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Nelle ultime ore è rimbalzata nell’etere la notizia che la Spagna potrebbe acquistare un lotto di F-35A Lightning II per sostituire la linea di cacciabombardieri composta dai vecchi EF-18M/BM Hornet. Secondo quanto si legge anche su Meta Defense, il governo spagnolo avrebbe inviato una richiesta formale di informazioni per l’acquisto di 25 F-35A alla Dsca (Defense Security Cooperation Agency) che nell’ufficio del Foreign Military Sales regola la vendita di armamenti statunitensi ai Paesi stranieri.

La possibilità che Madrid possa affidarsi al velivolo di Lockheed Martin aveva destato scalpore ma soprattutto timori a Parigi, in considerazione del fatto che la Spagna, insieme proprio alla Francia e alla Germania, partecipa al programma Scaf (Système de Combat Aérien du Futur) per un nuovo velivolo di ultima generazione – che si oppone al Tempest . Un’eventualità di questo tipo, infatti, potrebbe significare un ripensamento di Madrid riguardo al progetto “trinazionale”, che è stato funestato da ritardi e indecisioni tedesche ma anche da perplessità spagnole: una questione legata alla distribuzione dei compiti. La francese Dassault doveva avere un terzo del carico di lavoro complessivo, e Airbus – presente in Germania e Spagna – due terzi. Ma a Madrid e Berlino non bastava. Il costruttore di aerei francese, inoltre, ha sempre dimostrato di non voler lasciare alcune aree “sensibili o strategiche” in cui si considera tecnologicamente avanzato in mano ad altri, ad esempio per quanto riguarda l’avionica, elemento critico di un velivolo. La Spagna quindi, insieme alla Germania, chiedeva un ruolo maggiore all’interno del programma Scaf che alla fine ha ottenuto, un po’ precipitosamente, quando la Itp è stata inclusa insieme a Safran e alla tedesca Mtu nella progettazione del motore del nuovo caccia.

Le indiscrezioni sugli F-35 spagnoli hanno smosso talmente tanto le acque che si erano finalmente calmate dopo l’avvio del primo finanziamento dello Scaf, che, nella giornata di mercoledì 9 novembre, il ministero della Difesa di Madrid ha dovuto intervenire direttamente per smentire la possibilità che la Spagna possa acquistare i velivoli stealth di quinta generazione statunitensi. Un portavoce del ministero ha affermato che “il governo spagnolo non ha il budget per avviare nessun altro progetto di aerei da combattimento oltre a quello che è già in corso. Escludiamo quindi di entrare nel progetto F35. Continua il nostro impegno di investimento con il progetto Fcas”.

Al momento della presunta richiesta di informazioni non c’è traccia sul sito della Dsca, ma occorre tempo prima che l’agenzia statunitense pubblichi l’approvazione di un possibile contratto di vendita, che sarà poi gestito dal dipartimento di Stato e dal Congresso Usa. Però possiamo immaginare che non si sia trattato solo di una “bufala”. La Spagna, benché abbia un budget per la difesa limitato (15 miliardi di euro) quindi non in grado di affrontare contemporaneamente due programmi costosi come lo Scaf e l’F-35, deve affrontare il problema impellente della sostituzione della linea di AV-8B Harrier II della sua Armada, che teoricamente dovrebbero essere ritirati dal servizio nel 2028. La marina spagnola ha 13 di questi velivoli in servizio (di cui due biposto), che operano sulla portaerei Juan Carlos I, e se vuole continuare ad avere un’aviazione imbarcata, l’unica soluzione possibile è quella di acquistare un certo numero di F-35B, versione Stovl (Short Take Off and Vertical Landing) del Lightning II.

Sempre nei giorni scorsi si era parlato, infatti, del possibile acquisto di 25 di questi velivoli che già operano negli Stati Uniti, Regno Unito e Italia ed era trapelata, contestualmente, anche la possibilità che venissero presi gli “Alfa”, come viene chiamata in gergo militare la versione terrestre del velivolo, in quanto se Madrid dovesse dotarsi dei “Bravo” potrebbe usufruire della presenza di infrastrutture per la gestione del velivolo per entrambe le macchine (nella fattispecie si tratta della catena manutentiva, logistica e operativa che fa capo al software Odin/Alis).

Un elemento di non poco conto da tenere presente per capire la possibile soluzione del “giallo” a cui abbiamo assistito in queste ore. Possiamo quindi pensare che, effettivamente, Madrid abbia richiesto informazioni per entrambe le versioni dell’aereo agli Stati Uniti e che, quando il tutto è diventato di pubblico dominio, abbia subito pesanti pressioni diplomatiche da parte di Parigi per smentire, magari dietro maggiori agevolazioni o garanzie per quanto riguarda il programma Scaf.

Del resto non sarebbe la prima volta e soprattutto capiterebbe in un momento storico/politico molto particolare caratterizzato dallo smacco subito dall’Eliseo per la firma dell’Aukus, che ha portato come prima e immediata conseguenza la rinuncia dell’Australia ai sottomarini Shortfin Barracuda di progettazione francese. Uno smacco che ha aperto una frattura tra Parigi e Washington che è stata ricomposta ufficialmente solo di recente, e che comunque ha avuto pesanti strascichi anche su altri fronti (pensiamo alla Svizzera e agli F-35).

A margine della vicenda c’è chi ritiene che la Spagna potrebbe sostituire i suoi Hornet che sono di stanza nelle Isole Canarie, a Saragozza e a Torrejón con altri Eurofighter Typhoon in un rapporto di “1 a 1”. Il caccia europeo risulta essere sempre in gara quale sostituto degli EF-18, che dovranno essere pensionati entro il 2030, e la Spagna, che fa parte del programma Eurofighter, possiede già una nutrita linea di questi caccia: sono in totale 73 i velivoli dell’aeronautica militare, di cui 59 monoposto e 14 biposto.

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