Difesa /

Il segretario dell’U.S. Air Force, l’aeronautica militare statunitense, Frank Kendall ha recentemente confermato che cinque nuovi bombardieri B-21 Raider sono in fase di assemblaggio presso gli stabilimenti della Northrop Grumman di Palmdale, in California. Questi velivoli fanno parte del lotto Engineering and Manufacturing Development (Emd), finanziato nell’ambito del contratto Long-Range Strike-Bomber (Lrs-B).

A giugno di quest’anno eravamo venuti a conoscenza del completamento dei primi due prototipi e dei loro primi test di volo da effettuarsi entro la prima metà del 2022. Pochi mesi prima, ad aprile, era stato comunicato dal Pentagono che il lavoro sul bombardiere non era solamente rientrante nel budget stanziato, ma rientrava anche (per la maggior parte) nei tempi stabiliti preventivamente: una sorta di miracolo nel mondo dell’approvvigionamento di hardware militare, soprattutto quando si tratta di sistemi complessi.

Ora, la notizia che i primi prototipi saranno cinque, lascia intendere che il lavoro sul B-21 sia proseguito sostanzialmente senza intoppi anche se intorno alla nuova macchina persiste un pesante velo di segretezza, com’è ovvio che sia in questi casi. I dettagli sul programma del nuovo bombardiere strategico con capacità di attacco nucleare, infatti, in generale sono stati volutamente scarsi e, a volte, abbiamo assistito anche a una certa confusione sull’esatto stato di avanzamento dell’aereo nella catena di montaggio.

A oggi non sappiamo ancora quanti velivoli saranno presi in carico dall’U.S. Air Force né quanti aerei la forza armata si aspetta di ricevere come parte della fase Emd del programma, un periodo di convalida che si attua prima della produzione a pieno regime. L’Air Force spera di prendere in consegna quasi 150 nuovi bombardieri stealth – nelle ipotesi più ottimistiche – che andranno a far parte di una forza complessiva da bombardamento composta da 225 velivoli comprendente i nuovi Raider e i vetusti (e più longevi in assoluto) B-52H, che grazie a diversi aggiornamenti – tra i quali nuovi motori che saranno Rolls Royce – potrebbero essere utilizzati sino al 2045/2050. L’attuale forza complessiva da bombardamento strategico (nucleare e non) statunitense comprende 20 B-2A, 61 B-1B e 76 B-52H, per un totale di 157 velivoli, sebbene non tutti siano disponibili nel medesimo momento. In particolare, nei piano dell’Usaf, c’è di ridurre la forza di B-1 a 45 esemplari, portando il totale a 142 velivoli complessivamente.

Ancora oggi si dice che il programma B-21 rientri nel budget preventivato e che rispetti, nel complesso, la tabella di marcia. La costruzione di cinque prototipi non è una novità per il Pentagono: per il B-2A Spirit furono costruiti sei aerei che hanno finito per essere una parte importante della piccola flotta di 21 che era stata formata.

Sebbene non si sappia molto delle caratteristiche del nuovo bombardiere, a parte che sfrutti la soluzione dell’ala volante come il suo predecessore e che, probabilmente, sarà dotato di motori che sono un’evoluzione del Pratt & Whitney F135 da circa 20mila chilogrammi di spinta, lo stesso motore che equipaggia l’F-35 “Lightning II”, sappiamo che il Pentagono sta finalizzando la predisposizione della rete di supporto logistico per il velivolo. L’Usaf, infatti, prevede che il B-21 entrerà in servizio presso la base di Ellsworth in South Dakota, a metà degli anni 2020, successivamente nella base Whiteman nel Missouri e a Dyess, in Texas.

Il B-21, come tutte le macchine moderne, sarà più di un semplice bombardiere: in ultima analisi sarà una piattaforma di attacco e di intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr) con equipaggio opzionale, capacità nucleare e multiruolo che abiliterà altre piattaforme, oltre ad essere abilitata da altre piattaforme, come parte di una famiglia di sistemi avanzati. Un “sistema di sistemi” come lo è l’F-35, come sarà il caccia Tempest e come si configurano altri assetti navali e terrestri di ultima generazione schierati nelle forze armate occidentali. In ogni caso, oltre a sapere che avrà un disegno che affonda le sue radici nello sviluppo iniziale del B-2, che possiederà doti di bassa osservabilità a banda larga (tecnologia stealth di prossima generazione) e che sarà più piccolo dello Spirit, le sue specifiche rimangono coperte da segreto.

Una cosa che si può dire è che sfrutterà molti sottosistemi e sensori che hanno già raggiunto la loro maturazione e sono in produzione, e che quindi hanno già subito un importante lavoro di riduzione del rischio: il rispetto delle tempistiche si può spiegare in questo modo.

Nel complesso il Raider sarà anche molto più flessibile e adattabile rispetto al B-2, quindi in grado di svolgere non solo missioni di bombardamento convenzionale e atomico, ma anche, possibilmente, servire da piattaforma volante a lunghissimo raggio per il coordinamento degli assetti sul campo di battaglia in modalità “nascosta” grazie alle sue caratteristiche stealth. In altre parole dovrebbe essere un sistema d’arma incredibilmente straordinario.

Si tratta, ovviamente, di supposizioni stante la segretezza intorno al velivolo, ma quello che sarà sicuramente straordinario sarà vedere se il programma rispetterà tempistiche e bilancio: qualcosa di più unico che raro nel mondo dell’industria militare moderna.

Vogliamo tornare un attimo sul numero dei bombardieri previsti: 150 sono molti, e questo numero, quasi sicuramente, sarà soggetto a variazioni che dipenderanno del costo unitario del velivolo comprensivo di quello riguardante il suo ciclo-vita. Così tanti velivoli, però, evidenziano la maggiore attenzione del Pentagono verso la proiezione di forza dall’aria in uno scenario che ricorda, ma solo a grandi linee, quello del Sac (Strategic Air Command) nel secondo dopo guerra quando l’Usaf poteva disporre di un numero elevato di bombardieri strategici. Significa, in buona sostanza, che, pur con assetti del tutto nuovi e per molti versi rivoluzionari, la strategia della guerra aerea è tornata a guardare alla minaccia data da entità statuali che ora possiedono sistemi ad alta tecnologia in grado di offrire protezione ben oltre i confini nazionali. Il B-21 sarà un bombardiere, sulla carta, capace di penetrare queste difese.