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È stato pubblicato il nuovo Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa 2022-2024 e come ampiamente atteso la postura generale ha risentito delle nuove indicazioni generali stabilite dalla Nato e dall’Unione Europea, ribadendo però particolare attenzione al Fronte Sud, di cui fa parte il Mediterraneo Allargato, come da linee guida espresse di recente dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini.

In dettaglio viene ribadito che gran parte dell’indebolimento dell’architettura internazionale di sicurezza ha a che vedere con fenomeni correlati con l’accentuazione della competizione per la tutela degli interessi, fenomeno che ha portato a una ridefinizione delle organizzazioni internazionali, delle relazioni economiche tra gli Stati e delle relazioni di questi coi grandi attori non statuali – prime fra tutte le imprese . Il nuovo contesto internazionale, che perdura ormai da tempo, vede la nascita di alleanze “a geometria variabile” sostenute più da interessi contingenti che da vere e proprie affinità, e a questo proposito il documento cita come esempio l’amicizia tra Cina e Russia, che come abbiamo già avuto modo di spiegarvi è appunto dettata dalle necessità del tempo, piuttosto che da veri e propri legami profondi.

Il contesto geopolitico

Importante sottolineare che in questo Dpp, per la prima volta, viene apertamente fatta una lucida analisi della situazione geopolitica in senso generale affermando che il paradigma di riferimento nell’escalation dei rapporti tra Stati è cambiato, introducendo il concetto di “concorrente” che ha reso obsoleto il modello “competizione-crisi-conflitto” che si è trasformato in uno stato di “competizione duratura” (continuum competition), ovvero di tensione internazionale permanente in cui diventa sempre più complesso tutelare i propri interessi. Questa situazione, si afferma nel Dpp, è destinata a perdurare e acuirsi in futuro generando una ricorrente instabilità (pervasive instability) contraddistinta da fenomeni imprevedibili e dinamici, spesso con azioni condotte nella “zona grigia” (gray zone) e quindi al di sotto del livello di innesco di un conflitto aperto. I concetti di “competizione duratura” e “ricorrente instabilità” non sono del tutto nuovi: circolano negli ambienti della Difesa da tempo e hanno avuto come riflesso immediato l’approccio interforze e di ciascuna forza armata per la loro risoluzione.

Interessante rilevare che l’attuale “crisi ucraina” viene indicata come evidenza dei limiti dell’attuale sistema di sicurezza internazionale caratterizzato dalla difficoltà di arginare gli atteggiamenti aggressivi di attori globali: un’impasse in cui, a eccezione dell’imposizione di sanzioni, difficilmente si riesce a intervenire in modo decisivo.

Riaffermata la centralità dell’approccio multidominio, ovvero che considera i diversi ambienti di conflitto collegati e interdipendenti: non più solo quelli marittimo, aereo e terrestre, ma anche quello spaziale e quello cyber; questi ultimi da implementare per quanto riguarda gli assetti abilitanti e le risorse capacitive. In particolare della dimensione cyber viene sottolineata la trasversalità quale potenziale strumento di supporto alle operazioni di tipo cinetico nonché fattore di amplificazione della minaccia, senza dimenticare la capacità di condizionamento dell’opinione pubblica. Il dominio spaziale viene individuato – anche qui per la prima volta – quale “centro di gravità” della nazione in quanto ha un ruolo determinante nelle attività pubbliche e private. Si ricorda che, a proposito di “competizione duratura”, i prossimi anni vedranno la concorrenza tra potenze anche in ambito tecnologico con le nuove tecnologie dirompenti (emerging & disruptive technologies – Edt) con un ruolo centrale: intelligenza artificiale, sistemi quantistici, sistemi ipersonici saranno disponibili a un bacino di utenza più vasto.

In questo contesto generale si afferma che il bacino del Mediterraneo risulta “l’epicentro di un’area in cui si sono sviluppati diversi focolai di crisi”, e in particolare l’area medio-orientale è quella estremamente instabile: afferendo alla nostra sfera di sicurezza, insieme alla Penisola Arabica, al Golfo e all’Africa del Nord sino a quella subsahariana, il nostro Paese deve mantenere la propria presenza attiva (e pro-attiva) con legami multilaterali attraverso le istituzioni internazionali e anche bilateriali. Senza dimenticare l’area balcanica, strategica per l’Italia così come quella libico-tunisina in quanto più strettamente correlata alla nostra sfera di influenza.

