Da qualche mese l’Asia centrale è finita in cima alle agende degli alti funzionari indiani. A Delhi l’interesse per la regione è aumentato di pari passo con l’esigenza di trovare nuovi partner energetici e commerciali, ma anche inediti acquirenti di armamenti. Tutto è iniziato a fine agosto, con la visita di Narendra Modi in Uzbekistan e Kirghizistan culminata nel vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco) a Bishkek, ed è proseguito pochi giorni fa con un annuncio a sorpresa. L’India ha fatto sapere di aver venduto il suo sistema missilistico di difesa aerea Akash al Tagikistan e al Turkmenistan.
In realtà l’impegno del gigante asiatico con i cinque “stan” della regione, compreso il Kazakhstan, risale al 2012 con l’adozione della politica Connect Central Asia, pensata appositamente per incrementare la presenza indiana in una zona di elevata importanza strategica, e che ha acquisito slancio proprio grazie all’ascesa di Modi.
Certo, la possibilità di vendere strumenti militari in loco offre all’India la chance di esaudire il suo grande desiderio: quello di trasformarsi in un riconosciuto e riconoscibile esportatore globale di armi. C’è però dell’altro.

Anche l’India punta sull’Asia centrale
Basta dare un’occhiata al sottosuolo degli “stan” per capire come mai l’Asia centrale, a lungo denominata “cortile di casa della Russia” per sottolineare la forte influenza di Mosca, e adesso aperta anche alla presenza cinese, interessi così tanto anche all’India.
Il Kazakistan, per esempio, possiede una delle maggiori riserve di uranio al mondo, oltre a carbone, piombo, zinco, oro e minerale di ferro. Il Kirghizistan vanta invece un enorme potenziale aurifero e idroelettrico, così come il Tagikistan. Il Turkmenistan controlla una delle più grandi riserve di gas naturale al mondo, mentre l’Uzbekistan fa rima con oro, uranio e gas naturale.
A partire proprio dall’esigenza di garantire un adeguato sostentamento energetico all’India – un’esigenza resasi ancora più scottante in seguito allo scoppio della guerra in Medio Oriente – Modi ha pensato bene di recuperare, anzi rilanciare, il dialogo con l’intera regione.
Ci sono tuttavia altre tre motivazioni che hanno spinto l’Elefante indiano a guardare verso l’Asia centrale: la necessità di cooperare con i governi locali in materia di sicurezza, ancor più dopo la salita al potere dei talebani in Afghanistan; quella di promuovere progetti commerciali come il Corridoio Internazionale di Trasporto Nord-Sud ;e, infine, l’urgenza di bilanciare l’avanzata cinese sempre più evidente con la Belt and Road Initiative.

La diplomazia dei missili di Modi
È notizia recentissima, come anticipato, la vendita indiana del sistema missilistico Akash a Tagikistan e Turkmenistan. Più che soddisfatto il segretario alla Difesa di Delhi, Rajesh Kumar Singh, che ha rivelato all’agenzia di stampa Asian News International il crescente interesse internazionale per l’arma. “Akash, direi che è uno dei nostri successi. Dimostra la maturazione del nostro sistema di progettazione e produzione missilistica nazionale. È efficace contro bersagli aerei ad alta velocità”, ha proseguito Singh, ricordando che il primo cliente è coinciso con l’Armenia.
Cosa sappiamo dell’Akash? Sviluppato dall’Organizzazione indiana per la Ricerca e lo Sviluppo della Difesa, parliamo di un sistema missilistico terra-aria a corto raggio progettato per ingaggiare più bersagli contemporaneamente e dotato di protezioni contro le interferenze elettroniche. Secondo il Ministero della Difesa indiano sarebbe in grado di colpire bersagli aerei a un’altitudine compresa tra 100 metri e 20 chilometri, con una gittata operativa che va da 4,5 a 25 chilometri.
Ogni missile è lungo 5,87 metri e pesa circa 710 chilogrammi. Il programma Akash può inoltre contare su nuove varianti, tra cui Akash Prime e Akash-Ng, dotate di sensori avanzati e di ulteriori aggiornamenti tecnologici.
L’India, insomma, ha l’occasione di consolidare la propria presenza in Asia centrale occupando parte dello spazio lasciato dalla Russia (che ha ridotto le esportazioni di armamenti preferendo concentrarsi sul conflitto in Ucraina). Il grande obiettivo di Modi? Aprire un canale privilegiato per sfruttare le ingenti risorse energetiche della regione.
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