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Difesa

Hmeimim, il ponte russo verso l’Africa è sempre più fragile

La base aerea di Hmeimim in Siria non è solo un’infrastruttura militare, ma il cuore pulsante della strategia russa nel Mediterraneo e in Africa. Costruita nel 2015 nella provincia di Latakia, è diventata un avamposto essenziale per Mosca, garantendo una...

La base aerea di Hmeimim in Siria non è solo un’infrastruttura militare, ma il cuore pulsante della strategia russa nel Mediterraneo e in Africa. Costruita nel 2015 nella provincia di Latakia, è diventata un avamposto essenziale per Mosca, garantendo una proiezione di potere economica, politica e militare a costi contenuti. Da questa base decolla una rete che collega la Russia ai suoi interessi strategici in Africa, ma ora, secondo Bloomberg, questa infrastruttura vitale rischia di sgretolarsi, con conseguenze potenzialmente devastanti per la presenza russa in paesi chiave come Repubblica Centrafricana, Mali, Niger, Burkina Faso e Sudan.

Hmeimim è il simbolo della capacità russa di operare oltre i confini nazionali con una logistica snella e affidabile. Da qui partono velivoli carichi di equipaggiamenti, armi e personale diretti verso teatri africani dove Mosca ha costruito alleanze strategiche. La base consente una rapida rotazione delle forze e il trasporto di materiali bellici verso paesi come la Repubblica Centrafricana, dove i mercenari del gruppo Wagner sono attivi, o il Mali, che ha accolto Mosca come alternativa alle potenze occidentali in ritirata. È grazie a Hmeimim che la Russia ha potuto riempire il vuoto lasciato dalla Francia e dagli Stati Uniti, rafforzando la propria influenza con governi spesso in cerca di partner non condizionanti. La capacità di Hmeimim di supportare questa rete di operazioni è stata un elemento chiave per la strategia russa, che si è costruita attorno a un approccio misto di sostegno militare, diplomazia economica e propaganda politica.

Anas el-Gomati, direttore dell’Istituto Sadeq in Libia, avverte che la Russia cammina su una corda tesa. Senza Hmeimim e il ponte aereo affidabile che rappresenta, l’intera capacità operativa di Mosca rischia di crollare. La base garantisce non solo la logistica, ma anche la credibilità strategica di una Russia che si presenta in Africa come alternativa alle ex potenze coloniali e agli Stati Uniti. La sua chiusura o il suo ridimensionamento metterebbero a rischio l’intero progetto russo in paesi come la Repubblica Centrafricana, dove Wagner gestisce la sicurezza in cambio dell’accesso a risorse minerarie, o in Sudan, dove Mosca ha utilizzato i traffici d’oro per sostenere le proprie finanze, o ancora in Niger e Burkina Faso, dove i nuovi regimi militari vedono nella Russia un baluardo contro l’Occidente.

La fragilità di questa strategia diventa evidente osservando il quadro generale. La Russia ha creato una presenza significativa in Africa grazie alla sua capacità di muoversi rapidamente e con discrezione. Hmeimim ha consentito di aggirare restrizioni internazionali e di sostenere operazioni militari e paramilitari in regioni dove la debolezza delle istituzioni locali ha favorito l’ingresso di attori esterni. Tuttavia, il rischio è che questo modello si riveli insostenibile se la base siriana dovesse perdere la sua centralità operativa. La guerra civile in Siria, le pressioni occidentali e i limiti stessi di una rete costruita su risorse finite rendono la posizione russa estremamente precaria. Un crollo della rete logistica legata a Hmeimim comporterebbe un indebolimento immediato della presenza russa in Africa e una perdita di influenza che potrebbe essere rapidamente sfruttata da altri attori, pronti a inserirsi nei vuoti lasciati da Mosca.

Il ruolo della Russia in Africa non è mai stato così in bilico. Senza Hmeimim, il grande progetto di proiezione russa nel continente rischia di svanire, lasciando spazio a nuovi equilibri dove Mosca faticherebbe a ritagliarsi un posto. Hmeimim non è solo una base, ma un simbolo e un meccanismo che tiene insieme la strategia russa. Se questo meccanismo si inceppa, tutto il sistema rischia di collassare, e per la Russia sarebbe una sconfitta non solo militare, ma geopolitica.

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