Si alza la pressione statunitense su Cuba? Da tempo il presidente Donald Trump, che a settembre 2025 ha lanciato l’Operazione Southern Spear per contrastare i presunti narcotrafficanti e i Paesi avversari di Washington tra Mar dei Caraibi e America Latina, ha indicato che Washington potrebbe considerare valida l’ipotesi di colpire l’Isla Grande con un’operazione volta a accelerarne il regime change e a sostituire il presidente socialista Miguel Diaz-Canel.
Il volo del Triton sul mare attorno Cuba
Assediata dallo schieramento militare Usa, tagliata fuori dal mondo dall’embargo e dalla stretta energetica imposta dal rovesciamento di Nicolas Maduro in Venezuela, Cuba è stata peraltro avvicinata da assetti operativi statunitensi che sembrano lasciare presagire un aumento della pressione delle forze schierate in capo a Southcom, il comando incaricato di agire in Sud America e nel Mar dei Caraibi. Da ultimo, è apparso in zona anche un drone ricognitore MQ-4C Triton della United States Navy che nella notte tra il 16 e il 17 aprile ha sorvolato l’Oceano Atlantico occidentale a 50 km a Nord dalle coste di Cuba.
Il Triton compie missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione ed è capace di proiezione a lungo raggio per monitorare traffico navale e marittimo e assetti integrati con il dominio marittimo. Da un’altezza di circa 17 km, l’unità BLKCAT6 si sarebbe peraltro mossa più volta per compiere operazioni di questo tipo. A cosa è dovuta tale iniziativa? Un MQ-4C Triton costa 240 milioni di dollari ed è un’unita preziosa. Gli Usa li hanno utilizzati nella recente guerra con l’Iran per sostenere gli attacchi alle unità navali di Teheran e sorvegliare gli asset della Marina della Repubblica Islamica o aree specifiche come l’Isola di Kharg, cruciale per le rotte petrolifere e l’export iraniano. Doveroso, dunque, chiedersi perché metter in campo questo drone proprio ora.
Una prima opzione che può essere pensata è che Washington stia cercando di pressare Cuba esplicitando l’ampiezza dello schieramento militare o provando a indicare delle fattispecie potenzialmente utilizzabili come giustificazione come un’azione contro il Paese caraibico. Cuba figura negli Stati classificati come “sponsor del terrorismo” del Dipartimento di Stato, che elenca come organizzazioni terroristiche anche diversi cartelli di narcotrafficanti. Indicare una nave passante da Cuba come legata a questi gruppi, qualora venisse identificata, potrebbe fornire a Trump, al Pentagono guidato da Pete Hegseth e al falco Marco Rubio, Segretario di Stato figlio di esuli in fuga dal regime di Fidel Castro, l’occasione per giustificare un assalto.
Cina e sicurezza emisferica nell’assedio a Cuba
Una seconda opzione è legata al fatto che, oltre a L’Avana, Washington voglia mandare un messaggio anche alla Cina, principale rivale strategica. Pechino è stata una dei bersagli indiretti dell’azione contro Maduro di gennaio e della guerra all’Iran, che miravano in entrambi i casi a ridurre le forniture energetiche al Dragone. Il drone è stato avvistato dagli analisti Osint sopra Cuba ma, nota Ndtv, “poche ore prima, stava monitorando lo stretto tra Cuba e la Giamaica, largo quasi 200 km, una rotta marittima fondamentale che collega il Canale di Panama all’Oceano Atlantico”. Analizza in tal senso Patrika:
Controllando le rotte marittime della regione caraibica, gli Stati Uniti possono non solo limitare le attività cinesi, ma anche rafforzare la sicurezza della propria costa meridionale, in particolare della Florida. Inoltre, i centri di sorveglianza elettronica cinesi a Cuba sono motivo di preoccupazione per gli Stati Uniti. Secondo alcune fonti, il drone avrebbe anche effettuato attività di sorveglianza nell’area di Bejucal, dove si sospettano attività di intelligence cinesi
Nelle mire statunitensi contro Cuba c’è anche molto timore per un possibile inserimento della Repubblica Popolare, e in secondo luogo della Russia, alle porte degli Usa. Non a caso la National Security Strategy di Trump e la National Defense Strategy di Hegseth perorano la tesi della “sicurezza emisferica” che assegna agli Usa la pertinenza esclusiva per la governance dell’area che va dalla Groenlandia alla Terra del Fuoco e vieta ogni ingerenza esterna. In tal senso, la conflittualità con Cuba, rottame della Guerra Fredda riportato a galla da Trump dopo che Barack Obama e Raul Castro avevano chiuso il capitolo con gli accordi del 2015, è ritenuta prima di tutto uno spauracchio geopolitico. E potrebbe in futuro giustificare un nuovo interventismo americano nell’ex “cortile di casa”. Tutto questo mentre Cuba è sempre più in ginocchio sul fronte sociale di fronte all’assedio statunitense.
Il progetto di InsideOver: un reportage per raccontare l’assedio di Cuba
Cuba sta subendo gli effetti di una delle forme più gravi di violenza economica imposta dagli Stati Uniti, mirata apertamente al cambio di regime.
Una crisi indotta con effetti devastanti: mancano elettricità, carburante, cibo e medicine, il sistema sanitario collassa, aumenta la mortalità infantile e migliaia sono costretti a migrare.
Nell’ora più buia dell’isola, rimasta sola, vogliamo raccontare cosa sta succedendo davvero.
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