Recentemente è stato pubblicato il Documento Programmatico Pluriennale (DPP) per la Difesa 2025-2027. Il documento di quest’anno, più scarno rispetto agli anni passati, evidenzia alcune novità da lungo attese e definisce una spesa maggiore rispetto agli anni precedenti, anche grazie a nuovi parametri di conteggio. Prima di addentrarci nella trattazione di alcuni di questo aspetti – i più peculiari – è bene dare uno sguardo a quanto viene indicato sull’approccio strategico nazionale e sulle traiettorie geopolitiche future.
Viene ribadito anche quest’anno il contesto internazionale di instabilità e di crisi persistente nella nostra area di fondamentale interesse strategico rappresentata dal Mediterraneo Allargato: guerra russo-ucraina, conflitto israelo-palestinese, situazione in Siria, crisi del nucleare iraniano. Si afferma che la guerra in Ucraina ha ridato centralità al dibattito pubblico sull’impiego dello strumento militare in un conflitto tra Stati, producendo marcati riflessi sullo scacchiere mondiale, pur con diverse percezioni ed effetti nelle diverse aree del globo. Tra le principali ripercussioni, emerge la necessità di rivedere le catene di approvvigionamento energetico e la crescente rilevanza delle infrastrutture critiche, siano esse logistiche, energetiche o di comunicazione. Tale situazione evidenzia l’urgenza di rafforzare la resilienza nazionale attraverso un approccio integrato alla sicurezza. Infatti è evidente che la costruzione di una difesa moderna non possa prescindere da una profonda trasformazione tecnologica.
Di particolare interesse è la menzione a due teatri particolari: il DPP 2025 rileva la crucialità assunta dall’area indo-pacifica nello scacchiere della competizione globale. L’Italia ha rafforzato il proprio impegno in questa regione per consolidare i legami commerciali e industriali, incluso il settore della Difesa, con i partner regionali, mettendo nero su bianco quanto osservato in questi ultimi due anni con le missioni in Indo-Pacifico di Marina e Aeronautica Militare e l’avvio di un importante partenariato strategico col Giappone. La Difesa concentra infine, sempre maggiore attenzione sull’Artico, in considerazione della crescente rilevanza che la regione assumerà nei prossimi anni per la possibile apertura stabile di nuove linee di comunicazione marittima.
Terre rare, petrolio e gas
Per quanto riguarda le traiettorie geopolitiche future, viene rilevato che nei prossimi quindici anni, le vulnerabilità legate alla sostenibilità e le tensioni sull’approvvigionamento di materie prime potrebbero determinare significativi cambiamenti negli equilibri geopolitici e nelle alleanze strategiche. In questo scenario, si delinea una tendenza verso una competizione nella quale le principali potenze globali si contendono lo spazio di influenza. In particolare quelle strategiche, come le Terre Rare, il petrolio e il gas saranno cruciali per il mantenimento del vantaggio tecnologico in tutti i settori critici quali l’intelligenza artificiale, lo sfruttamento delle energie rinnovabili, la mobilità sostenibile e, non ultimo, i sistemi di difesa (con una tendenza futura agli interessi strategici connessi alle attività di deep mining).
La posizione dominante della Cina nella produzione e raffinazione delle Terre Rare potrebbe evolvere in una situazione prossima al monopolio potenzialmente capace di influenzare la politica economica sui Paesi produttori in Africa e Asia. L’Artico, per la sua crescente accessibilità, diventerà una nuova area di confronto fra le grandi potenze per via delle sue risorse minerarie e per l’apertura di nuove linee di navigazione, soggette a una politica di nazionalizzazione. La crescita di Cina e India potrebbe ridefinire il commercio globale, con iniziative come la Nuova Via della Seta (o BRI – Belt and Road Initiative) che aumenteranno l’influenza cinese, generando nuove alleanze e rivalità. Sarà determinante tenere il passo con il progresso tecnologico per acquisire e conservare il vantaggio strategico nelle tecnologie dirompenti (IA ecc); la principale sfida in tale mutevole contesto consisterà nell’analizzare in modo predittivo le principali innovazioni, mirando ad anticipare le emergenti traiettorie di sviluppo.
Altrettanto rilevanti sono le dinamiche che interessano il dominio spazio che, da ambito esclusivamente scientifico e civile, si è trasformato in un settore strategico per la Difesa e la sovranità nazionale per via della sua crescente militarizzazione.
Così si arriva al 2,01% del Pil
Veniamo ora al bilancio, che nel documento è stato scorporato in diversi settori (mezzi aerei, navali, terrestri, sostegno, infrastrutture ecc), ma che risulta un po’ difficile da decifrare. Il volume complessivo del Bilancio ordinario della Difesa per il 2025 ammonta a 31, 298 miliardi di euro, mentre per il 2026 e il 2027, gli stanziamenti previsionali ammontano invece rispettivamente a 31,208 e 31,749 miliardi. Di questo, per il 2025, la “funzione difesa” viene finanziata con 22,845 miliardi di euro rispetto ai 20,848 dell’anno precedente. Alle legge di bilancio concorrono, come da ormai consuetudine, fondi del MEF, MIMIT e PNRR portando così il bilancio integrato a 35,492 miliardi di euro per il 2025, ovvero a un valore di 1,58% del PIL secondo la previsione di quest’anno che vede il prodotto interno lordo attestarsi sui 2.244 miliardi di euro.
