Skip to content
Difesa

Il GCAP è diventato il programma aeronautico più costoso di sempre. Ma ne vale la pena

Il GCAP è diventato il progetto aeronautico italiano più dispendioso della storia ma vale ogni centesimo speso. Vi spieghiamo perché.

Il GCAP (Global Combat Air Programme), il progetto italo-anglo-nipponico per un caccia di sesta generazione secondo l’architettura “sistema di sistemi”, è diventato ufficialmente il programma aeronautico italiano più dispendioso di sempre, superando anche quello di acquisizione dei caccia F-35 così come stabilito nel 2012 (ma recentemente rivisto a rialzo).

Il 12 febbraio, il Parlamento italiano ha autorizzato il finanziamento di 8,77 miliardi di euro per il GCAP, coprendo la fase di valutazione concettuale e quella di sviluppo completo. Le proiezioni aggiornate stimano pertanto i costi per l’Italia dello sviluppo totale del caccia a 18,6 miliardi di euro, superando così la spesa nazionale di 18 miliardi di euro per 90 F-35, come stabilita nel 2012 a seguito del taglio del numero dei caccia, originariamente previsti in 131 esemplari. Come sappiamo, recentemente il nostro Paese ha stabilito di aumentare il numero di F-35 per Aeronautica e Marina Militare, arrivando a 115 esemplari complessivamente (ulteriori 15 della versione A e 10 della versione B) per un totale non ancora del tutto messo a bilancio di 7 miliardi di euro circa.

La nuova copertura finanziaria approvata dal Parlamento di 8,77 miliardi di euro, che sarà distribuita fino al 2037, riguarda la Fase 1 e la Fase 2 iniziali del programma, definite Valutazione del Concetto e Progettazione Preliminare, seguite dallo Sviluppo Completo. Questo nuovo stanziamento ha sostanzialmente triplicato l’iniziale valutazione di investimento, effettuata nell’ormai lontano 2021, ma è servita per coprire lo sviluppo totale della nuova macchina – ma non i futuri costi di produzione e di supporto al ciclo di vita – e soprattutto a dare al nostro Paese un ruolo chiave e per il momento decisamente dominante quale partner del consorzio GCAP.

L’aumento è attribuito ai maggiori costi di maturazione tecnologica, test, sviluppo e progettazione. Dei 18,6 miliardi di euro totali, 2 miliardi di euro sono già stati garantiti e parzialmente assegnati alla Fase 1, mentre 16,6 miliardi di euro sono necessari per completare entrambe le fasi. Gli 8,8 miliardi di euro approvati saranno erogati in tranche annuali fino al 2037, mentre i restanti 7,8 miliardi di euro necessari per raggiungere i 16,6 miliardi di euro saranno stanziati in una fase successiva.

Se Regno Unito e Giappone fornissero contributi di sviluppo comparabili a quelli italiani, la spesa totale per lo sviluppo del GCAP potrebbe avvicinarsi ai 60 miliardi di euro, collocando il programma nella fascia di costo dei precedenti progetti di sviluppo di velivoli da combattimento su larga scala. L’inizio della produzione è previsto intorno al 2030, dopo le fasi di valutazione del concetto, progettazione preliminare e sviluppo completo, mentre si prevede la consegna dei primi velivoli a partire dal 2035. Se così fosse, molto probabilmente il GCAP diventerebbe il primo caccia di sesta generazione a entrare in servizio in Occidente, considerando i ritardi accumulati dai progetti statunitensi e la lenta agonia del progetto franco-tedesco-spagnolo SCAF (Système de Combat Aérien du Futur), che molti analisti e funzionari statali danno per defunto.

Il progetto riflette la coordinata definizione dei requisiti di sistema determinata dall’evoluzione delle minacce sia nella regione euro-atlantica sia in quella indo-pacifica, con i tre governi che hanno stabilito una generale comunità negli sviluppi in materia di sicurezza nei due teatri. Il GCAP considera la possibilità di esportazione “da progetto”, essendo integrata nel concetto di base al fine di aumentare il volume di produzione e ridurre i costi unitari, sostenendo al contempo le capacità di progettazione e produzione aerospaziale avanzate all’interno dei Paesi partner.

Proprio quest’ultimo aspetto, ovvero le ricadute tecnologiche, è l’elemento principale che determina la validità del progetto e la necessità di perseguirlo celermente e continuativamente. Anche senza considerare i vantaggi dati a tutta la filiera industriale dallo sviluppo di tecnologie aeronautiche, che vengono riprese anche per uso civile, il cuore del GCAP, ovvero l’architettura informatica “sistema di sistemi”, farà fare un balzo avanti epocale al tessuto tecnologico nazionale e del Regno Unito insieme al Giappone, in quanto si parla di capacità di raccolta, analisi e condivisione di una massa di dati in tempo reale mai vista prima, quindi avrà una potenza di calcolo enorme (con uso di intelligenza artificiale) che potrà trovare impiego – come modello – anche in altri ambiti civili.

Il modello di gestione del GCAP si basa su due pilastri complementari: la GCAP International Government Organisation e la Joint venture industriale Edgewing. La GCAP International Government Organisation (GIGO), con sede nel Regno Unito, rappresenta i tre ministeri della Difesa e supervisiona la strategia, i requisiti e l’allocazione delle risorse del programma. La joint venture industriale Edgewing, con una partecipazione paritaria di BAE Systems, Leonardo e Japan Aircraft Industrial Enhancement (Mitsubishi Heavy Industries), ciascuna con il 33,3% divide equamente le responsabilità di sviluppo della cellula tra le tre industrie aeronautiche. Lo sviluppo del propulsore del velivolo è condotto congiuntamente da Rolls-Royce, Avio Aero e IHI, mentre i sistemi di rilevamento e comunicazione avanzati sono organizzati nell’ambito dell’architettura Integrated Sensing and Non-Kinetic Effects & Integrated Communications Systems, supportata dal consorzio G2E che integra i domini radar, guerra elettronica e comunicazioni.

Bisogna anche sottolineare che il GCAP permetterà di sviluppare tecnologie assolutamente sovrane per i tre Paesi partner, quindi senza ostacoli/oneri a ulteriori sviluppi rappresentati da licenze di produzione per motori, cellula e componentistica varia, o dal velo di segretezza imposto da terzi sui codici sorgente dei software installati a bordo. Il GCAP non rappresenta quindi solo un sistema d’arma all’avanguardia che permetterà ai Paesi utilizzatori di avere un game changer sul campo di battaglia, quindi un’assicurazione sulla vita per quanto riguarda la sicurezza del Paese, ma anche un investimento tecnologico ad ampio spettro assolutamente sovrano che farà fare un balzo avanti all’Europa (e al Giappone) dal punto di vista industriale, lanciando la sfida ai concorrenti statunitensi e cinesi.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.