L’11 dicembre, il giorno dopo la controversa missione filippina presso Second Thomas Shoal, un atollo dell’arcipelago delle Isole Spratly, contese tra Cina e Filippine, un’immagine satellitare fornita da Planet Labs ha immortalato un evento senza precedenti. Nel cuore del Mar Cinese Meridionale, 11 navi cinesi – non da guerra, ma appartenenti all’immensa milizia marittima del Dragone, composta da centinaia di pescherecci paramilitari – erano entrate all’interno della sacca mentre altre se ne stavano raggruppando nei suoi paraggi.

In genere, la maggior parte della forza navale cinese, attivata quando le imbarcazioni di rifornimento filippine si avventurano nei pressi di Second Thomas Shoal, è solita rientrare nella vicina base di Mischief Reef, non appena i mezzi di Manila lasciano l’area. Questa volta, tuttavia, la flotta di Pechino è rimasta in zona oltre 24 ore e, come detto, una parte di essa si è spinta persino dentro l’atollo, in una chiara dimostrazione di forza inviata alle Filippine.

Le tensioni tra i due Paesi sono esplose in scia a vecchie e mai risolte contese marittime. Il governo filippino ha riferito giorni consecutivi di stallo tra le proprie navi governative e quelle della Guardia costiera cinese, con queste ultime che hanno utilizzato cannoni ad acqua e non specificate armi soniche nel tentativo di impedire la missione di rifornimento di Manila a Second Thomas Shoal, il 10 dicembre, e a Scarborough Shoal, il giorno precedente.

La mossa della Cina

I due atolli citati si trovano tecnicamente all’interno della zona economica esclusiva delle Filippine, che conferisce al Paese il diritto di sfruttare le risorse sottomarine presenti in loco. Manila ha dunque ribadito che le rivendicazioni territoriali di Pechino sull’intera area marittima violerebbero il diritto marittimo internazionale, mentre il Dragone ha affermato che le barche filippine stavano sconfinando.

Ebbene, sembra che navi della milizia marittima cinese – le stesse che hanno preso parte agli sforzi per bloccare le imbarcazioni filippine – siano rimaste a Second Thomas Shoal dopo le tensioni dello scorso fine settimana, secondo quanto riferito da SeaLight Project.

“Questa insolita invasione dell’interno della secca sembra essere stata una calcolata dimostrazione di forza da parte di Pechino. È piuttosto raro vedere navi della Cina entrare all’interno della secca, ma 11 è certamente il numero più alto che abbiamo mai osservato a SeaLight. In effetti, potrebbe essere (un evento ndr) senza precedenti”, ha affermato Ray Powell, direttore di SeaLight Project.

Navi in azione

La fotografia satellitare sopra citata mostrava gli scafi cinesi sparsi nel Secondo Thomas Shoal, anche vicino alla BRP Sierra Madre, una nave da guerra arrugginita della Marina filippina deliberatamente arenata nel nord del territorio per fungere da avamposto di Manila. Un’ulteriore analisi open source di Powell ha affermato che 26 navi della milizia e una nave della guardia costiera cinese sono rimaste fuori dalla secca, circondandola.

Resta una situazione tesa per tutte le parti interessate al mantenimento degli equilibri della regione, compresi gli Stati Uniti, con Washington vincolata da un trattato a difendere le Filippine nel caso di un possibile “attacco armato”. Gli analisti ritengono che Pechino intenda oltrepassare i limiti, in parte per mettere alla prova la determinazione americana.

Lo scorso agosto, la Brp Sierra Madre ha attirato l’attenzione internazionale quando la Guardia costiera cinese ha utilizzato cannoni ad acqua su navi filippine che tentavano di rifornire di merci i soldati a bordo della vecchia nave. In quell’occasione, la Cina ha esortato le Filippine a rimuovere l’imbarcazione, trovando la ferma opposizione di Manila.