le Forze Armate. Il panorama politico attuale vede alcuni partiti incassare consensi con una retorica anti-militarista e pseudo-pacifista, pertanto il governo non vuole rischiare di perdere la maggioranza visto lo scisma all’interno della Lega.

La questione MBT però è fondamentale come lo sono quelle per il caccia di sesta generazione o per l’ampliamento/modernizzazione della Flotta: la nostra Difesa è stata sottofinanziata da decenni, venendo utilizzata da più governi come un “serbatoio” di fondi cui attingere per rintuzzare i buchi nel bilancio, ma questo non è più il periodo storico per ridurre gli investimenti e allungare i tempi di sviluppo di nuovi sistemi d’arma. Per usare proprio le parole del ministro Crosetto, “la Difesa non è alternativa alla sanità, alla scuola o al Welfare: ne è il presupposto. Senza difesa non c’è libertà e non c’è la possibilità di vivere in pace”. Non ce ne voglia il ministro, ma sarebbe quindi ora di avere un po’ più di coraggio e procedere col rinnovamento del nostro strumento militare nei tempi prestabiliti, anche per non perdere credibilità sul piano internazionale, che in ultima analisi è l’unico che davvero conta.