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L’esercito statunitense sta compiendo passi decisivi verso la modernizzazione del suo sistema di difesa aerea a corto raggio, e il trasferimento di molti dei famosi missili Stinger – noti per il largo impiego che ne venne fatto nella guerra sovietico-afghana da parte dei mujiadin, che poterono abbattere gli elicotteri russi negli anni Ottanta – in Ucraina, dove sono ancora ampiamente usati per fronteggiare la crescente minaccia di droni ed elicotteri, ha mostrato la necessità di un nuovo sistema di difesa aerea a corto raggio spalleggiabile e da istallare su mezzi corazzati leggeri, il prima possibile.

Gli arsenali Usa e l’Ucraina in guerra

A quanto pare la necessità di un nuovo sistema analogo al FIM-92 Stinger, designato come MANPADS o Sistema da difesa aerea spalleggiabile, in questo caso a puntamento passivo agli infrarossi, quindi a ricerca di calore, si è fatta “sempre più urgente” da quando lo scoppio della guerra in Ucraina e le conseguenti forniture di armi da parte degli Stati Uniti hanno previsto il trasferimento di migliaia di missili Stinger, rendendo evidente la necessità di un sostituto che prevede, allo stesso tempo, un aggiornamento.

Negli ultimi mesi la Raytheon, azienda che produce il sistema d’arma, ha comunicato di aver completato con successo diversi test e dimostrazioni di sottosistemi destinati a sostituire lo Stinger. Arma che nonostante gli anni, entrò in servizio negli Stati Uniti nel lontano 1981, si è riconferma estremamente utile, per non dire letale, se impiegata contro elicotteri come gli Mil-Mi 8/17 Hip e i Mil-Mi 24 Hind, gli stessi che i mujiaidin abbattevano in Afghanistan dopo essere stati riforniti segretamente dalla CIA, e i più moderni Ka-52 Alligator.

L’azienda statunitense si è detta “fiduciosa nella capacità di fornire rapidamente all’esercito una soluzione conveniente, a basso rischio e altamente producibile” nel quadro del Progetto Next-Generation Short-Range Interceptor o NGSRI, progetto che si propone di superare le limitazioni del sistema Stinger, per rispondere alle crescenti minacce aeree rappresentate da droni e altri velivoli ostili di nuova generazione.

Combattenti afgani intono a un elicottero russo vittima di un lanciatore Stinger spalleggiabile, arma semplice da usare che nella seconda parte della guerra sovietico-afgana ha abbattuto molti degli elicotteri da combattimento inviati da Mosca

L’incubo dei piloti russi

Già nel primo anno di conflitto in Ucraina, una stima delle perdite aeree fatta dal Oryx fece notare come molti dei velivoli persi in combattimento dalla Russia non fossero stati abbattuti per merito di sistemi di difesa aerea come il Patriot statunitense o i sistemi S-300/400 ucraini, ma andassero accreditati ai missili Stinger. Un’arma che, al pari del sistema anticarro Javelin a terra, ha contribuito in maniera importante alla strenua difesa, e, secondo alcuni analisti ha “notevolmente aumentato la capacità dell’Ucraina di impedire alla Russia di raggiungere la supremazia aerea“.

Secondo diversi rapporti dei funzionari ucraini, gli Stinger sarebbero stati in grado abbattere “diversi aerei, tra cui gli avanzati jet da combattimento Su-34“. Lo Stinger nella sua versione spallegiabile pesa circa 20 chilogrammi ed è lungo circa 1,8 metri, si basa su un sistema “fire and forget” ed è letale se impiegato contro un elicottero che, se agganciato, può contare solo sulle sue contromisure di difesa, ossia i flares.

I missili che sostituiranno lo Stinger

I nuovi sistemi d’arma a corto raggio, che possono essere usati da un singolo o da una coppia di operatori, e potranno essere montati su lanciatori fissi, talvolta sviluppati per essere istallati su mezzi come jeep e mezzi corazzati leggeri – tramite l’attuale Stinger Vehicle Universal Launcher – hanno mostrato “una portata di acquisizione massima nettamente superiore” a quella dello Stinger. Mostrando un avanzamento significativo del missile che attraverso un nuovo motore dovrebbe estendere la portata di intercettazione, garantendo una maggiore flessibilità nelle operazioni di difesa aerea.

Stando a quanto riportato da un’approfondita analisi di The War Zone, il gruppo di lancio di comando del nuovo sistema possiede un’interfaccia portatile migliorata che consente un rilevamento e un’identificazione più efficienti dei bersagli aerei, anche in condizioni di bassa visibilità. Mentre la testata del missile ha già dimostrando una “letalità precisa e ripetibile contro un ampio spettro di minacce aeree“.

Il nuovo sistema di difesa aerea a corto raggio prodotto da Reython, che dovrà comunque concorrere con altri sistemi prototipo, si preannuncia un arma all’avanguardia che terrò conto nelle lezioni impartita dai conflitti moderni che hanno dimostrato come e quanto le minacce aeree possano cambiare ed evolversi rapidamente. Anche per via della proliferazione di nuove armi e joint venture che legano potenze considerate “avversarie” dagli alleati degli Stati Uniti. Questi attori internazionali compresi i non-armed-state-actors come i ribelli Houthi dello Yemen, stanno beneficiando delle tecnologie sviluppate da potenze come l’Iran, al pari degli Stati Uniti che hanno dotato dello Stinger l’Ucraina. Pensiamo gli Shahed-136 acquisiti proprio dalla Russia.

Attualmente il programma prevede un approccio competitivo e iterativo, con una fase iniziale di sviluppo seguita da test di volo e prototipazione rapida, con l’obiettivo di avviare una produzione a bassa scala entro la fine del 2028.

Secondo gli osservatori americani il processo di sostituzione dello Stinger è considerato urgente, non solo per la necessità di modernizzazione, ma anche in risposta all’obsolescenza del microprocessore del missile attuale. I missili Stinger sono oggetto di un’estensione della durata della loro capacità, oltre ad aggiornamenti che includono l’aggiunta di una spoletta di prossimità per rendere il missile più efficace contro bersagli più piccoli, come i droni.

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