Viene indicato il “bilancio in chiave NATO”, a cui, “secondo parametri standardizzati per esigenze di omogeneità, in modo da poter essere comparati con quelli forniti dalle altre nazioni” sono state aggiunte le pensioni sostenute dall’INPS e le contribuzioni aggiuntive, includendo solo la quota deployable del personale dell’Arma dei Carabinieri, il budget per contesti, domini e settori a cui è stato attribuito un focus più militare, e i progetti di cooperazione militare (ad es. la Military Mobility). Così facendo, e con la detrazione dei fondi destinati alla Funzione Sicurezza fatto salvo la quota per il personale dei Carabinieri impegnati in operazioni fuori area e l’importo afferente all’Arma dei Carabinieri, a meno della quota parte impiegabile presso i teatri operativi, dalle pensioni provvisorie del personale in ausiliaria, il bilancio complessivo per quest’anno sale a 45,315 miliardi di euro, ovvero il 2,01% del PIL.
Per il 90% fornitori italiani
Interessante la tabella che ricapitola l’origine del procurement militare. In questo modo si conferma come l’industria nazionale, insieme alle compartecipate europee, rappresenti più del 90% dei fornitori di sistemi d’arma. L’industria statunitense è rappresentata, quest’anno, solo per quanto riguarda il sistema lanciarazzi HIMARS, i velivoli Gulfstream, C-130J e i droni “Predator”, le Small Diameter Bomb, i missili “Stinger” e gli AIM-9X, e le radio tattiche.
Veniamo ora ad alcune novità più importanti per quanto riguarda le nuove acquisizioni. Nel campo spaziale, spicca la voce di bilancio per i satelliti di comunicazione LEO (Low Earth Orbit) che probabilmente si riferisce alla collaborazione con Leonardo, che sta sviluppando una costellazione di 18 satelliti militari, di cui 12 standard e 6 a infrarossi.
Per quanto riguarda le forze terrestri, presenti i finanziamenti per i nuovi MBT e delle piattaforme A2CS, insieme a un programma di previsto avvio per nuovi veicoli blindati anfibi (programma congiunto EI-MM) del valore di 33,6 milioni di euro per l’anno in corso. Passando alle forze navali, proseguono i programmi FREMM, OPV, LXD e DDX (per il quale sono stanziati 53 milioni nel 2025 e 164 nel 2026), ma soprattutto è stato avviato un programma che prevede lo studio di nuove tecnologie come la costruzione di una portaerei di nuova generazione e i Next Generation Submarine, basati sul concetto del multi capability carrier. Previsto l’avviamento anche di un programma che prevede il prolungamento della vita operativa dei due sottomarini Classe Sauro IV Serie per assicurare il mantenimento di adeguate capacità operative e un livello di prontezza adeguato all’attuale contesto internazionale sino al 2034 – quando potranno essere dismessi al completamento del programma U212NFS – e l’adeguamento delle capacità operative dei sottomarini U212A I Serie, ormai prossimi ai 20 anni di vita operativa. Avviata, dopo il nulla osta governativo, la costruzione di due nuovi “navi spia” secondo il programma J3MS.
Il programma congiunto Marina-Aeronautica
Passando alle forze aeree, l’Aeronautica prevede l’avvio del potenziamento del segmento operativo land-based per gli F-35, consentendo di affrontare gli scenari futuri alla luce delle lezioni apprese dalla recente situazione geopolitica. Restando sugli F-35, quest’anno vengono stanziati 735 milioni (961 nel 2026) per proseguire il programma di acquisizione di 115 velivoli di cui 75 F-35A e 40 F-35B, questi ultimi suddivisi equamente fra AM ed MM. Il GCAP, il velivolo di sesta generazione costruito da Italia, UK e Giappone, vedrà quest’anno 624 milioni di euro di finanziamento (274 nel 2026).
Molto interessante la comparsa dell’avvio del programma congiunto tra Marina e Aeronautica che mira a colmare l’attuale lacuna capacitiva derivante dalla dismissione dei pattugliatori marittimi BR1150, attraverso l’acquisizione di 6 Maritime Multi Mission Aircraft (M3A), destinati a soddisfare l’esigenza nazionale di disporre di una capace piattaforma aerea in grado di condurre operazioni ASW, ASuW, AWW (Above Water Warfare), MW (Mine Warfare), e attività di ISTAR ed EW. Viene riferito che il programma sarà finanziato a partire dal 2027 per un totale di 1,136 miliardi di euro. Questo finanziamento lascia aperta la possibilità di vedere diverse piattaforme, come il giapponese P-1, ma anche il P-8 “Poseidon” statunitense, considerato che la macchina di Boeing ha un costo unitario di 200 milioni di dollari, pari a circa 172 milioni di euro, pertanto 6 “Poseidon” costerebbero 1,032 miliardi di euro.
Da ultimo, per mancanza di spazio, riferiamo che la capacità deep strike e antinave di previsto avvio è stata finanziata con 260 milioni di euro attraverso risorse a “fabbisogno”.