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Sotto gli auspici del ministero della Difesa italiano, Leonardo e Knds (joint venture tra la francese Nexter e la tedesca Krauss-Maffei Wegmann) hanno firmato lo scorso 13 dicembre a Roma, presso Segredifesa, un accordo che si pone l’obiettivo della creazione di un “Gruppo di Difesa Europeo” e il rafforzamento della collaborazione nel campo dell’elettronica terrestre.

Come si legge in una nota diffusa da Palazzo Baracchini, l’alleanza strategica tra le due corporate consentirà di implementare programmi di collaborazione tra le nazioni europee attraverso il rafforzamento delle proprie basi industriali e lo sviluppo della futura generazione di piattaforme per veicoli blindati, tra le quali l’Mgcs (Main Ground Combat System), e ha l’obiettivo congiunto di accrescere ulteriormente le capacità di produzione e sviluppo in Italia e di utilizzarle per futuri progetti europei e di export. Come parte dell’accordo bilaterale si è finalizzato anche il programma di acquisizione nazionale per i nuovi Mbt (Main Battle Tank) Leopard 2A8, già indicato nel Documento Programmatico Pluriennale (Dpp) della Difesa 2023-2025.

Da questo documento sappiamo che i costi complessivi per 125 (o 133) nuovi Leopard 2A8 e per circa 140 varianti specializzate, inclusi veicoli di supporto tecnico Bergepanzer 3 Bueffel, gittaponti Panzerschnellbruecke Leguan o Panzerschnellbruecke 2 e carri per il Genio Pionierpanzer 3 Kodiak, è di 8,24 miliardi di euro, di cui 4 già messi a bilancio da qui sino al 2037. Con il partenariato tra Leonardo e Knds si sono poste le basi per una cooperazione volta alla costruzione del nuovo Mbt che, come affermato da Leonardo stessa in un comunicato stampa, sarà “basato sul Leopard 2”.

Le aziende collaboreranno nello sviluppo, nella costruzione e nella manutenzione del carro armato per l’Esercito Italiano, oltre che per le piattaforme di supporto. Pertanto, come riportato da Rid, dovrebbe nascere un Leopard 2A8 “italianizzato”, cioè un carro armato dotato di sistema di condotta del tiro, di apparati di comunicazione e di comando e controllo (e probabilmente anche elementi della torretta) forniti da Leonardo. Negli accordi siglati ieri, anche se non esplicitato, sembrerebbe essere coinvolto anche il nuovo Aics (Armoured Infantry Combat System), cioè la nuova famiglia di veicoli cingolati da combattimento per la fanteria dell’Esercito Italiano.

I programmi attuali prevedono che i primi carri armati Leopard 2A8 potrebbero essere consegnati già nel 2028 e supponendo che la produzione e le consegne avvengano tra quell’anno e il 2037 (ovvero nell’arco di 9 anni) e che sia confermato l’ordine per 133 Mbt, la produzione annuale per l’Italia sarebbe di circa 14 carri armati all’anno, senza contare le varianti specializzate già citate. Si tratta di un tasso di produzione lento, tipico dei Leopard 2, infatti numeri simili compaiono nel contesto dell’adempimento degli ordini per la Bundeswehr tedesca e per le forze di terra ungheresi e norvegesi.

La collaborazione tra Leonardo e Knds per i Leopard 2A8 genererà un importante ritorno per l’economia e le capacità industriali nazionali: secondo Der Spiegel l’indotto relativo ai contratti di armamenti avrà un valore di quasi 50 miliardi di euro. Inoltre si prevede la creazione di un nuovo sito di produzione per il carro armato in Italia. La stipula di questo accordo di cooperazione industriale italo-tedesco, che coinvolge indirettamente anche la Francia, come detto, potrebbe dare nuova linfa vitale al programma Mgcs, sebbene chi scrive ritiene che questa possibilità sia molto difficile da attuarsi.

Francia e Germania hanno dimostrato, nel corso di questi anni, di non riuscire a trovare un accomodamento per quanto riguarda la ripartizione industriale di due programmi importanti: nei piani di Berlino, infatti, l’Mgcs sarebbe dovuto essere a trazione tedesca, mentre lo Scaf (Système de Combat Aérien du Futur), a guida francese. Nella realtà Parigi ha imposto la sua visione in entrambe le cooperazioni per protezionismo industriale, generando più di un malumore in Germania. I rapporti sono quindi sempre stati molto tesi, generando ritardi: l’arrivo del primo Mbt di nuova generazione, originariamente fissato al 2035, è stato posticipato al 2040 con tutti i rischi che ne derivano in termini di prematura obsolescenza della nuova piattaforma e relativi alle necessità di sostituzione della linea carri.

La Francia, nei mesi scorsi, è arrivata a caldeggiare l’ingresso dell’Italia nel programma per cercare di imprimere un’accelerazione allo stesso e di portare i tedeschi a più miti consigli per quanto riguarda le necessità industriali, mentre la Germania ha ventilato la possibilità di procedere con una seconda piattaforma di nuova generazione con la partecipazione italiana, della Svezia e della Spagna.

Se il programma Mgcs trarrà beneficio dalla presenza attiva italiana, si apre la prospettiva di un polo europeo industriale per la produzione di carri armati e veicoli corazzati, che potrebbe fungere da attrattore per le altre nazioni europee. La questione, però, è molto delicata, e il partenariato italo-tedesco potrebbe invece risolversi in una collaborazione esclusiva proprio perché la Germania ha mostrato più volte l’intenzione di procedere col nuovo Mbt anche senza la Francia. Un forte segnale in questo senso è dato dalla presentazione del KF51 “Panther”, un Mbt che, come si può leggere sul sito di Rheinmetall, esprime “un concetto radicalmente nuovo non vincolato dalla tecnologia di ieri”.

Il KF51 ha infatti le caratteristiche dell’Mgcs: la massima letalità sul campo di battaglia combinata con un concetto di sopravvivenza integrato e collegato da un backbone di dati Ngva (Next Generation Vehicle Architecture) completamente digitalizzato per consentire capacità operative e automazione di prossima generazione. In particolare tutte gli armamenti di bordo sono collegati ai sistemi di mira e al computer di controllo del fuoco attraverso un’architettura completamente digitalizzata, consentendo operazioni hunter/killer e killer/killer, ingaggi di bersagli senza interruzioni e futuro supporto decisionale a intelligenza artificiale. Il “Panther” è progettato per controllare veicoli aerei senza pilota, loitering munitions e una gamma di veicoli terrestri senza equipaggio. Il suo sistema completamente digitalizzato consente un vero accoppiamento uomo-macchina e il controllo degli Ugv (Unmanned Ground Vehicle) gregari.

Si configura, quindi, come un Mbt “sistema di sistemi” che è proprio il requisito principale dell’Mgcs. Il KF51 non è più solo un dimostratore tecnologico: le autorità ungheresi finanzieranno gli adattamenti industriali necessari per consentire alla loro fabbrica di Zalaegerszeg di produrre il nuovo carro armato, e si è anche proposto di produrlo in Ucraina, per fornirlo all’esercito di Kiev.

Al di là quindi del fiume di parole speso in questi anni sull’Mgcs, bisogna considerare quanto si è messo nero su bianco, e attualmente la partecipazione italiana è solo ventilata in futuro anche in quest’ultimo accordo, ma attendiamo di vedere se il Dpp Difesa sarà aggiornato con lo stanziamento di fondi per la nuova piattaforma, che sino a oggi non ci sono. Il carro europeo di nuova generazione, quindi, resta per il momento ancora una chimera.