Skip to content
Ambiente

Gli Usa puntano su Saint Martin, nuova base segreta nel cuore dell’Asia

Saint Martin, situata a sud del centro turistico costiero di Cox’s Bazar, è l’unica isola corallina del Bangladesh, con spiagge e acque limpidissime, contornate da alberi di palme. Un’economia un tempo fondata quasi esclusivamente sulla pesca, l’isola è divenuta una...

Saint Martin, situata a sud del centro turistico costiero di Cox’s Bazar, è l’unica isola corallina del Bangladesh, con spiagge e acque limpidissime, contornate da alberi di palme. Un’economia un tempo fondata quasi esclusivamente sulla pesca, l’isola è divenuta una meta turistica di primo piano, specie per i flussi interni bengalesi.

L’interesse Usa per Saint Martin

Il presunto interesse degli Stati Uniti per l’isola, tuttavia, non sembra dovuto alle bellezze naturali, quanto alla posizione strategica: coi suoi circa venticinque chilometri quadrati di estensione, si colloca nella parte nord-orientale della baia del Bengala, circa nove chilometri dall’estrema punta sud della penisola di Cox’s Bazar-Teknaf, e circa otto dalla costa nord-occidentale del Myanmar.

Ed è proprio lì che gli statunitensi, stando ad alcune voci mai confermate ufficialmente, vorrebbero costruire una nuova base militare, iniziativa che potrebbe collegarsi alla decisione delle autorità bengalesi di sospendere, dal primo febbraio scorso (e fino a novembre 2025), i viaggi turistici da e per l’isola; per la verità, in passato erano già stati assunte analoghe misure, ma mai a ridosso del periodo che potremmo definire di “alta stagione”, e per ragioni legate alla tutela dell’ecosistema.

Nello scorso mese di giugno molti rifornimenti erano stati tagliati a causa dei combattimenti in corso nello Stato birmano del Rakhine, e a novembre un’ondata di proteste degli abitanti dell’isola, preoccupati per la tenuta del comparto turistico, aveva indotto il governo a fare marcia indietro su una serie di provvedimenti.

Il nuovo premier vicino agli Usa

Alcuni analisti hanno collegato le ultime decisioni concernenti Saint Martin al cambio di colore del governo di Dacca, avvenuto ad agosto del 2024, quando il primo ministro Sheikh Hasina era stata costretto alle dimissioni da una rivolta popolare, e sostituita dall’attuale premier Muhammad Yunus, considerato – a differenza della sua predecessora – molto vicino agli USA.

Giova ricordare, per restare a Saint Martin, che la Hasina ha sempre sostenuto di aver opposto un rifiuto alla richiesta di cessione del suo utilizzo da parte di Washington, per quanto simili affermazioni siano sempre state smentite dagli USA, come tutte le restanti voci, alcune risalenti al 2003, circa progetti militari riguardanti l’isola. L’unica presa di posizione ufficiale assunta dal governo statunitense riguarda le dichiarazioni, dell’agosto 2022, con le quali l’ambasciatore statunitense Peter Haas aveva chiesto «elezioni libere, eque e trasparenti».

Il paese, dopo il cambio di governo della scorsa estate, non ha ancora celebrato nuove elezioni, il che ha indotto alcuni osservatori a ravvisare anche in questo elemento la non genuinità della cosiddetta rivoluzione di agosto, a loro avviso l’ennesima “rivoluzione colorata” fomentata dall’Occidente. Una versione sostenuta dalla stessa Hasina, che in un video messaggio inviato ai suoi concittadini, parlò di dimissioni indotte da Washington, proprio per la sua determinazione a non cedere l’isola di Saint Martin, che sarebbe stata funzionale a un rafforzamento della presenza militare USA nella baia del Bengala. La ex premier è riparata in India, dove l’hanno inseguita accuse di corruzione e repressione del dissenso che le imputano i suoi oppositori, dopo la contestata (e quarta) conferma del gennaio 2024, giustificando la decisione di lasciare solamente al fine di evitare ulteriori spargimenti di sangue.

La Baia del Bengala

In ogni caso, qualunque sia l’approccio e l’interpretazione che si voglia dare alle ultime novità, come ai fatti di agosto – innescati ufficialmente dalla revisione delle norme per l’accesso ai posti di lavoro nella pubblica amministrazione – la Baia del Bengala, incastonata tra India, Myanmar e Bangladesh, rimane un’area strategica, collocata a ridosso di uno dei “colli di bottiglia” più importanti del mondo, lo Stretto di Malacca, che collega l’Oceano Indiano con il Mar Cinese Meridionale.

La Cina, consapevole di questo, aveva intessuto importanti relazioni col Bangladesh della Hasina, oltre che col Myanmar, proprio per garantirsi un accesso sicuro a quest’area strategica  – Pechino dispone di una struttura d’intelligence sulla Coco Island del Myanmar, vicino allo Stretto di Malacca, dalla quale transita quasi l’80 per cento delle importazioni cinesi di energia -, ma l’uscita di scena della Hasina e la prospettiva – ove confermata – di una nuova base USA metterebbe una grossa ipoteca a tale disegno, mentre per parte sua l’India, certamente non dispiaciuta di una eventuale estromissione dei cinesi, non vedrebbe con altrettanto favore la prospettiva di trovarsi gli Stati Uniti nel suo “cortile di casa”.

Non ci possono essere dubbi sul fatto che l’esecutivo insediato dai militari – e guidato dal premio Nobel Yunus – sia avverso alla Cina, e maggiormente in linea con gli interessi di Washington, ma sullo sfondo restano numerosi problemi, non ultimo il ritorno in auge degli islamisti, che da un lato potrebbe complicare i rapporti con Delhi e favorire quelli con il Pakistan, ma dall’altro ingenerare una serie (per nulla infondata) di preoccupazioni per la stabilità interna del Paese.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.