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I vecchi “Warthog” devono andare in pensione, e abbandonare definitivamente, dopo una longeva e gloriosa epopea, la flotta dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti. Nessuno però, nonostante il loro ritiro imminente, aveva mai pensato di schierarli su un’isola strategica e contesa nella regione del Pacifico; per respingere la potenziale invasione che stravolgerebbe gli equilibri globali e inciderebbe pesantemente sugli interessi collegati alla produzione e all’acquisizione dei famosi semiconduttori. La base di ogni progetto del futuro.

Che i Fairchild Republic A-10 Warthog siano vicini alla rottamazione lo scriviamo da anni. Tanto è stato scritto sui piani per sostituirli e altrettanto è stato scritto sulla necessità di mantenere in linea questo robusto, efficiente, letale e insostituibile aereo d’attacco al suolo sviluppato durante la Guerra Fredda, proprio per “distruggere” i carri armati e i mezzi corazzati di quello che era il blocco comunista nel vecchio assetto bipolare che aveva diviso il pianeta. Ma se l’ipotesi di affidarli all’Ucraina, per ricoprire un ruolo che non sembra essere stato considerata da Kiev che pure dovrebbe accettare ogni arma possibile dall’Occidente, è rimasta in sospeso, l’opzione di inviarli a Taiwan per “respingere un’invasione“, sembra plausibile al punto da essere presa per buona.

Una risorsa per la difesa di Taiwan

Perché “sbarazzarsi” di 162 aerei d’attacco al suolo entro il 2026, mettendoli a terra e costringendoli nel cimitero di una base aerea in Arizona, dove sarebbero destinati a “marcire al sole“, quando potrebbero essere inviati proprio dove potrebbero dare un contributo fondamentale alla difesa di un’isola sulla quale aleggia lo spettro di un’invasione degna delle grandi operazione anfibie della Seconda guerra mondiale? È questa la domanda che devono essersi posti al Pentagono mentre molti analisti, non solo statunitensi, continuano a ripetere da anni che “Taiwan rischia di subire una massiccia invasione cinese“.

Una prospettiva per cui l’esercito, la marina e l’aeronautica del People’s Liberation Army si starebbero preparando da tempo, senza farne segreto, mentre gli Stati Uniti, consapevoli del rischio di un’invasione cinese, continuano proprio a “centellinare” sostegno militare altrove per concentrare i loro sforzi sul Pacifico. Proprio per fronteggiare eventuali escalation.

Uno scenario preoccupante

I pianificatori dovrebbero sapere che “qualsiasi attacco a Taiwan potrebbe porre fine all’influenza statunitense nella regione e privare gli Stati Uniti di risorse vitali, inclusi i semiconduttori specializzati necessari per la rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale“, scrive l’Asian Times.

E indipendentemente da “come la si guardi“, Taiwan dovrà farsi carico dell’onere di rispondere all’attacco iniziale lanciato da Pechino. I primi giorni saranno decisamente critici, e lo scenario in proiezione più preoccupante delle prime ore dell’operazione militare speciale lanciata dai russi in Ucraina. Sciami di aerei, supportati da missili e droni, si abbatterebbero sulle modeste risorse difensive di Taiwan, spingendole al limite o annullandole.

È improbabile che gli aerei schierati dalle Forza Aerea della Repubblica di Cina, abbreviata in RoCAF, composta da F-16 modernizzati e F-Ck-1 Ching Kuo di produzione nazionale, jet di quarta generazione con capacità limitate alla loro “era”, siano in grado di fermare una flotta d’invasione, o di supportare le difese aeree taiwanesi al punto da neutralizzare i sistemi avanzati che sicuramente Pechino impiegherebbe. Questo è abbastanza certo.

D’altra parte, è indubbio che se la flotta di A-10 sopravvivesse agli attacchi preliminari, che immaginiamo prevederebbero un decisivo alleggerimento delle capacità militare di Taiwan attraverso il lancio di armi di precisione – magari missili ipersonici, potrebbe dare un contributo importante nelle prime fasi dell’invasione. Fornendo il supporto aereo ravvicinato per cui l’A-10 Warthog è stato pensato, e inchiodando “sulle spiagge” o in prossimità delle “teste di ponte” molti dei mezzi corazzati che verrebbero riversati sull’isola dalle chiatte e dalle navi getta ponti. Quelle unità navali che, sempre stando alle analisi di molti osservatori, sarebbero state pensate proprio per sbarcare la “forza d’invasione” del Dragone sull’isola dei microchip che di fatto fa parte della Repubblica Popolare Cinese, ma in pratica si allinea e chiede il supporto di Washington per non sottostare alle volontà del governo di Pechino.

Questo scenario, anche solo a metterlo nero su bianco, per tanti è soltanto fantapolitica da intrattenimento. Tuttavia, l’idea di fornire gli A-10 a Taipei è stata ritenuta una possibile “soluzione”. Efficace o meno? Sarebbe meglio non dover mai arrivare al punto di scoprirlo.

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