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Durante un’audizione del House Armed Services Committee tenutasi martedì 8 giugno, Darlene Costello, assistente segretario dell’Usaf, ha rivelato che i primi due prototipi del nuovo bombardiere strategico B-21 Raider sono stati completati presso lo stabilimento 42 della Northrop Grumman di Palmdale, in California.

Contestualmente con la notizia, è stato confermato che il primo volo del B-21 verrà effettuato entro la prima metà del 2022, come già era stato affermato da Randall Walden, direttore del Rapid Capabilities Office dell’U.S. Air Force, a gennaio in occasione della comunicazione della costruzione del secondo prototipo del bombardiere. Nel frattempo, l’Usaf non ha detto cosa farà esattamente con i due esemplari, ma ci saranno sicuramente numerosi test a terra e simulazioni.

Le buone notizie erano continuate ad aprile, quando era stato comunicato dal Pentagono che il lavoro sul bombardiere non era solamente rientrante nel budget stanziato, ma rientrava anche (per la maggior parte) nei tempi stabiliti preventivamente: una sorta di miracolo nel mondo dell’approvvigionamento di hardware militare, soprattutto quando si tratta di sistemi complessi.

A questo proposito è lecito supporre, date le somiglianze nel design tra il B-21 ed il B-2, che il programma per il Raider sia proseguito celermente e coi costi stabiliti anche perché ha potuto beneficiare del lavoro svolto, ormai qualche decennio fa, sullo Spirit.

Le buone notizie, però, terminano qui. Sembra infatti che negli ambienti militari ci sia il timore che il ritmo di produzione del B-21 possa finire per vanificare i piani dell’U.S. Air Force di schierare una futura forza composta da 225 bombardieri comprendente i nuovi Raider che si accompagneranno ai vetusti (e più longevi in assoluto) B-52H, che grazie a diversi aggiornamenti potrebbero essere utilizzati sino al 2045/2050. L’attuale forza complessiva da bombardamento strategico (nucleare e non) statunitense comprende 20 B-2A, 61 B-1B e 76 B-52H, per un totale di 157 velivoli, sebbene non tutti siano disponibili nel medesimo momento. In particolare, nei piano dell’Usaf, c’è di ridurre la forza di B-1 a 45 esemplari, portando il totale a 142 velivolo complessivamente.

Il generale David Nahom, vice capo di Stato maggiore dell’aeronautica per quanto riguarda la programmazione e pianificazione, ha confermato che la cifra totale di bombardieri. Considerando che tutti i B-1 e B-2 dovranno essere ritirati nel corso degli anni, un semplice calcolo fornisce una composizione della forza da bombardamento strategico con 76 B-52H attualmente in servizio e 149 B-21. È bene sottolineare che la cifra di Raider non è stata confermata e presume anche che il numero di B-52 rimanga costante nei prossimi decenni.

L’esigenza, ora, è quella di strutturare il programma di costruzione in modo da accelerare le tempistiche di consegna dei velivoli, affinché l’Usaf possa ottenere nei tempi tecnici previsti il rinnovamento della sua flotta da bombardamento. C’è anche il problema attuale del ritiro dei B-1B, che qualora i Raider non dovessero arrivare con la cadenza stabilita, dovrebbe essere sospeso o ridimensionato in quanto è necessario garantire un adeguato numero di bombardieri da schierare nei vari teatri in cui opera l’Usaf. Attualmente sono in procinto di essere ritirati dal servizio 17 Lancer, tra i più logori, riducendo così la forza di B-1 a 45 velivoli. Sempre Nahom afferma, infatti, che il loro numero non sarà ulteriormente ridotto fino a quando i B-21 non saranno disponibili. “Non abbiamo intenzione di scendere sotto i 45, perché le nostre unità hanno bisogno di potenza di fuoco nei prossimi cinque, sette, dieci anni, fino a quando i B-21 inizieranno ad arrivare nei numeri di cui abbiamo bisogno”, ha dichiarato il generale come riportato da The Drive.

L’Air Force prevede di spendere circa 300 milioni di dollari per il programma B-21 nel 2022, e 1 miliardo in cinque anni. L’Usaf ha richiesto 2,8 miliardi di dollari per la ricerca e lo sviluppo dell’aereo nel solo anno fiscale 2021. Secondo il Congressional Budget Office del 2018, il costo di sviluppo e acquisto dei primi 100 velivoli sarebbe pari a 80 miliardi di dollari del 2016.

Parallelamente l’U.S Air Force sta pensando alla logistica per il nuovo bombardiere, e nella fattispecie alle basi che andranno ad ospitarlo. L’aeronautica statunitense ha infatti già in discussione i progetti di costruzione delle infrastrutture che vedranno la presenza stabile del nuovo bombardiere stealth.

Come annunciato già a marzo 2019, i primi bombardieri saranno ospitati presso la base aerea di Ellsworth in Sud Dakota, che ora vede la presenza dei B-1B, a cui seguirà il loro dispiegamento a Dyess, in Texas, che attualmente ospita sempre i Lancer, e a Whiteman, in Missouri, dove ci sono i B-2.

Non sappiamo molto dei dettagli tecnici dei B-21, se non che si tratta di un bombardiere subsonico ad ala volante con due membri di equipaggio (molto probabilmente). Sappiamo anche che avrà capacità nucleare ma anche in questo caso non sono noti i piani del Pentagono in merito, cioè quanti velivoli avranno effettivamente la possibilità di essere usati come vettori di missili da crociera e bombe atomiche. Una questione non da poco in quanto il numero dei bombardieri nucleari è fissato dal trattato Start. Parallelamente non sappiamo se, in futuro, a tutti i B-52H in forza all’Usaf verrà tolta questa possibilità in favore dei B-21 oppure no.

Quello che è invece evidente è che la scelta dell’Usaf di dotarsi di un numero così elevato di bombardieri stealth mostra la maggiore attenzione data dagli strateghi del Pentagono alla necessità di penetrare in ambienti ostili altamente contestati, ovvero dotati di difese aeree complesse e moderne. Si è tornati quindi, in un certo senso, alla stessa necessità che aveva portato alla nascita del B-2, la cui linea di produzione è stata chiusa sia per una questione di costi sia per l’avvenuta mancanza della necessità strategica che aveva portato alla sua nascita in quell’arco di tempo successivo al termine della Guerra Fredda.