La guerra in Ucraina è caratterizzata dall’uso intensivo e pervasivo di velivoli a pilotaggio remoto. L’efficacia dei droni sul campo di battaglia ha portato al loro impiego su larga scala da parte delle forze armate ucraine, grazie al loro basso costo e alla facilità di produzione. Kiev vede nello sviluppo di sistemi senza pilota un potenziale strumento per compensare la superiorità del nemico in termini di potenza di fuoco convenzionale, in particolare artiglieria, e in termini numerici. Il predominio della Russia in questi ambiti implica che il numero di droni in prima linea e la loro importanza ha continuato a crescere nel corso del conflitto, anche grazie alle decisioni della leadership militare e politica ucraina, che vede in questi strumenti una possibile soluzione alla carenza di personale dell’esercito, e di assetti spendibili sul campo di battaglia.
Kiev, nel corso di questi 4 anni di guerra, ha avviato la produzione massiccia di UAV (Unmanned Air Vehicle) di piccole e piccolissime dimensioni, che vengono utilizzati nel conflitto per compiti ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance), relais di comunicazione ma soprattutto per attacchi lungo il fronte, con la possibilità di arrivare anche a discrete distanze dal punto di lancio (circa 30 km). L’Ucraina ha anche avviato la produzione interna di droni marittimi (USV/UUV) da attacco e di droni terrestri (UGV), questi ultimi utilizzati sempre più frequentemente per ricognizione, trasporto logistico “nell’ultimo miglio”, evacuazione feriti e anche per azioni offensive.
Il conflitto è quindi diventato “drone-centrico”, con una vera e propria ridefinizione di ruoli dei reparti più classici e delle loro dottrine di impiego. La Russia inizialmente ha faticato ad adattarsi alla rapidità della trasformazione del conflitto imposta dagli ucraini – un conflitto semi-simmetrico ad alta intensità – ma le lezioni apprese sul campo di battaglia sono state assorbite e introdotte dapprima nelle unità di prima linea e poi in tutti i reparti dell’esercito col supporto dell’impianto industriale, passato a una produzione di guerra sebbene azzoppato dalle sanzioni internazionali e da un’economia traballante, e anche per questo motivo, il processo di assimilazione è stato particolarmente lento.
Tornando all’Ucraina, le sue forze armate hanno modificato profondamente la loro filosofia operativa, le strutture organizzative e le dottrine strategiche. Nel 2023, Kiev ha creato compagnie d’attacco specializzate in droni all’interno di brigate di combattimento e come gruppi di combattimento separati, per un totale di 60 unità. Questo ha permesso l’utilizzo di vari tipi di UAV per distruggere obiettivi nemici, secondo una dottrina incentrata sui droni che privilegia qualità, adattabilità ed efficienza. La creazione di queste compagnie ha segnato l’inizio della modernizzazione organizzativa e dottrinale delle forze armate ucraine, in un adattamento alle nuove realtà tecnologiche sul campo di battaglia. Nel tempo, alcune compagnie sono state riorganizzate in battaglioni d’attacco con droni, e i battaglioni più efficaci sono stati ulteriormente ampliati in reggimenti.
Anche la Russia ha avviato un processo simile, e a novembre del 2025 ha creato le VBS (Voyska Bespilotnykh Sistem) ovvero le forze per sistemi unmanned, ente separato dell’esercito organizzato provvisoriamente in 6 battaglioni, 5 reggimenti e 2 brigate.
L’enorme portata del dispiegamento di droni sul campo di battaglia indica la loro importanza cruciale per le forze armate ucraine. Solo nei primi 11 mesi del 2024, il Ministero della Difesa ucraino ha consegnato oltre 1,2 milioni di droni di vario tipo. Tra questi, oltre 40mila droni da ricognizione multirotore, di cui più di 12mila equipaggiati per operazioni notturne. Inoltre, le forze armate hanno ricevuto 5mila droni da ricognizione ad ala fissa. I droni, in particolare gli FPV (First Person View) non sono semplicemente una nuova arma: sono una forma di potenza aerea democratizzata e sacrificabile che ha radicalmente ridefinito le realtà tattiche, operative e strategiche del campo di battaglia, al punto da avere sostanzialmente “ucciso” la capacità di manovra. Attualmente, i droni sono responsabili della distruzione di quasi l’85% degli obiettivi militari nemici in prima linea, e del 70-80% delle perdite russe (compresi i morti e i feriti).
Il massiccio impiego di droni ha inoltre costretto entrambe le parti del conflitto a ritirare armamenti pesanti, come carri armati e sistemi di artiglieria, di diversi chilometri dalla linea del fronte, in quanto l’utilizzo di un drone FPV accorcia tremendamente la catena di comando – quindi i tempi di reazione – essendo l’operatore in grado di cercare, acquisire e colpire un bersaglio autonomamente trovandosi in prima linea.
Nel corso dei 4 anni del conflitto, abbiamo osservato la progressiva riduzione delle operazioni terrestri su vasta scala utilizzanti veicoli corazzati e blindati, e la trasformazione degli attacchi che sono passati da utilizzare grandi reparti di fanteria e piccole unità, che si infiltrano nelle linee nemiche con la copertura di droni e con l’ausilio dell’artiglieria a lungo raggio. Il carro armato è stato relegato a compiti secondari, come il tiro d’artiglieria, e il mezzo blindato fatica a raggiungere indenne la linea di contatto, correndo il rischio di venire colpito da un drone FPV quando ancora si trova a chilometri di distanza.
Come zanzare in una foresta tropicale, i droni imperversano nei cieli ucraini, e hanno costretto a cambiare radicalmente dottrine e filosofie non solo nelle forze armate ucraine ma in tutte quelle occidentali, e probabilmente anche in quelle cinesi.
Grazie ai droni, non c’è quasi più modo di nascondersi sul campo di battaglia: il segretario dell’esercito USA Daniel Driscoll ha riferito che la quantità di sensori presenti sul campo di battaglia impedisce ai comandanti di spingere i carri armati così avanti nelle formazioni come facevano un tempo, perché i droni, economici e facilmente neutralizzabili, possono distruggerli. Le veloci puntate di forze corazzate, che abbiamo osservato nella Prima Guerra del Golfo (l’ultima guerra veramente simmetrica), forse sono destinate a essere solo un ricordo.
Attenzione però a non incappare nella tara cognitiva che tante volte ha provocato errori di valutazione, anche nel breve termine: il drone non è la “panacea” del campo di battaglia – come il missile non ha sostituito il cannone sugli aerei da combattimento – e ci sono allo studio soluzioni per dare alle forze meccanizzate e corazzate la capacità di recuperare lo scopo per cui sono nate. Il segretario Driscoll, ad esempio, ha auspicato che i battaglioni corazzati diventino “molto più snelli”, limitando così la loro esposizione alle minacce aeree. Si sta valutando l’ipotesi di utilizzare le forze corazzate solo dopo un primo massiccio attacco di droni, e parallelamente aumentare le difese, sia di tipo cinetico sia non cinetico (con armi a energia diretta), eliminando così una volta per sempre le protezioni improvvisate viste sul campo di battaglia ucraino (e mediorientale), che aggiungono peso e limitano l’efficacia dei mezzi. La guerra russo-ucraina non rappresenta quindi il canto del cigno delle forze meccanizzate/corazzate in sé (o dell’artiglieria), ma solo del loro classico utilizzo “da manuale”, imponendo una revisione profonda dei concetti d’impiego per poter recuperare la capacità di manovra, che è alla base degli eserciti occidentali.