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La necessità per governi e attori economici di programmare strategicamente la transizione del sistema contemporaneo verso forme più sostenibili e verso un modello in grado di sfruttare appieno le tecnologie e le opportunità di sistema e di tutelare ambiente e crescita economica rappresenta una delle grandi sfide dei nostri tempi. Sfida che va affrontata con pragmatismo mettendo al servizio della causa tutte le migliori energie scientifiche, politiche, imprenditoriali e culturali, in modo tale da cogliere l’opportunità di fare dell’efficienza il punto di riferimento di uno sviluppo che sappia veramente essere sostenibile e della battaglia per la difesa dell’ambiente e del clima un asset che possa contribuire alla crescita dei sistemi-Paese.

Come in Italia hanno avuto modo di sottolineare i ministri Giancarlo Giorgetti e Roberto Cingolani, di conseguenza, la sfida della transizione è anche una sfida di politica industriale. E guardando alle necessità che la transizione impone ed imporrà e alle necessità politiche che essa mette allo scoperto non vi è da escludere il fatto che il modello ideale per le politiche pubbliche e le scelte operative in materia sia un settore che, a suo modo, si interfaccia con dinamiche e sfide analoghe: quello della Difesa.

La Difesa come modello della transizione

Ragionando per analogia si può capire perché questo paragone non sia azzardato. La programmazione strategica nel settore della Difesa e le politiche economiche e industriali abilitanti per accelerare la transizione su tutta la filiera delle attività produttive sono accomunate da una serie di esigenze comuni.

In primo luogo, un’ottica comune di lungo periodo. Da un lato, nel settore della Difesa la progettazione e la realizzazione di una nave militare o di un caccia sono attività che si dispiegano lungo una sequenza notevole di anni (se non su più decenni) dall’ideazione del nuovo assetto fino al suo dispiegamento concreto. Dall’altro, anche una seria agenda per la transizione ecologica non può non porsi necessariamente la necessità di identificare obiettivi apprezzabili su un orizzonte temporale ben dilatato nel tempo, come del resto segnalato dalla recente agenda Fit for 55 dell’Unione Europea.

In secondo luogo, a tale orizzonte temporale si aggiunge una forte dipendenza dall’avanzamento tecnologicoda intendersi in un’ottica di sistema. Nel corso degli anni, i sistemi d’arma hanno preso a trasformarsi in vere e proprie piattaforme in grado di interagire con l’ambiente circostante, raccogliere informazioni e sfruttare i ritrovati della comunicazione di ultima generazione e gli algoritmi più complessi. Un F-35, ad esempio, è un velivolo decisamente più complesso dei suoi predecessori delle generazioni entrate in linea durante i tempi della Guerra Fredda proprio perché in grado di essere al tempo stesso un aereo da guerra e una macchina ad alta intensità tecnologica. Analogamente, nel mondo della transizione sono le tecnologie a generare sistemi integrati. Le reti intelligenti (smart grid) possono permettere di costruire un sistema di trasmissione elettrica decentralizzato prevedendo quanto il flusso tramite rinnovabili possa essere moderato o aumentato in base a sensori e alla tecnologia dell’internet delle cose; cavi ad alto voltaggio per la trasmissione possono essere controllati tramite algoritmi di manutenzione predittiva; i gasdotti si prestano all’interoperatività con il settore dell’idrogeno. In tutti questi casi la somma delle componenti crea un sistema più complesso e performante della somma dei suoi componenti.

In terzo luogo, sia la Difesa che i settori legati alla transizione (energia e trasmissione in testa) hanno una struttura di filiera fortemente piramidale, avente in cima prime contractor che alimentano contesti industriali definiti a livello di piccole e medie imprese. Questo, in Italia, si aggiunge al fatto che buona parte dei colossi in materia sono imprese a partecipazione pubblica: si pensi a Leonardo in campo di difesa e aerospazio, Terna e Enel nel settore energetico.

Quarto punto è un fattore di fatto trasversale ai tre precedenti: la necessità di un forte presidio strategico dello Stato nel programmare investimenti e innovazione. Così come da un lato i principali clienti dell’industria della Difesa sono forze armate e istituzioni securitarie di carattere pubblico, che finanziano e alimentano il flusso di cassa del settore, dall’altro è importante che siano gli attori del campo pubblico a interessarsi al finanziamento all’innovazione e alla programmazione operativa in materia di transizione ecologica. Garantendo l’accelerazione degli investimenti, la definizione di agende energetiche ben definite, la coordinazione delle tre questioni precedentemente discusse.

Prospettive operative

Per uno Stato è dunque fattore decisivo per il proprio interesse nazionale il mantenimento di quote pregiate di produzione e innovazione nei settori legati alla transizione nel quadro del contesto produttivo interno, così da avere i dividendi in termini di brevetti, occupazione, ricerca, applicazione. Analogamente a quanto avviene nel settore della Difesa, in sostanza, la sicurezza è da ritenersi presupposto della prosperità.

Chiaramente, vanno tenute in considerazione anche fattori di diversità che rendono necessari aggiustamenti nella programmazione. Nel campo della Difesa, ad esempio, sono spesso i grandi attori a generare in-house nuove tecnologie e applicazioni; la transizione spesso parte da attori di piccola o media taglia a cui i grandi si rivolgono per acquisire le competenze e le tecnologie generate garantendo loro un’applicazione su larga scala. Inoltre, il peso della combinazione tra più tecnologie abilitanti (5G, IoT, intelligenza artificiale) è più evidente in campo energetico, dove contribuisce a creare nuovi paradigmi.

Un vero e proprio modello industriale per la transizione ecologica, complice anche l’ampiezza dei settori toccati, deve ancora essere elaborato, ma il confronto con la Difesa aiuta, in questo senso, a creare un punto di partenza per discutere sul tema. Nella consapevolezza del fatto che gli attori pubblici devono giocare, come accade nella Difesa, un ruolo cruciale in una sfida chiave, finanziando e accelerando investimenti rischiosi il cui ritorno è legato alla capacità di assorbimento di un tessuto economico in continuo mutamento.