Il ruolo della Turchia in Libia non si è affatto ridotto in questi ultimi mesi. Mentre gli occhi del mondo sono evidentemente (e a ragione) proiettati sull’Ucraina, il Paese più bollente del Nord Africa è rimasto un fondamentale terreno di scontro tra medie e grandi potenze, in cui Ankara – come altri attori – non si è di certo fatta da parte a vantaggio di altri competitor.
Lo ha spiegato senza troppi giri di parole lo stesso ministro degli Affari esteri, Mevlut Cavusoglu, durante la Conferenza Rome Med – Mediterranean Dialogues di Roma. “Ci sono alcuni attori che cercano di competere con noi. La Russia ha una presenza sul campo con il gruppo Wagner”, ha detto Cavusoglu, che si è augurato anche di poter lavorare con l’Egitto nella formulazione di un assetto politico istituzionale che porti a una definizione del conflitto cui la Libia è condannata da un decennio. Una crisi continua in cui la Turchia si è inserita in modo deciso sfruttando in larga parte il caos derivante dalla competizione interna all’Europa e dalla parallela “disattenzione” statunitense, e adesso Recep Tayyip Erdogan sa di avere la possibilità di passare al definitivo incasso.
In questi mesi, i rapporti tra Tripoli e il governo turco sono stati ulteriormente blindati con una serie di incontri ad altissimo livello che hanno coinvolto in particolare il premier del Governo di unità nazionale libico, Abdulhamid Dabaiba, e il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar. Incontri che hanno riguardato in particolare la capacità turca di addestrare e sostenere le forze armate di Tripoli in diversi ambiti, da quello delle forze aeree, tra possibili forniture di droni fino all’addestramento degli stessi aviatori, fino al campo terrestre ma anche quello marittimo. Una sinergia sempre più a largo spettro, che per la Turchia significa non solo rafforzare il vertice di quella grande area di interesse che è rappresentata da Africa settentrionale e Sahel, ma anche riaffermare la propria proiezione di forza nell’area del Mediterraneo centrale, anche a scapito dei maggiori rivali regionali. Non deve infatti dimenticarsi che uno dei punti centrali di questa alleanza tra Tripoli e Ankara sia proprio nel Mediterraneo, e in particolare per la definizione delle rispettive zone economiche esclusive che entrambi i governi hanno disegnato fino a congiungersi poco a sud di Creta. Per gli attori europei quell’intesa non ha valore in quanto lede i diritti di Atene, ma intanto la Turchia continua a tenere il punto e conferma di non volere desistere da quello che ormai ritengono lo status-quo.
Non deve quindi stupire che l’ultima immagine che arriva dall’impegno turco in Libia sia proprio quella marittima. Il ministero della Difesa di Ankara ha infatti pubblicato sui propri canali social le foto di un’esercitazione che la Marina turca ha tenuto al largo della città libica di Misurata con diverse unità delle forze speciali, il Su Alti Taarruz Komutanligi (Comando d’assalto subacqueo).
Le esercitazioni, che hanno coinvolto appunto i commando della Marina turca, si sono tenute a bordo della fregata Tvg Goksu. Una nave che, come specificato proprio dalla Difesa di Ankara, opera all’interno delle acque libiche. Ulteriore dimostrazione non solo della libertà di movimento della Turchia nel mare controllato da Tripoli, ma anche dell’importanza assegnata a questo specifico ambito dalle forze armate di Ankara e dalla propria diplomazia.
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