La svedese Saab tenta il Canada e mira a offrire a Ottawa la possibilità di co-produrre il caccia Jas-39 Gripen, in ascesa nella sua proiezione di mercato internazionale, per intercettare le sue esigenze di espansione con la spinta del Paese nordamericano di rompere la stretta dipendenza dagli Usa.

I dilemmi del Canada sui caccia

Il Canada ha finora acquistato solo 16 degli 88 F-35 americani ordinati negli anni scorsi e per rilanciare la sua aeronautica potrebbe puntare sul versatile caccia svedese già promesso per gli anni a venire all’Ucraina e sul quale Saab punta a mettere sul tavolo la possibilità per Ottawa di co-produrre ed esportare il velivolo.

Il Canada sul breve periodo vuole sostituire i vecchi caccia F-18. In prospettiva, però, la spinta del primo ministro Mark Carney a un rapporto più equilibrato con gli Usa e l’attenzione del sistema militare del Paese per una relazione più salda con i partner europei ha la possibilità di ricondizionare l’investimento oggi previsto di 19 miliardi di dollari per i velivoli della Lockheed Martin.

Defense News riporta che nel recente Singapore Airshow Mikael Franzén, responsabile commerciale per il Gripen di Saab, ha spinto molto su Ottawa, che mira ad aggiungere al Brasile come Stato operatore e costruttore del caccia. Sarebbe una svolta strategica importante e un cambio di paradigma che del resto la stampa specializzata in scenari securitari non manca, da tempo, di prospettare.

F-35 contro Gripen?

Per ora la narrazione di Saab è che il Gripen potrebbe essere un ottimo complemento agli F-35, dato che il Jas-39, nota National Interest, “è noto per la sua capacità di operare in ambienti difficili, tra cui aeroporti remoti e persino autostrade in caso di emergenza, un vantaggio nella vasta ma scarsamente sviluppata regione settentrionale del Canada”, aggiungendo che “un punto di forza fondamentale è che il Gripen è stato sviluppato con bassi requisiti di manutenzione e costi operativi inferiori rispetto ai caccia concorrenti come l’F-16 Fighting Falcon”. Questi fattori hanno reso appetibile il Gripen a operatori come Brasile e Thailandia, mentre Colombia e Perù ne valutano l’acquisto.

La spinta dell’opinione pubblica del Paese nordamericano è notevole: la disaffezione imposta dal ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump alle relazioni tra Ottawa e Washington ha spinto molti abitanti del Canada a promuovere tutto ciò che palesa un cambio di rotta rispetto alla relazione speciale nel quadro di un ordine globale ritenuto da Carney in frantumi. Il primo ministro, conscio del fatto che il programma di acquisto di F-35 da parte del Canada può spingere al contempo appalti e affari per l’industria dello Stato della foglia d’acero, non deciderà prima di aver chiaramente realizzato l’idea che un’eventuale aggiunta o sostituzione da parte del Gripen risponda, effettivamente, al progetto “Ricostruire, riarmare e reinvestire” con cui Ottawa sta consolidando il suo apparato militare.

Le opzioni del Canada

Policy Options ha definito la politica del Partito Liberale che governa il Canada come orientata al “produttivismo strategico : un sistema in cui gli investimenti guidati dallo Stato vengono impiegati per costruire capacità nazionali in settori geopoliticamente sensibili” nel contesto di un sistema che “ha cambiato la grammatica dell’economia politica canadese, elevando la spesa militare da un costo sostenuto con riluttanza a una forza generativa di rinnovamento nazionale” di stampo keynesiana.

Saab lo ha capito e offre la sponda a Ottawa in un contesto che vede il Canada tra i Paesi partner selezionati dall’Unione Europea per partecipare al piano Security Action for Europe (Safe) di consolidamento delle capacità industriali per la Difesa. Le competenze canadesi possono far comodo anche alla Svezia, che ad esempio punta le navi rompighiaccio del costruttore Davie, e in quest’ottica chiudere un patto sui Gripen può contribuire a plasmare una nuova relazione transatlantica. Aperta a consolidare difesa, industria e sicurezza nel quadro di un paradigma post-americano a cui sempre più Paesi guardano.

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