Due arresti in un mese, molte fughe di notizie e problemi di sistema, ma anche la percezione di una minore vulnerabilità. La Germania sta stringendo i bulloni sulla sicurezza dei suoi apparati d’intelligence e ha frenato l’infiltrazione delle spie russe che a lungo hanno prosperato al loro interno.

Il 22 dicembre scorso un dipendente del servizio di intelligence federale tedesco, il Bnd, è stato arrestato dagli agenti di pubblica sicurezza a Berlino dopo essere stato accusato di lavorare come infiltrato per l’Svr, i servizi esteri della Federazione russa.

Secondo il settimanale Der Spiegel, nelle indagini i pubblici ministeri avrebbero scoperto che l’agente in questione avrebbe trasmesso addirittura segreti di Stato e documenti sensibili riguardanti il sostegno di Berlino all’Ucraina, lavorando in un’unità deputata al controllo dei flussi di dati sensibili sull’asse Berlino-Kiev. Il 25 gennaio, un secondo arresto all’interno del Bnd ha fatto seguito, portando al fermo di un altro funzionario accusato di lavorare al soldo di Mosca come corriere tra gli agenti russi in Germania.

Le collusioni

L’accusa per entrambi è quella di alto tradimento. Ed è solo l’ultima di una lunga serie di collusioni portate alla luce in un lavoro di controllo interno che sta dando i suoi frutti. Ma che getta diverse ombre sulla porosità degli apparati federali di sicurezza in passato. “Se le accuse sono comprovate, è necessario un chiaro segnale in direzione della Russia. Sfortunatamente, c’è stata una mancanza di tali segnali in passato”, ha detto il parlamentare dei Verdi Konstantin von Notz, presidente del comitato del Bundestag che supervisiona i servizi, l’equivalente del nostro Copasir. “Altri paesi hanno reagito molto più chiaramente a incidenti simili”, ha aggiunto.

Va sottolineato però che l’impegno, complice l’attenzione del comitato di von Notz, è sicuramente migliorato dopo il coinvolgimento tedesco nel sostegno all’Ucraina aggredita da Mosca. L’operazione-trasparenza di Berlino si fa sentire. A ottobre lo scandalo legato alle connessioni russo-tedesche in materia cyber ha portato alla caduta del capo dell’Agenzia federale per la sicurezza informatica (Bundesamt für Sicherheit in der Informationstechnik, Bsi), Arne Schoenbohm, che continuava a essere membro di primo piano di un ambiguo Consiglio federale per la cybersicurezza, organo privato di lobbying e advocacy aziendale che nei rapporti con Mosca giocava sulla quasi omonimia tra le due strutture.

A settembre il Bundesamt für Verfassungsschut (Bfv), l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione che gestisce le attività di intelligence sul fronte interno, aveva invece rivelato la presenza di due “talpe” pro-Russia all’interno del Ministero dell’Economia guidato dal vicecancelliere Robert Habeck. I funzionari avrebbero gestito il dossier sul futuro delle forniture di gas, che Scholz voleva diversificare dalla Russia affidandosi a Qatar, Norvegia, Canada e Paesi dell’Africa occidentale.

Il controspionaggio

Parliamo di operazioni di controspionaggio complesse e politiche di trasparenza radicali che hanno strutturazione e radicamento nel cuore del sistema-Paese tedesco. Sicuramente favorite dallo scambio di informazioni con i servizi segreti degli altri Paesi, le agenzie di Berlino hanno ripulito il sistema federale dai difensori della causa russa al loro interno.

L’operazione di indagine, iniziata su suggerimento Usa tre anni fa con la caccia ai sostenitori del Movimento Imperiale Russo (Mir), messo nella lista nera da Donald Trump ad aprile 2020 e ritenuto responsabile del reclutamento di suprematisti bianchi in tutto l’Occidente in accordo coi servizi di Mosca, ha proiezione a tutto campo.

Del resto, nota StartMag, “è consolidata la consapevolezza che Berlino (e la Germania) non hanno cessato di essere un crocevia delle spie con la fine della Guerra fredda e la caduta del Muro”, a maggior ragione in questa fase critica.

Anzi, “l’ex città divisa sul fronte del conflitto Est-Ovest resta una piazza ambita, sia per lo spionaggio industriale che per quello tradizionale più politico. E il riaccendersi del conflitto nell’Europa dell’Est, con il ritorno di venti di Guerra fredda, non fa che riportarla al centro degli interessi”. Rendendo per le nazioni-guida della Nato i servizi tedeschi quelli più critici dell’Europa continentale. Un corpo da mantenere operativo e privo di “infezioni” esterne. Da cui dipende la stabilità della nazione centrale in Europa e, dunque, la sicurezza collettiva e la stabilità del Vecchio Continente.