Da questo punto di vista viene segnalata come una minaccia l’attività della Russia, che nella sua nuova visione strategica – che ingloba l’Artico, il Medio Oriente e l’intero continente africano – si dimostra essere più assertiva incistandosi nelle fratture di quei governi fragili o instabili per perseguire i propri interessi che tendono anche al contenimento o eliminazione della presenza occidentale. Per la prima volta viene indicata anche la Cina come concorrente: il suo ruolo globale e la sua proiezione di influenza volte a farne una potenza egemonica “anche in sfida al diritto internazionale” rappresentano una sfida per il nostro Paese anche di tipo militare, in quanto la penetrazione cinese nelle regioni della nostra fascia di sicurezza hanno anche risvolti in questo senso, stante la possibilità di uso duale delle infrastrutture costruite tramite la Bri (Belt and Road Initative) e la ricerca di nuovi insediamenti portuali nel continente africano.

Stante questo scenario geostrategico, viene indicato che le Forze Armate dovranno procedere secondo un “approccio sistemico” concretizzando sei linee di intervento: favorire una postura attiva sul Fianco Sud; rafforzare le attività di cooperazione e assistenza nelle dimensioni bi e multilaterli mirate al capacity building; consolidare e sviluppare l’architettura di sicurezza marittima nel Mediterraneo Allargato; incrementare la situational awareness multidominio; ricercare la collaborazione di tutti gli attori istituzionali; promuovere lo sviluppo tecnologico.

Queste linee, insieme agli indirizzi recepiti dall’Alleanza Atlantica riguardanti la rinnovata centralità delle attività di “deterrenza e difesa” (rispetto alle operazioni out of area di counterinsurgency) è evidente nei programmi finanziati e individuati come primari per il prossimo triennio. Il traguardo temporale, per avere una forza di intervento rapido in grado di avere spiccate capacità expeditionary nelle tre dimensioni, di rapidità di impiego, di autonomia operativa e in grado di esprimere una deterrenza effettiva, è il 2026.

I programmi

Diversi i nuovi programmi finanziati quindi: avviati gli studi per una nuova unità navale di raccolta dati “multi sensore, multi missione”, e quelli di seconda fase per il Next Generation Fast Helicopter insieme a quelli per una nuova famiglia di sistemi d’arma della componente pesante dell’Esercito, ovvero un nuovo Aifv (Armoured Infantry Fighting Vehicle) e una serie di piattaforme di supporto con traguardo 2036 e un valore complessivo stimato di 3,7 miliardi di euro.

Avviato il programma per l’acquisizione di 8 nuovi pattugliatori marittimi d’altura (Opv – Offoshore Patrol Vessel) che richiederà un investimento di 2,2 miliardi di euro sino al 2035 e quello per nuovi cacciamine con orizzonte 2032 e 1 miliardo di euro di spesa. Parimenti anche quello per le nuove unità da assalto anfibio in sostituzione delle classe San Giorgio, definite Lxd, che richiederanno 1,2 miliardi di euro sino al 2036. Interessante il programma di sviluppo sperimentale per nuove piattaforme stratosferiche per compiti Isr, Ew, Sigint/Elint: per il momento il fabbisogno è di 20 milioni di euro e se n’è stimato uno totale di 55. 152 milioni saranno destinati all’adeguamento dei sensori, del payload e dei sistemi di comando e controllo degli Ucav (Unmanned Combat Air Vehicle) Mq-9 dell’Aeronautica Militare, e riteniamo che sotto la voce “payload” ci siano quindi anche i missili Hellfire più volte comparsi nelle richieste della Forza Armata. Acquisizione anche di aeromobili a pilotaggio remoto (mini, micro e leggeri) per Esercito e Marina Militare (rispettivamente 209 milioni e 161,7 in totale). Per quanto riguarda i programmi operanti prosegue l’acquisizione degli F-35: gli oneri da qui al 2025 sono di 4,2 miliardi di euro (fase 2A) per 27 macchine, e ulteriori 35 velivoli che orientativamente dovranno essere consegnati entro il 2032 (fase 2B) a un costo di 7 miliardi. Prevista anche l’acquisizione di loitering munitions per un valore di circa 4 milioni di euro e di sistemi antidrone a energia diretta e convenzionali per un valore complessivo di 153,9 milioni.

