La NATO sta avviando l’attuazione di un nuovo piano per la difesa del suo fianco orientale: la “Eastern Flank Deterrence Line”.
Esso mira a migliorare le capacità terrestri e a promuovere l’interoperabilità militare-industriale in tutta l’Alleanza, ma non solo, in quanto stabilisce anche le linee guida per reagire a un’aggressione russa contrastando le sue bolle Anti Access/Area Denial (A2/AD), compresa quella di Kaliningrad, exclave russa nel Baltico.
Mercoledì scorso, il comandante dell’U.S. Army in Europa e Africa, Christopher Donahue, alla conferenza inaugurale LandEuro a Wiesbaden, in Germania, ha confermato che i piani sono in elaborazione da tempo e prevedono una deterrenza scalabile caratterizzata dall’impiego di sistemi standardizzati basati su dati, lanciatori comuni, e un coordinamento utilizzante il cloud.
La NATO si sta concentrando innanzitutto sugli Stati baltici “per cercare di capire come fare in modo che l’industria e le nazioni conoscano esattamente quali siano i requisiti di quella che è ora nota come Eastern Flank Deterrence Line” ha affermato il generale Donahue. “Sappiamo cosa dobbiamo sviluppare, e la casistica d’uso che stiamo utilizzando è quella della deterrenza da terra” ha proseguito l’alto ufficiale, aggiungendo che “il dominio terrestre non sta diventando meno importante, sta diventando più importante. Ora è possibile eliminare le bolle A2/AD da terra. Ora è possibile controllare il mare da terra. Tutte cose che stiamo osservando accadere in Ucraina”.
Donahue ha portato l’esempio di Kaliningrad, un territorio russo largo circa 75 chilometri circondato dalla NATO su tutti i lati, e lo U.S. Army e l’Alleanza ora hanno la capacità di “eliminarle (le bolle A2/AD n.d.r.) da terra in un lasso di tempo senza precedenti e più velocemente di quanto siamo mai stati in grado di fare”. “Lo abbiamo già pianificato e lo abbiamo già sviluppato. Il problema della massa e dell’inerzia che la Russia ci pone… abbiamo sviluppato la capacità di garantire di poterli fermare” ha affermato ancora Donahue.
In effetti già a giugno il generale statunitense aveva parlato proprio di Kaliningrad e di come affrontare la presenza della sua zona A2/AD oltre che come contrastare le forze russe al confine con la NATO. Alla Conferenza sulla Guerra Terrestre 2025 del Royal United Services Institute (RUSI), tenutasi a Londra il 17 e 18 giugno, Donahue ha affermato che la missione dell’USAREUR-AF è quella di dissuadere la Russia, e che se la deterrenza dovesse fallire, si cercherà di ridurre le bolle A2/AD russe che coprono le 22 divisioni russe al confine. Tra queste, proprio quella dell’exclave di Kaliningrad al fine di garantire le operazioni aeree più a est.
Il generale ha affermato che ci saranno 24 mesi per preparare questa missione, comprese esercitazioni congiunte come la “Steadfast Duel” della NATO, e le esercitazioni computerizzate per posti di comando. Donahue ha anche affermato che il comando dell’esercito USA in Europa non è interessata ad equipaggiamenti con proprietà intellettuale limitata o a droni monoposto che non forniscano dati in tempo reale, e ritiene ancora che l’artiglieria sia probabilmente la principale causa di morte sul campo di battaglia.
Il nuovo piano della NATO include anche un sistema per la condivisione dei dati che l’Alleanza ha già acquisito: si tratta del Maven Smart System di Palantir, una piattaforma di intelligenza artificiale che raccoglie un’enorme quantità di dati e analizza rapidamente le informazioni per aiutare i comandanti a prendere decisioni. “Sappiamo già esattamente cosa dobbiamo fare con il cloud e conosciamo esattamente il tipo di sistemi senza pilota, brigate e tutto ciò di cui abbiamo bisogno”, ha affermato Donahue a Wiesbaden.
In particolare, l’esercito USA in Europa desidera che queste capacità siano interoperabili con i partner della NATO, oltre a volere anche un lanciatore comune che serva sia in funzione offensiva che difensiva, insieme a un sistema di controllo del fuoco utilizzabile da qualsiasi nazione. “Vogliamo che sia un sistema unico, opzionalmente presidiato, con cui potremo prendere munizioni da qualsiasi paese e sparare attraverso di esse”, ha concluso.
Come nota finale, il generale ha ricordato che l’optimum sarebbe di avere sistemi dai ridotti costi di produzione ed esercizio, probabilmente sulla scorta delle esperienze fatte nei teatri del Mar Rosso e in Ucraina.
Donahue ha quindi fissato non solo una tabella di marcia per avere un nuovo schieramento difensivo sul fianco orientale della NATO, ma ha anche emesso dei precisi requisiti per l’industria della Difesa, riassumibili nella interoperabilità, nel basso costo, e nella digitalizzazione (cloud).
Davvero basterebbero le forze terrestri della NATO per neutralizzare le bolle A2/AD russe lungo il fianco orientale? Forse solamente nell’oblast di Kaliningrad, date le sue ridotte dimensioni geografiche (circa 121 mila kmq), ma dubitiamo che possano essere neutralizzate lungo tutto il confine russo, date le dimensioni geografiche e il posizionamento dei vari assetti multilivello che garantiscono la persistenza delle capacità Anti Access / Area Denial. Sicuramente poi, la NATO dovrà (e lo sta già facendo) preposizionare assetti e sistemi più a est rispetto a oggi, col rischio di rientrare comunque nel raggio d’azione più ampio di alcune bolle russe, proprio come quella di Kaliningrad, che potrebbe essere usata per un attacco preventivo. Per questo serve un approccio multidominio che non può che essere interforze, e non solo centrato solo ed esclusivamente sulle forze terrestri.
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