I droni sostituiranno gli elicotteri da attacco? Tesi affascinante, però…

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Difesa /

Come ormai sappiamo, il conflitto in Ucraina ha definitivamente sdoganato l’utilizzo dei droni sul campo di battaglia. Piccoli quadricotteri che sganciano granate, droni one way come i Geran-2 russi, droni marittimi con carica esplosiva e droni esca per stornare le difese aeree avversarie vengono utilizzati da anni nel teatro bellico ucraino, dimostrando la loro efficacia che si accompagna a costi di gestione/utilizzo relativamente bassi.

Proprio per questa dimostrazione di efficienza rapportata ai costi, negli ambienti politici/militari si sta diffondendo l’idea che i droni, nelle loro varie declinazioni di utilizzo, possano sostituire alcuni dei più classici sistemi d’arma, come l’artiglieria o, nel caso in esame, gli elicotteri da attacco. E perfino renderne altri obsoleti, come i Main Battle Tank (MBT) per via della loro presunta vulnerabilità a questo tipo di attacchi.

La motivazione dietro questo ragionamento è semplice, ed è stata espressa da National Interest: l’attività di attacco dietro le linee nemiche, per disarticolare le linee di rifornimento o colpire obiettivi vari (magazzini, centri C3, batterie missilistiche o di artiglieria, radar…) viene fatta dai droni a basso costo in quanto un’operazione di questo tipo può essere svolta da una manciata di operatori che utilizzano quadricotteri con munizionamento improvvisato. National Interest ha calcolato che una campagna di attacchi con droni della durata di una settimana richiede solo 10-15 quadricotteri pesanti, 50-100 mine e circa 25 uomini, per un costo totale di 1-1,5 milioni di dollari, ovvero circa 30 volte meno di un assalto con elicotteri.

Secondo il quotidiano online, un assalto elitrasportato dietro le linee nemiche utilizza un numero di risorse tali (dai 20 ai 40 elicotteri da trasporto più un numero consistente di elicotteri da attacco) e ha una percentuale di perdite tali (circa il 30% degli assetti utilizzati) che diventa troppo dispendioso se paragonato all’utilizzo di droni di varia natura (compresi quelli a lungo raggio) se si desidera eliminare un obiettivo.

Quel che i droni non possono fare

Ci sono però delle controindicazioni all’utilizzo di droni: la tipologia di missione. Spesso, durante un conflitto, c’è l’esigenza di occupare un obiettivo – un ponte, un aeroporto, un centro logistico particolarmente importante – non di distruggerlo, pertanto è necessario un intervento armato che utilizzi assetti in grado di trasportare uomini, e l’elicottero resta un sistema privilegiato, o per meglio dire l’unico possibile se non si ha il totale controllo del cielo per un’azione aviotrasportata con lancio di paracadutisti.

Comunque, questo tipo di azione, ne richiede altre preparatorie per la soppressione delle difese (sia di tipo cinetico che nello spettro dell’EW), pertanto il suo costo lievita, ma come sempre la procedura decisionale effettua un bilancio “costi/benefici” per qualsiasi tipo di azione militare, per cui una volta che questa valutazione risulti essere positiva, essa viene intrapresa con tutti gli assetti disponibili affinché possa tradursi in un successo.

Lo sanno bene i russi, che nelle prime ore del conflitto in Ucraina hanno tentato un assalto elitrasportato all’aeroporto di Hostomel, situato circa 30 km a Nord-Ovest di Kiev, con un numero consistente di elicotteri da trasporto e assalto ma senza l’adeguata copertura aerea e senza un’adeguata raccolta di informazioni in loco. Due fattori che hanno portato a una cocente sconfitta per via della tempestiva reazione ucraina (grazie all’utilizzo di dati di intelligence occidentali). L’obiettivo russo restava comunque di alto valore strategico: occupare l’aeroporto per far affluire via aerea equipaggiamento pesante e da lì puntare velocemente verso la capitale ucraina per far terminare il conflitto catturando il governo. La stessa azione avrebbe potuto essere condotta esclusivamente utilizzando droni? Ovviamente no.

Non sostituire ma integrare

Chi scrive ritiene pertanto che invece di pensare che i droni andranno a sostituire molti assetti e renderanno obsoleti altri, è bene iniziare a pensare al massimo livello di integrazione possibile tra i droni e gli altri assetti “classici” presenti negli arsenali.

Se è assolutamente vero che un drone permette di colpire/distruggere un bersaglio efficacemente e a basso costo, è anche vero che non si deve pensare, dottrinalmente parlando, che sia una panacea per condurre operazioni efficaci senza l’utilizzo del fattore umano. Piuttosto, i droni vanno pesantemente integrati in tutti i livelli operativi e pertanto anche per quanto riguarda le operazioni elitrasportate è possibile che, qualora si renda necessario occupare un obiettivo fisicamente, il personale impiegato veda la presenza di operatori di piccoli droni armati (e per attività ISR) in modo da poter difendere efficacemente e a maggior profondità le proprie posizioni.

Se volessimo trovare un altro limite dell’utilizzo massiccio dei droni, esso riguarderebbe la loro vulnerabilità alle difese avversarie: i droni più piccoli non sono resistenti agli attacchi elettronici – perché non hanno spazio a bordo per installare le relative contromisure – pertanto possono essere facilmente neutralizzati qualora si trovino ad attaccare obiettivi difesi da personale specializzato nel campo EW. Già esistono sistemi portatili che lavorano nello spettro elettromagnetico per disabilitare i piccoli droni, ed è ragionevole supporre che, visto il loro massiccio utilizzo, i reparti saranno strutturati per avere una panoplia di strumenti difensivi, cinetici e non cinetici, portatili o comunque facilmente trasportabili per contrastare questo tipo di minaccia. In effetti, si stanno già studiando questi tipi di sistemi.

Per concludere riportando una considerazione largamente condivisa da diversi esperti, i droni possono migliorare il supporto di fuoco, la consapevolezza situazionale e fornire vantaggi tattici notevoli, ma non sono, e non saranno nel prossimo futuro, un sostituto della gittata, del volume, della potenza distruttiva e dell’operabilità delle armi di linea tradizionali e nemmeno del fattore umano. Semmai è necessaria una loro maggiore integrazione dottrinaria nelle attuali tattiche di combattimento.