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Bombardieri Tupolev Tu-22M3 (“Backfire” in codice Nato) sono giunti lunedì 24 maggio presso la base aerea russa di Hmeimim in Siria, dove hanno iniziato a svolgere compiti di pattugliamento sul Mar Mediterraneo.

Quello che sembra essere un distaccamento composto da tre velivoli ha da subito cominciato la sua attività di volo nel settore. Risulta, infatti, che nella giornata del 25 almeno un Tu-22 si sia levato in volo dall’aeroporto siriano diretto verso il Mediterraneo Orientale. Dalle immagini che ci giungono dal media legato al ministero della Difesa russo Zvedza Tv, si può notare come il bombardiere sia equipaggiato con un missile da crociera antinave a lungo raggio del tipo Kh-32, una recente evoluzione del ben noto Kh-22 (As-4 “Kitchen” in codice Nato).

Lo schieramento di questo tipo di velivolo presso l’aeroporto di Hmeimim viene effettuato per la prima volta ed è stato possibile grazie alla ricostruzione e della seconda pista di decollo con la sostituzione completa del rivestimento e l’installazione di nuove apparecchiature di illuminazione e radio, nonché con grossi lavori di ampliamento della pista principale.

Il Cremlino fa sapere, in un comunicato ufficiale, che, al momento, tutti i tipi di aeromobili in servizio con le forze armate della Federazione Russa, compresi gli aerei da trasporto o bombardieri pesanti, possono utilizzare la base aerea siriana. Sempre nella nota del ministero della Difesa russo si legge che dopo aver completato i compiti di addestramento nella zona del Mar Mediterraneo, i bombardieri a lungo raggio torneranno nelle proprie basi sul territorio della Federazione Russa, ma non è stato precisato quanto durerà questo primo dispiegamento operativo nel teatro del Mare Nostrum.

Lo scorso febbraio vi avevamo anticipato di come la Russia avesse intrapreso operazioni di ampliamento e miglioramento della sua base di Hmeimim: immagini satellitari risalenti al 14 dicembre 2020 mostravano importanti lavori alle estremità della pista più a occidente, che hanno portano la sua lunghezza totale a 3200 metri, rispetto ai circa 2900 precedenti con la costruzione anche di una superficie di raccordo per collegare le estremità settentrionali delle due piste parallele. Si ritiene oggi che la pista sia ancora più lunga, visti quelli che sono sembrati essere i preparativi per la costruzione di un’ulteriore sezione aggiuntiva oltre quella che ora è una strada all’estremità settentrionale, che vanno ad aggiungere altri 230 metri circa.

L’aeroporto militare di Hmeimim, che ha due piste parallele orientate da nord a sud, ha già visto importanti miglioramenti da quando le forze russe sono giunte in Siria: ad esempio le strutture di appoggio per gli elicotteri sono state ampliate, così come quelle di difesa e per la logistica. Tali lavori hanno compreso l’aggiunta di una rampa di con accesso diretto alla pista orientale completata nel 2016, nonché una serie di rifugi per aeromobili rinforzati all’angolo nord-ovest che è stata costruita tra il 2018 e il 2019 in risposta alla minaccia di attacchi di droni e altre armi da fuoco indiretto.

Questi ultimi sono la fase finale di quelli cominciati nel 2017, ovvero quando Mosca ha ottenuto la concessione di utilizzo di Hmeimim per altri 49 anni, e, come pronosticato, hanno trasformato l’aeroporto militare in un sito strategico nel Mediterraneo proprio per via dell’allungamento della pista, che permetterà alle Vks (Vozdushno-Kosmicheskiye Sily), le forze aerospaziali russe, di poter utilizzare velivoli che prima dovevano decollare dalle basi russe o da quella iraniana di Hamadan (utilizzata per brevissimo tempo) per effettuare operazioni in Siria: i bombardieri Tupolev Tu-160 e proprio i Backfire visti in queste ore. Ma non solo. La pista così allungata potrà facilmente supportare le operazioni di altri due giganti dell’aria delle forze aeree russe: il bombardiere Tu-95MS ed il pattugliatore marittimo a lungo raggio Tu-142 (“Bear F” in codice Nato).

Vedere i Tu-22 armati di missili Kh-32 su una base nel Mediterraneo rappresenta sicuramente un forte segnale simbolico da parte di Mosca: a fronte del sempre maggiore accerchiamento da parte della Nato che sta cercando di chiudere la Russia entro i suoi confini naturali, il Cremlino prova ad allentare la pressione dimostrando di poter effettuare missioni di pattugliamento in profondità nel fianco sud dell’Alleanza Atlantica. Proprio la scelta di mostrare l’armamento, ovvero un missile da crociera antinave di lunga portata (tra i 600 e i mille chilometri) capace di volare a 40mila metri di quota prima di picchiare sul suo bersaglio, è da leggersi come un messaggio per la Nato in un mare che, sempre più spesso, viene solcato da unità navali di superficie e subacquee russe (e cinesi).

Sebbene il distaccamento temporaneo di tre bombardieri non sia da ritenersi una minaccia ai traffici marittimi dell’Alleanza nel suo settore meridionale, è comunque un segnale che va interpretato: Mosca sta dicendo che non intende farsi rinchiudere, e lo fa nel modo più eclatante possibile anche per mascherare la propria debolezza sul fronte interno. Questo non significa che la Russia vada sottovalutata, in quanto ha dimostrato di essere particolarmente abile ad inserirsi nelle varie faglie – o lacune – aperte dalla cattiva politica statunitense o dalla sua assenza.

La penetrazione a macchia di leopardo del Cremlino nel continente africano è manifestazione di come il “modello occidentale” non sia più un riferimento per certe nazioni in via di sviluppo. Questa penetrazione, effettuata anche militarmente attraverso l’invio di gruppi paramilitari come il Wagner, è funzionale al contrasto da parte di Mosca della prospettiva di unipolarità globale offerta da Washington, che è anche la motivazione che ha spinto la Russia ad avvicinarsi alla Cina, sebbene le due nazioni abbiano più punti di contrasto che di accordo sotto il profilo culturale e strettamente strategico.

Ritornando alla questione “siriana”, non ci stupiremmo se la Russia decidesse, a breve, di dispiegare anche un distaccamento di pattugliatori marittimi Tu-142 o addirittura di bombardieri strategici Tu-95: del resto dall’altra parte della barricata gli Stati Uniti hanno dimostrato di non avere timore di inviare i propri bombardieri (B-52H, B-1B e B-2) in vari parti d’Europa, tra cui oltre il Circolo Polare Artico norvegese, ovvero nel “giardino di casa” di Mosca che ha sempre considerato quell’area – sin da i tempi dell’Unione Sovietica – il proprio “bastione” per l’impiego dei suoi Ssbn (i sottomarini nucleari lanciamissili balistici), che rappresentano l’unico deterrente efficace che è rimasto oggi alla Russia.

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