La guerra non si combatte solo con i missili o con le bombe degli alleati, siano o meno efficaci di quelle a “grappolo” promesse dal presidente americano Joe Biden, ma anche con semplici informazioni dal cielo. Con le imbeccate “sottratte” dai piloti che sfrecciano tra le nuvole per verificare se i radar hanno “tanato” un velivolo ostile che ha violato lo spazio aereo della Nato o si è trattato di un falso allarme. Se inviate al momento giusto e attraverso il corretto iter, quelle informazioni possono dare un allarme, stabilire una traiettoria, allertare una linea di difesa, salvare una postazione e con essa delle vite.
Sembrano saperlo i piloti della nostra Aeronautica militare, i migliori, quelli destinati ai caccia intercettori Typhoon che squarciano il cielo oltre la velocità del suono quando viene impartito l’ordine di scramble: la procedura di decollo immediato, avviata anch’essa da una semplice informazione di allerta, a volte ottenuta dal controllo radar, a volte anticipata da alleati e Stati confinanti – sempre e comunque per verificare un boogie, uno zombie o un bandit. Nel gergo della Nato tracce radar non identificate, o velivoli identificati come ostili o nemici.
Come riporta l’Ansa a firma di L. Attianese, i nostri caccia impegnati a sorvolare il Mar Nero avrebbero acquisito “dati e informazioni” che, in seguito alla triangolazione passata per Roma e Kiev, hanno fatto “scattare un alert via messaggio” sui cellulari dei soldati ucraini schierati nelle trincee del Donbass. Dove si continua a combattere, come cento anni fa sul Fronte orientale, una guerra di posizione, scandita da offensive e controffensive mentre si aspetta nelle trincee.
Protagonisti di questo delicato passaggio di informazioni sarebbero alcuni dei dieci piloti italiani che hanno sorvolano regolarmente i Carpazi e “supportano tra le nuvole della Romania le truppe di Kiev”, impegnata da oltre 500 giorni a respingere l’invasione dell’esercito russo. Spintosi ben oltre i termini iniziali dell'”operazione militare speciale” annunciata da Mosca con un certo ritardo.
Uno scenario delicato
Nella dozzina di scramble ordinati ai caccia italiani – che si spingono ai limiti di quelli che vengono riportati come “campi rurali” della Romania e dalle enormi altitudini raggiunte, si possono notare non distanti da quei confini le “striature grigie” lasciate dai missili da crociera che bucano le nuvole e segnano il cielo prima di cadere nei territori di guerra – sono stati raccolti molti dati.
Dati che in seguito vengono processati, analizzati in Romania e in Italia, per essere trasmessi e condivisi con la Nato e gli “organismi dell’intelligence militare ed utilizzati per aiutare la comprensione degli scenari tattici e strategici, per azioni trasparenti”.
“Lo scenario è complesso e non lascia spazio ad errori, che potrebbero essere visti come provocazioni”, ha tenuto a sottolineare il comandante del Task Group Typhoon, riporta la fonte dell’Ansa, che spiega come i dati vengono elaborati nel bunker sotterraneo di Santa Rosa; e rivela la creazione di un “ombrello virtuale di informazioni sui dati” per concedere a Kiev quel minimo vantaggio per “competere alla pari con la Russia” in una guerra che ha per la prima volta visto in campo anche i telefoni cellulari come “arma”. Sia di intelligence o di propaganda.
La missione dei nostri caccia
Operante nell’ambito della missione Nato nata dopo l’invasione russa della Crimea nel 2014 a scopo di difesa e deterrenza e oggi, l’Aeronautica militare italiana ha di stanza nella base aerea di Mihail Kogalniceanu, sulla costa del Mar Nero, quattro caccia Eurofighter Typhoon, piattaforme multiruolo di quarta generazione avanzata che operano di concerto con i velivoli degli stati partner dell’Alleanza atlantica per garantire la sicurezza nello spazio aereo e monitorare ogni eventuale minaccia o violazione.