La ricerca e sviluppo nel campo delle Edt assorbirà 191 milioni di euro spalmanti in sei anni mentre in linea generale è particolarmente evidente il finanziamento e la partenza di diversi programmi volti a migliorare le capacità sensoristiche generali, che vanno da quelle spaziali a quelle terrestri e marittime, con particolare attenzione alla modernizzazione degli strumenti di comunicazione ed elaborazione dei dati che abbracciano tutte le Forze Armate.

Spicca la particolare attenzione data alle forze terrestri: oltre ai programmi già citati, viene dato impulso alla modernizzazione degli assetti già in servizio (obice semovente Pzh 2000, carro Ariete C-1), il proseguimento dell’acquisizione di nuovi (blindo Centauro 2) e l’avvio di nuovi programmi come il Vtlm 2 (Veicolo Tattico Leggero Multiruolo), un nuovo elicottero da esplorazione e scorta e sistemi Mlrs (Multiple Launch Rocket System). Diretto effetto della crisi ucraina in atto e del ritorno prepotente dell’importanza delle forze terrestri come strumento di deterrenza.

Passi avanti importanti per il caccia di sesta generazione Tempest con 3,79 miliardi di euro da qui sino al 2036 – per il momento – in parte sostenuti del Ministero dello Sviluppo Economico e per i nuovi cacciatorpediniere (Ddx) con 2,14 miliardi di euro sino al 2035. Restando in campo navale finanziate la seconda e terza Lss (Logistic Support Ship) della nuova classe Vulcano e i quattro nuovi sottomarini U-212 Nfs (1,8 miliardi sino al 2036).

Tornando al settore aeronautico l’Euromale, il drone Medium Altitude Long Endurance europeo, godrà di circa 1,7 miliardi di euro sino a completamento, previsto nel 2035, mentre è prevista l’acquisizione di due ulteriori KC-767 aggiornati all’ultima versione. Il Dpp individua ulteriori esigenze prioritarie da finanziare, e finalmente compare “lo sviluppo di un nuovo progetto per un futuro carro da battaglia europeo e relative piattaforme derivate”, ovvero quello che per ora è il franco-tedesco Mgcs che, come abbiamo visto, non gode di “buona salute”. Sotto questa voce compare anche un generico “programma di acquisizione di velivoli equipaggiati con speciale sensoristica allo scopo di dotare lo strumento militare di una piattaforma multi-purpose per la sorveglianza marittima (M3A) a lungo raggio sotto e sopra la superficie”. Sembra quindi che si riempirà – in un futuro non meglio stabilito – quel buco nelle capacità di pattugliamento marittimo antisom dato dal pensionamento degli Atlantic e dal fatto che i P-72 non abbiano capacità di contrasto ai sottomarini, anche se nel documento, come si legge, non viene fatto riferimento a specifiche capacità Asw (Anti Submarine Warfare) del nuovo assetto.

Criticità

Il nuovo Dpp prevede una dotazione di finanziamento complessivo per la Difesa nel 2022 di 22,9 miliardi di euro, pari al 1,38% del Pil, mentre le assegnazioni per il 2023 e 2024 ammontano, rispettivamente, a 25,4 e 24,9 miliardi (1,3 e 1,23% del Pil). Siamo ben lontani quindi dalla soglia del 2% come richiesto non solo dall’Alleanza Atlantica ma dal nuovo corso della geopolitica; soglia che, peraltro, alcuni Paesi della Nato si apprestano non solo a raggiungere ma addirittura superare, anche ampiamente se pensiamo ai casi della Polonia o dei Baltici, Paesi che, con rispetto parlando, hanno economie meno sviluppate della nostra.

Il documento ha il pregio di rispondere alle nuove esigenze di sicurezza internazionale ma è ancora lontano dal soddisfarle tutte, e soprattutto arriva in un momento di transizione della politica interna dato dall’attuale governo dimissionario. Ci auguriamo che il nuovo esecutivo, di qualsiasi colore sia, prenda in carico esattamente certe esigenze della Difesa e non pensi a ritoccare o tagliare i programmi individuati per reindirizzare i finanziamenti in altri settori, notoriamente più sensibili all’opinione pubblica per scopi elettorali: il mondo è cambiato, e la pace e la sicurezza – che abbiamo visto vengono minate da nuovi e vecchi attori regionali e globali – hanno un costo imprescindibile legato alla qualità e alla consistenza dello strumento militare.

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