L’annuncio congiunto di L3Harris Technologies, gigante americano della difesa, e di Elt Group, leader italiano della guerra elettronica, può sembrare a prima vista un successo industriale per Roma. La costruzione in Italia di un centro multisensoriale per il collaudo e la calibrazione di sistemi ISR (intelligence, sorveglianza, ricognizione) e di guerra elettronica rappresenta una “prima volta”: mai prima un’infrastruttura simile era stata installata al di fuori degli Stati Uniti.
Il centro sarà in grado di simulare minacce su tutto lo spettro elettromagnetico, servendo piattaforme militari, governative e civili. Tuttavia, dietro la retorica di “partnership” e “trasferimento di know-how” si intravede una realtà meno entusiasmante: l’autonomia strategica italiana resta ancora agganciata al perimetro tecnologico statunitense.
I Gulfstream e la superiorità nello spettro
Il progetto risponde direttamente alle esigenze operative dell’Aeronautica Militare, che ha appena acquistato due Gulfstream G550 in configurazione EA-37B Compass Call. Si tratta di aerei specializzati nel jamming, cioè nel disturbare le comunicazioni nemiche, neutralizzare radar e compromettere il coordinamento avversario. Nella guerra contemporanea, dominare lo spettro elettromagnetico è determinante quanto possedere missili o blindati. Ma qui sta il nodo: l’adattamento finale degli aerei verrà effettuato negli Stati Uniti. Il nuovo centro italiano potrà sì testare, calibrare e mantenere i sistemi, ma non modificarli in profondità: la chiave tecnologica resta oltreoceano.
Questo squilibrio non è nuovo. La difesa italiana è storicamente inquadrata nella cornice NATO, quindi inevitabilmente integrata agli standard americani. Più la guerra elettronica diventa cruciale, più questa dipendenza assume un peso strategico. Sul piano economico, il partenariato porterà investimenti, posti di lavoro qualificati e un trasferimento parziale di tecnologie. Rafforzerà il ruolo di Elt Group come player di riferimento in Europa, ma l’accesso internazionale al centro sarà sempre condizionato dal quadro politico-militare di Washington.
La dimensione geopolitica
Dal punto di vista strategico, la scelta americana di localizzare un’infrastruttura di punta in Italia consolida il fronte Sud della NATO, in funzione di deterrenza verso potenziali minacce provenienti dal Mediterraneo orientale, dal Nord Africa o dal fianco sud russo. Per Roma è un’occasione di aumentare il proprio peso nei calcoli dell’Alleanza, ma anche un’esposizione maggiore: in caso di escalation, una simile infrastruttura diventerebbe obiettivo prioritario.
Guerra elettronica e mercato globale
La guerra elettronica è oggi un mercato in crescita rapida, alimentato dalle tensioni globali e dalla modernizzazione militare. Le tecnologie ISR e di disturbo non servono solo alle forze armate, ma anche a proteggere infrastrutture critiche e comunicazioni sensibili. Il centro italiano potrà attrarre contratti e partnership, ma l’accesso resterà vincolato alle licenze americane.
Il generale Carmine Masiello, capo di Stato Maggiore dell’Esercito, ha descritto il concetto di “bolla tattica”: uno spazio protetto in cui le forze italiane possano muoversi invisibili e colpire il nemico. Un obiettivo strategico condivisibile, ma che per essere realmente nazionale richiede il controllo pieno della tecnologia.
Oggi, invece, Roma ha gli strumenti ma non la chiave.
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