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L’industria della Difesa italiana è in pieno fermento e il maxi-accordo da 23 miliardi di euro tra Leonardo e la tedesca Rheinmetall per i carri armati Panther da produrre in una joint venture tra i colossi di Roma e Berlino può essere il “big bang” di una serie di sviluppi interessanti. Capaci di rendere il complesso produttivo italiano protagonista a livello continentale, e non solo.

Tre i concetti chiave: riarmo, collaborazione internazionale, concentrazione produttiva. Sul primo fronte è da sottolineare come la rinnovata volontà del Paese di mettere a terra un piano di rafforzamento del suo strumento militare possa creare un moltiplicatore importante per le opportunità che si vorranno sviluppare.

23,2 miliardi di euro: questo il valore degli appalti che la partnership in joint venture tra Leonardo e Rheinmetall contribuirà a sdoganare. Il governo Meloni ha a tal proposito avviato un processo di spostamento di risorse verso la crescita dell’apparato militare drenando oltre 4 miliardi di euro in manovra dal fondo per sussidiare l’acquisto di macchine elettriche da parte dei consumatori per finanziare, tra le altre cose, un aumento di 2,5 miliardi annuo, spalmato su oltre un decennio, del fondo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy per sostenere la produzione per le forze armate. Nella speranza di generare profonde ricadute industriali.

Sul tema della cooperazione internazionale, notiamo come Leonardo stia confermando il ruolo di ponte tra il settore di matrice atlantica della Difesa occidentale e i trend crescenti dei progetti comuni europei. Il gruppo di Piazzale Montegrappa si è alleato coi tedeschi di Rheinmetall sui carri armati dopo aver costruito un’attenta presenza in Germania che è complementare ai progressi fatti sul settore aeronautico nell’asse anglosassone e atlantico. I carri a terra con la Germania, il caccia di sesta generazione Gcap con Regno Unito e Giappone in cielo: il ruolo di anello di congiunzione di Leonardo e, a cascata, del sistema della Difesa italiana può creare opportunità.

Infine, c’è il tema del consolidamento. L’Italia ha anticipato le proposte del rapporto sulla competitività europea di Mario Draghi, che sulla Difesa chiedeva alle compagnie europee di fare economie di scala, allearsi e superare i colli di bottiglia della bassa disponibilità di risorse e del sottoinvestimento.

Leonardo ha, assieme a Fincantieri, il colosso della cantieristica, diviso bene i business, con il gruppo triestino che ha acquisito la divisione sottomarina di Piazzale Montegrappa al fine di costruire in seno ad essa il polo italiano dell’underwater. Mentre l’accordo con Rheinmetall avrà conseguenze anche per un altro attore, Iveco Defense Veichles, la divisione del settore del gruppo costruttore di camion e veicoli commerciali controllato dalla Exor di John Elkann.

Iveco potrebbe acquisire dal 15 al 17% della quota di Leonardo nella commessa per i Panther e per nuovi veicoli da combattimento Lynx: ” si tratterebbe di ordini per ben oltre 1,5 miliardi di euro da spalmare su un decennio per una società che fattura circa 1 miliardo di euro e attualmente ha un portafoglio ordini superiore a 4 miliardi di euro”, ha notato StartMag. Sullo sfondo la possibile entrata di Leonardo nel capitale di Idv, o addirittura la sua possibile acquisizione. Attorno ai carri è partito un grande gioco. E in questo settore di frontiera Roma gioca da eccellenza europea e da protagonista in campo occidentale: l’obiettivo per l’Italia deve essere non fermarsi qui, ma espandere opportunità di business e margini operativi di gruppi controllati dallo Stato che alimentano la sicurezza pubblica, il Pil e l’occupazione.

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