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Difesa

Il libro bianco UE per la Difesa: sei direzioni e cinque pilastri per un continente sicuro

L'UE presenta il suo primo Libro Bianco per la difesa dove individua le lacune capacitive e i percorsi da intraprendere per colmarle

L’Unione Europea ha pubblicato il Libro Bianco per la prontezza della Difesa 2030. Il documento, unico nel suo genere per l’UE, definisce le minacce per il Vecchio Continente, i deficit capacitivi/strutturali da colmare nel settore della difesa e le linee guida per farlo, insieme alla strategia per sostenere militarmente ed economicamente l’Ucraina nel suo conflitto con la Russia.

Le minacce

Il punto di partenza scaturisce dall’analisi dell’attuale contesto internazionale, e ci si chiede se si vuole cavarsela negli anni a venire, tentando di adattarsi alle nuove sfide in modo graduale e cauto, oppure decidere per il proprio futuro, libero da coercizione e aggressione, assicurando che i popoli d’Europa siano in grado di vivere in sicurezza, pace, democrazia e prosperità. Si afferma che se si risponde a questo momento con determinazione, azione collettiva e una strategia chiara, si rafforzerà “il nostro posto nel mondo” e si rinnoveranno le alleanze internazionali su una base più sostenibile, rinnovando il progetto europeo e migliorando la sicurezza, la prosperità e il benessere dei cittadini europei. Al contrario, se si continua sulla stessa strada, si finirà per essere sminuiti, divisi e vulnerabili.

Le minacce alla sicurezza continentale vengono individuate nella Russia, che ha ampliato in modo massiccio la sua capacità di produzione militare-industriale aumentando la spesa fino al 9% del PIL e che nel 2025 si prevede supererà la spesa per la Difesa degli Stati membri in termini di parità di potere d’acquisto. Si afferma anche che se alla Russia verrà consentito di raggiungere i suoi obiettivi in Ucraina, la sua ambizione territoriale si estenderà oltre e che Mosca alimenta costantemente tensioni e instabilità nei Paesi limitrofi all’Europa.

Il documento afferma anche che la Cina, benché sia un partner commerciale chiave per l’UE, sta aumentando la spesa per la Difesa, con una mancanza di trasparenza in merito al suo rafforzamento militare. Ora Pechino sta rapidamente espandendo le sue capacità militari, tra cui capacità nucleari, spaziali e informatiche, alterando significativamente l’equilibrio strategico nell’Indo-Pacifico. Le azioni della Cina nel Mar Cinese Orientale e Meridionale e intorno a Taiwan stanno mettendo a rischio la regione, mentre la sua crescente proiezione militare nel Pacifico Meridionale e nell’Oceano Indiano sta suscitando preoccupazioni tra i partner europei.

In Medio Oriente, il legame diretto dell’Iran con la Russia, le sue ambizioni militari, il suo sostegno ai proxy e il suo ruolo nella destabilizzazione della regione continuano a essere una seria preoccupazione per la sicurezza europea. I conflitti in tutta l’Africa, compresi Sahel, Libia e Sudan, hanno implicazioni dirette per la sicurezza e l’economia dell’Europa e continueranno a generare instabilità, mentre risultano in crescita le minacce ibride come attacchi informatici, sabotaggi, interferenze elettroniche nei sistemi di navigazione e satellitari globali, campagne di disinformazione e spionaggio politico e industriale, nonché lo sfruttamento delle ondate migratorie.

Si è individuato che le attività marine e marittime e le infrastrutture sottomarine critiche sono sotto minaccia insieme alla libertà di azione nell’aria e nello spazio. Questa competizione strategica si riflette in una tecnologica, e una manciata di tecnologie critiche e fondamentali come l’intelligenza artificiale, i computer quantistici, la biotecnologia, la robotica e l’ipersonico sono input chiave sia per la crescita economica a lungo termine sia per la preminenza militare, pertanto promuovere l’innovazione è fondamentale a tal fine.

Va garantita la sicurezza dell’approvvigionamento di materie prime critiche, fondamentali per la nostra produzione economica e industriale, capacità di difesa e competitività. Viene esplicitamente citato un esempio a tal proposito: un’escalation delle tensioni nello Stretto di Taiwan potrebbe escludere l’UE dall’accesso a materiali chiave, tecnologie critiche e componenti.

Si ribadisce quanto affermato dall’UE in precedenza e quanto chi scrive sostiene da tempo: è necessaria una capacità di deterrenza credibile per scongiurare attacchi di qualsiasi tipo, non solo convenzionali ma anche nello spettro della guerra ibrida.

UE moltiplicatore di forze ma resta il controllo nazionale

Interessante la sottolineatura del mantenimento, da parte degli Stati membri dell’Unione, della responsabilità delle proprie truppe, dalla dottrina allo spiegamento, e per le esigenze di definizione delle proprie forze armate. Inoltre, si afferma che l’UE agirà sempre in modo tale da non pregiudicare il carattere specifico della politica di Sicurezza e Difesa di alcuni Stati membri e tenendo conto degli interessi di Sicurezza e Difesa di tutti.

