Bilancio da record quello del 2024 per Israel Aerospace Industries (Iai), il maggior conglomerato israeliano del settore della Difesa che ora punta anche a sbarcare in Borsa direttamente dalla porta principale, a Wall Street. Per il gruppo del settore della difesa e dell’aerospazio completamente controllato dal Governo di Israele, si tratta di un passaggio importante per potersi consolidare come grande player nel mercato globale della Difesa, alimentato in questa fase critica di conflittualità geopolitica dal boom globale delle spese militari, soprattutto nei Paesi partner di Israele in Europa e Vicino Oriente.
Nel 2024 il fatturato di Iai è cresciuto del 15% a 6,1 miliardi di dollari, trainato da un’analoga crescita della divisione militare: 5,1 miliardi di dollari gli introiti da procurement legato alle forze armate, oltre un terzo dei quali, 2 miliardi di dollari, garantiti dalle richieste dell’Israel Defense Force impegnata nei vari fronti di guerra incentrati attorno al conflitto a Gaza.
In crescita rispetto agli 1,5 miliardi di dollari del 2023, gli ordinativi dell’Idf hanno registrato un +33% legato proprio allo stato di guerra permanente in cui si trova lo Stato Ebraico, che dunque si ritrova tanto ad essere il primo committente quanto il primo beneficiario delle politiche di investimento. Come riporta il portale Defence Industry, anche l’utile netto, a poco meno di 500 milioni di euro, ha toccato il massimo storico.
Il sempre proficuo business della guerra
E ora l’azienda si trova a cercare potenzialmente soci privati per consolidare un business che sta crescendo sia in Israele che fuori: circa un quinto degli ordinativi, ad esempio, viene dall’Europa, con asset come i missili Arrow 3 utilizzati dall’European Sky Shield Initiative (Essi) che sono sfornati dagli impianti di Iai. L’idea dell’offerta pubblica d’acquisto (Ipo) per piazzare parte del capitale di Iai sul mercato domina i ragionamenti dei manager. “Dobbiamo andare verso un’Ipo”, ha detto il Ceo di Iai Boaz Levy a Ynet, aggiungendo: “Credo che il Governo di Israele lo capisca. Non posso dirvi quando accadrà, ma in generale, credo che accadrà”.
Dai droni di vario tipo, come i Pioneer, gli Harpy e gli Heron, ai dispositivi elettronici e operativi per gli aerei delle forze armate israeliane, passando per l’antiaerea e i veicoli di artiglieria Iai realizza diversi importanti mezzi messi in campo da Israele nelle sue guerre, a Gaza e non solo. Con un portafoglio ordini di 25 miliardi di dollari, l’azienda prevede alti fatturati anche negli anni a venire e un consolidamento del suo business. L’ingresso in borsa mira a permetterle di conquistare commesse anche in altri mercati: gli occhi sono tutti sull’Europa in cu è prossimo a sbarcare il piano di riarmo deciso dalla Commissione von der Leyen e che avrà Israele come uno dei grandi vincitori al fianco degli Usa. Nel frattempo, i venti di conflittualità tornati da Gaza lasciano pensare che l’Idf avrà bisogno ancora a lungo degli appalti di Iai. E che dunque il business della guerra non sia destinato a esaurirsi nel breve periodo.

