L’abbattimento del F-15 statunitense nel territorio iraniano scalfisce il mito di invincibilità della superiorità aerea statunitense. Al netto degli accordi temporanei raggiunti, le lezioni sul campo per Washington non sono solo tattiche, ma strategiche.
Il “Golia” statunitense e il “Davide” iraniano
Come comunicato dal CENTCOM, lo scorso 2 aprile un F-15E Strike Eagle veniva abbattuto nel corso di uno scontro: con l’eccezionale record di 104 vittorie e 0 perdite nella sua lunga carriera dal 1976, viene registrata la prima perdita in combattimento per questo tipo di velivolo. Un record che non era stato intaccato nemmeno dalle precedenti rivendicazioni di abbattimenti, come quelle attribuite a un presunto MiG-23 e MiG-25 siriani, rispettivamente nel 1978 e nel 1981, da cui non emerse tuttavia mai alcuna prova.
Questa volta le prove esistono, e la perdita non si limita al solo velivolo F-15. Nello stesso arco di 24 ore, anche un aereo d’attacco A-10 Thunderbolt – il celebre “Warthog” impiegato nel supporto alle truppe a terra – è andato perduto nei pressi dello Stretto di Hormuz, assieme alla perdita di un aereo da trasporto turboelica Lockheed C-130 Hercules, due elicotteri HH-60 Jolly Green II e altri quattro elicotteri MH-6 Little Bird distrutti nella stessa location per prevenirne la cattura; in precedenza un F-35 è stato costretto a un atterraggio di emergenza (che l’Iran attribuisce a un impatto) lo scorso 19 marzo; un velivolo da allerta precoce E-3 AWACS distrutto in Arabia Saudita; almeno cinque aereicisterne Boeing KC-135 Stratotanker colpite; altri tre F-15E distrutti lo scorso 2 marzo da fuoco amico in Kuwait; se si considerano anche i nove droni MQ-9 Reaper abbattuti dall’inizio del conflitto il 28 febbraio, con altri 8 MQ-9 dispersi, il quadro complessivo delle perdite aeree statunitensi avrebbe iniziato a delineare un andamento preoccupante per Washington.
Un dato significativo, considerando che le perdite di velivoli da combattimento statunitensi nel 2026 contro l’Iran sono già circa 15 volte superiori rispetto a quelle registrate durante la Seconda Guerra del Golfo.
Cosa ha colpito l’F-15?
Le ipotesi sulla dinamica dell’abbattimento, e sull’arma iraniana, sono diverse. Fonti ufficiali iraniani avrebbero parlato di un “nuovo sistema di difesa aerea” impiegato con successo contro l’F-15. Secondo il New York Times, si sarebbe potuto trattare del sistema terra aria (SAM) a corto raggio denominato Khordad-3, che peraltro fece già registrare alle forze armate iraniane l’abbattimento del drone RQ-4 Global Hawk BAMS-D sullo stretto di Hormuz nel 2019.
Un’ipotesi che tuttavia non convince: i sistemi di difesa aerea tradizionali a guida radar emettono onde radio per rilevare e tracciare un bersaglio, rilevabili anche dai radar warning receiver (RWR) degli aerei moderni, come l’F‑15, che avvertono il pilota della minaccia in arrivo e permettono manovre evasive o contromisure elettroniche. Inoltre, le operazioni SEAD israelo-statunitensi avrebbero degradato i radar nemici, spingendo le difese iraniane a dipendere sempre più da sensori “invisibili” (infrarossi passivi), che non attivano i ricevitori allerta radar.
Secondo l’ex colonnello russo Viktor Litovkin, invece, l’F-15 potrebbe essere stato abbattuto da un Tor-M1, che per certi aspetti rappresenta l’analogo sovietico-russo del Khordad, di cui l’Iran dispone. Ma non esclude il ricorso a eventuali sistemi di difesa aerea portatili (MANPADS), come i russi Igla e Verba: il sistema a infrarossi di tali sistemi individuano l’aereo captando il calore irradiato dai motori tramite un cercatore termico raffreddato, senza alcun uso di radar.
In effetti, le immagini pubblicate dai media statali iraniani presentano un contrasto termico elevato, caratteristico dei sistemi di tracciamento elettro-ottici/infrarossi (EO/IR).
Alcune fonti indicano infatti nel sistema missilistico terra-aria iraniano Majid l’arma più probabile impiegata per l’abbattimento. Il Majid (AD-08) è un sistema di difesa area elettro-ottico a corto raggio e bassa quota sviluppato dalla Defense Industries Organisation iraniana che è stato presentato ufficialmente nell’aprile 2021. Installato su veicoli tattici mobili Aras-2 4×4, è progettato per la difesa di punto contro bersagli a bassa quota, come aerei, elicotteri, missili da crociera e droni.
Una risposta univoca su quale sistema d’arma sia stato impiegato, comunque, è ancora prematura.
Lezione per una “grande potenza”
L’abbattimento del F-15 ha conseguenze che travalicano considerazioni meramente tattiche sui sistemi d’arma impiegati nel teatro iraniano.
Innanzitutto, evidenzia come le operazioni di soppressione delle difese nemiche e di liberazione dell’area di manovra, per quanto avanzate ed efficaci, non siano sufficienti a proteggere le ‘crown jewels’ dei moderni sistemi d’arma da contromisure avversarie.
In secondo luogo, rivelano i limiti della superiorità tecnologica in un contesto asimmetrico, in cui chi si trova in una condizione di inferiorità tecnologica può comunque imporre alla controparte elevati costi economici ed operativi.
Infine, rappresenta un esempio concreto di quella “maledizione delle guerre di media dimensione” richiamata recentemente da Robert D. Kaplan su Foreign Affairs: rispetto a campagne di breve durata, i moderni “Golia” rischiano di subire perdite progressive e logoramento politico pur mantenendo una superiorità tecnologica. La vicenda del F-15 è un segnale che il Pentagono non può ignorare.