Tuttavia, l’UE può supportare e coordinare gli sforzi per rafforzare l’industria della Difesa e la prontezza, creando le condizioni necessarie per anticipare massicciamente gli investimenti, fornendo la necessaria prevedibilità all’industria e riducendo la burocrazia. L’UE quindi si propone di essere un moltiplicatore di forze generando economia di scala e migliorando i tempi di consegna, agevolando la collaborazione, l’intercambiabilità, riducendo i costi di acquisto, sostenendo le infrastrutture a duplice uso per la mobilità, le comunicazioni, la navigazione e abilitando partnership.

Il Libro Bianco sarà seguito dalla formulazione della strategia dell’Unione che definirà un approccio integrato multirischio alla preparazione per conflitti e crisi, e dalla strategia di sicurezza interna dell’UE. Le lacune prioritarie identificate riguardano, invece, la difesa aerea e missilistica, le munizioni (e i missili), la mobilità militare, l’IA, il dominio Cyber, l’EW e la tecnologia quantistica, infine gli abilitatori strategici e la protezione delle infrastrutture critiche: inclusi il trasporto aereo strategico e velivoli per rifornimento in volo, intelligence e sorveglianza, consapevolezza del dominio marittimo, uso e protezione dello spazio e di altre risorse di comunicazione sicure e infrastrutture di carburante militare. Insomma come dicevamo “logistica, logistica e logistica”.

Gli strumenti attuativi

La Commissione, per uniformare il procurement militare, utilizzando l’OCCAR (Organisation for Joint Armament Cooperation), e ovviare a queste lacune, avvierà immediatamente un dialogo con l’industria della Difesa per discutere possibili misure, identificare gli ostacoli normativi e affrontare le sfide, quindi presenterà una proposta dedicata di semplificazione dell’ecosistema difesa entro giugno 2025.

Tra gli obiettivi di questa proposta spiccano l’intenzione di rimuovere gli ostacoli relativi all’accesso ai finanziamenti, facilitare lo scambio di informazioni riservate e sensibili e la razionalizzazione dei programmi industriali di difesa dell’UE per ridurre i tempi di consegna. Attraverso politiche mirate, l’UE dovrebbe sostenere l’industria europea della difesa in sei direzioni strategiche: sostenere, rafforzare e promuovere le capacità industriali in tutta l’UE; garantire l’approvvigionamento di fattori di produzione critici per l’industria e ridurre le dipendenze; creare un vero mercato europeo per le attrezzature di difesa; semplificare le norme esistenti e ridurre la burocrazia; promuovere la ricerca e lo sviluppo per promuovere l’innovazione; mantenere, attrarre e sviluppare talenti, migliorando le competenze e l’esperienza nel settore della difesa.

L’UE quindi propone cinque pilastri per aumentare la spesa per la difesa: un nuovo strumento finanziario dedicato (il SAFE), l’attivazione coordinata della clausola di sforamento del patto di stabilità, maggiore flessibilità degli strumenti esistenti, contributi della Banca Europea per gli Investimenti e mobilitazione del capitale privato.

Fattualmente, il SAFE (Security and Action for Europe) sosterrà l’industria della Difesa europea attraverso appalti comuni che coinvolgono almeno due Paesi, di cui uno sarà uno Stato membro che riceve assistenza finanziaria e l’altro può essere un altro Stato membro, uno Stato EFTA (European Free Trade Association), un membro dell’EEA (European Economic Area) o l’Ucraina, il tutto con la possibilità di avere l’esenzione dall’IVA per gli acquisti finanziati da questo nuovo strumento.

Partnership consigliate

L’UE promuoverà un’architettura aperta combinata con una geometria variabile che consentirà comunque la partecipazione di partner con idee simili a progetti e iniziative di difesa cooperativa, come i progetti PESCO che saranno incoraggiati caso per caso.

Infine, e proprio in forza di quanto appena affermato, l’Unione ricercherà la collaborazione con il Regno Unito, alleato europeo essenziale con cui la cooperazione in materia di sicurezza e difesa dovrebbe essere rafforzata, Norvegia, partner a pieno titolo nei programmi di difesa dell’UE attraverso il suo contributo al bilancio, Canada, per rafforzare la sicurezza transatlantica, Turchia, paese candidato all’adesione all’UE e partner di lunga data nel campo della politica di sicurezza e difesa comune, senza dimenticare il Giappone, la Corea del Sud, l’Australia, la Nuova Zelanda e l’India.

Nemmeno in questo documento, però, si capisce bene se si intenda distribuire competenze e responsabilità per colmare le lacune capacitive della difesa: come già detto sarebbe auspicabile definire dei settori di responsabilità nazionali in base all’expertise maturata che fungano da attrattori per le altre realtà europee omologhe per evitare protezionismi e favoritismi.

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