Negli ultimi cinque anni, il mercato globale delle armi ha subito un’accelerazione brutale. L’Europa, travolta dal conflitto in Ucraina e dalla necessità di rafforzare i propri arsenali, ha visto un aumento del 155% nelle importazioni di armamenti. Ma il vero vincitore di questa corsa al riarmo ha un nome preciso: gli Stati Uniti, che oggi controllano il 43% del mercato mondiale, consolidando la loro supremazia come principali fornitori di armi a livello globale.
A certificare questa tendenza è l’ultimo rapporto dell’Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma (SIPRI), che fotografa con precisione la trasformazione degli equilibri nell’industria militare globale. Tra il 2020 e il 2024, l’Ucraina è diventata il primo Paese importatore di armi del mondo, con una crescita impressionante rispetto al quinquennio precedente. L’Occidente ha riversato miliardi in aiuti militari a Kiev, con gli Stati Uniti in testa (45% delle forniture a Kiev), seguiti da Germania (12%) e Polonia (11%).
Ma non è solo l’Ucraina a spendere. I Governi europei, spinti dalla paura della Russia e dalla pressione americana, hanno avviato una corsa agli armamenti senza precedenti. E mentre Washington fa incetta di contratti, la Francia sorpassa la Russia e si prende il secondo posto tra i maggiori esportatori di armi al mondo. L’Italia? Silenziosa, ma in ascesa: oggi è il sesto esportatore globale, con un aumento del 138% rispetto ai cinque anni precedenti.
Gli USA dominano il mercato: la guerra è un affare d’oro
La macchina bellica americana gira a pieno regime. Tra il 2020 e il 2024, le esportazioni statunitensi sono cresciute dal 35% al 43% del mercato globale. Gli Stati Uniti hanno venduto armi a 107 Paesi, con un cambio di tendenza significativo: per la prima volta in vent’anni, la quota più grande dell’export militare americano è finita in Europa (35%), superando il Medio Oriente (33%). Tuttavia, il miglior cliente di Washington resta l’Arabia Saudita, che assorbe da sola il 12% delle esportazioni statunitensi.
Per gli USA, la guerra in Ucraina ha rappresentato un’opportunità colossale: i Paesi europei della NATO, terrorizzati dall’idea di un’estensione del conflitto, hanno fatto shopping sfrenato nel mercato bellico americano. Il risultato? Le importazioni di armi da parte degli alleati europei sono più che raddoppiate tra il 2015-2019 e il 2020-2024, con Washington che ha fornito il 64% delle forniture belliche a Europa e NATO.
Nel frattempo, la Russia ha subito un crollo verticale nelle esportazioni di armi. Oggi Mosca è il terzo esportatore mondiale con una quota del 7,8%, superata dalla Francia (9,6%). Il motivo? La guerra in Ucraina ha drenato le risorse militari russe, costringendo il Cremlino a usare il proprio arsenale invece di venderlo. Inoltre, le sanzioni occidentali e la pressione diplomatica hanno spinto molti Paesi a cercare alternative ai sistemi d’arma russi.
Italia: ascesa silenziosa, affari d’oro in Medio Oriente
L’Italia non fa troppo rumore, ma sta consolidando il suo ruolo nell’industria della difesa globale. Con una crescita del 138% nelle esportazioni militari, Roma è salita al sesto posto tra i maggiori esportatori di armi al mondo, con una quota del 4,8% sul totale del mercato.
Dove finiscono le armi italiane? Principalmente in Medio Oriente. Il 71% dell’export bellico italiano è stato destinato agli Stati della regione, con un ruolo particolarmente forte nelle forniture a Qatar, Arabia Saudita, Egitto e Kuwait. L’Italia ha scalato la classifica dei fornitori globali, superando Paesi come Israele e Germania e posizionandosi come un attore chiave nei mercati emergenti.
A livello europeo, Roma resta un partner di secondo piano rispetto a colossi come Stati Uniti e Francia, ma il trend è chiaro: il Made in Italy della difesa è sempre più richiesto.
L’Europa si arma: più NATO, meno indipendenza
Se c’è una cosa che emerge chiaramente dall’analisi del SIPRI è che l’Europa sta diventando sempre più dipendente dagli Stati Uniti per la sua sicurezza. Nel giro di cinque anni, le importazioni di armi americane da parte degli Stati europei della NATO sono passate dal 52% al 64%, rendendo il continente ancora più vincolato alla strategia militare di Washington.
Il messaggio è chiaro: nonostante i proclami sull’”autonomia strategica”, l’Unione Europea resta ancorata all’ombrello difensivo americano. Nel 2020-2024, gli Stati europei hanno acquistato quasi 500 aerei da combattimento dagli Stati Uniti e hanno ancora decine di commesse in corso per altri sistemi d’arma avanzati. Nel frattempo, la Francia cerca di posizionarsi come alternativa con il suo Rafale, ma il mercato è ancora dominato dagli F-35 e dagli F-16 americani.
L’Europa sta quindi investendo pesantemente nella difesa, ma con una chiara direzione: il riarmo passa per Washington. Le industrie europee – seppur in crescita – restano ancora troppo piccole per competere su scala globale con il gigante statunitense.
Dove va il mercato globale delle armi
Mentre Europa e Stati Uniti rafforzano i loro arsenali, altre regioni del mondo stanno seguendo traiettorie diverse. Il Medio Oriente, per esempio, ha visto una riduzione del 20% nelle importazioni di armi, sebbene Qatar, Arabia Saudita, Egitto e Kuwait restino tra i maggiori acquirenti.
In Asia, la Cina sta riducendo la dipendenza dalle armi russe e sta accelerando la produzione interna. Pechino ha aumentato le esportazioni ed è oggi il quarto esportatore mondiale con il 5,9% del mercato globale, ma molte nazioni restano ancora riluttanti ad acquistare armamenti cinesi per motivi politici.
L’Africa occidentale è invece in pieno boom bellico: le importazioni di armi sono quasi raddoppiate nell’ultimo decennio (+82%), con Paesi come Nigeria, Burkina Faso e Mali che investono sempre di più in armamenti. Qui, la Turchia si sta ritagliando un ruolo crescente, sfidando potenze tradizionali come Francia, Russia e Stati Uniti.
Il business della guerra non si ferma mai
Il rapporto del SIPRI conferma una verità inconfutabile: la guerra è (ancora) uno dei business più redditizi al mondo. Gli Stati Uniti si consolidano come leader assoluti del mercato, l’Europa si arma e si schiera sempre di più con Washington, mentre l’Italia si ritaglia un posto d’onore tra i grandi esportatori.
Se questa tendenza continuerà, è probabile che nei prossimi anni vedremo una corsa agli armamenti ancora più intensa, con i Governi occidentali pronti a investire miliardi per difendere i loro interessi strategici. E mentre le grandi potenze fanno affari, il mondo continua ad armarsi, alimentando un circolo vizioso che sembra destinato a non finire mai.

