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Nei giorni scorsi un consistente gruppo navale russo si è avvicinato alle acque costiere delle isole Hawaii. Secondo quanto riferito dalla stampa locale, e confermato da fonti ufficiali della U.S. Navy, 7 unità di superficie della Vmf (Voenno-morskoj Flot) che hanno partecipato a una grossa esercitazione aeronavale, hanno eseguito quella che è sembrata a tutti gli effetti un’operazione di “libertà di navigazione” (in gergo Fonop – Freedom of Navigation Operation) passando tra le 23 e le 34 miglia nautiche a sud dell’arcipelago hawaiano.

La task force russa risulta essere composta, come si è potuto osservare da immagini satellitari, da due cacciatorpediniere classe Udaloy I (Marshal Shaposnikov e Admiral Panteleyev), tre corvette classe Steregushchiy (Gromkiy, Sovershenny e Aldar Tsydenzhapov), un incrociatore classe Slava (il Varyag) e la nave comando (un tempo usata per la raccolta di dati telemetrici e segnali) Marshal Krylov, l’unica unità nel suo genere della Flotta Russa che è assegnata al distretto del Pacifico.

Attualmente il gruppo navale russo ha lasciato le acque hawaiane, come riferisce l’U.S.Navy, ma risulta che negli ultimi 10 giorni le navi da guerra russe hanno effettuato un’esercitazione insieme a velivoli che con le loro “puntate” hanno provocato la reazione dei caccia Usa: gli F-22 Raptor di base a Hickam, Pearl Harbor, in almeno due occasioni separate sono decollati su allarme per intercettarli.

Il capitano della Marina degli Stati Uniti Mike Kafka, portavoce del comando Indo-Pacifico (Indopacom), che ha sede alle Hawaii, ha confermato quanto le navi russe si fossero avvicinate alle acque territoriali statunitensi, sebbene siano rimaste in acque internazionali per tutta la durata della navigazione. Quello della task force russa è stato solo un breve passaggio nel quadro di un’esercitazione aeronavale molto più complessa che ha mobilitato diversi assetti del distretto occidentale.

Da un comunicato stampa del ministero della Difesa russo apprendiamo infatti che diversi elementi della Flotta del Pacifico, operando nell’ambito di due distaccamenti diversi a una distanza di circa 300 miglia l’uno dall’altro, hanno simulato l’attacco a un Csg (Carrier Strike Group) “nemico”. Questa parte dell’esercitazione è stata condotta in prossimità delle isole Curili e ha coinvolto proprio le unità navali che sono state viste nelle acque hawaiane.

Risulta che anche un sottomarino e un pattugliatore marittimo a lungo raggio Tupolev Tu-142M3 dell’aviazione navale della flotta del Pacifico sono stati coinvolti.

Il supporto ai gruppi di attacco navale è stato fornito da due velivoli antisommergibile Ilyushin Il-38 che erano stati precedentemente trasferiti all’aeroporto di Yelizovo, nella penisola della Kamchatka. Il Tu-142M3, nella prima parte del volo, è stato scortato dai caccia intercettori Mig-31BM.

In totale la Russia ha impiegato fino a 20 navi da guerra di superficie, sottomarini e navi di supporto in un’esercitazione che per la prima volta si svolge nella parte centrale dell’Oceano Pacifico. La componente aeronautica era composta da 20 velivoli.

Il 13 giugno sappiamo che gli F-22 sono decollati da Pearl Harbor in risposta all’avvicinarsi di “bombardieri” russi che prendevano parte anche alle esercitazioni. Un secondo scramble ha avuto luogo il 18 giugno. Sembra, come riporta The War Zone che rilancia un quotidiano locale, che i caccia statunitensi non abbiano avuto modo di intercettare i velivoli russi, che sono tornati indietro prima, manovra che porta a pensare che abbiano simulato un attacco con missili da crociera verso obiettivi sulle isole Hawaii, ma che dimostra anche la possibilità per l’aviazione russa di colpire i propri bersagli senza che i bombardieri possano venire tempestivamente intercettati.

La flottiglia russa invece è stata tallonata da vicino dall’U.S. Navy che ha fatto uscire in mare tre cacciatorpediniere classe Arleigh Burke e un cutter dell’Uscg (U.S. Coast Guard) della classe Sentinel.

La vicinanza di queste navi da guerra russe alle Hawaii, anche se solo per un periodo di tempo relativamente breve, potrebbe essere facilmente descritta come altamente insolita e provocatoria. Sembra anche che gli Stati Uniti siano stati colti relativamente di sorpresa da questa mossa: se avessero avuto indicazioni sul fatto che la task force russa potesse avvicinarsi così tanto, o se i russi l’avessero già fatto precedentemente, avrebbero sicuramente inviato la portaerei Uss Carl Vinson e altri elementi del suo Strike Group nell’area con breve preavviso. Il Csg della Vinson è ancora nel bel mezzo dei preparativi per il suo prossimo schieramento operativo e le ultime notizie lo danno in transito nell’Oceano Pacifico, proveniente dalla costa della California, lo scorso 13 giugno.

Vale anche la pena ricordare che questa esercitazione russa si è svolta prima, durante e dopo l’incontro del presidente Joe Biden con l’omologo russo Vladimir Putin a Ginevra il 16 giugno. È anche interessante notare che la nave spia russa Kareliya, che era stata vista in acque hawaiane lo scorso maggio per cercare di raccogliere dati su un test missilistico statunitense (poi fallito), si trova ancora vicino alle Hawaii: questo perché molto probabilmente un altro test della difesa missilistica americana nel Pacifico sembra essere imminente.

La mossa russa sembra essere stata del tutto inaspettata per gli Stati Uniti, che come abbiamo detto sono stati colti un po’ alla sprovvista, e potremmo quasi dire che rappresenti una novità per Mosca in quando ricorda molto, come dicevamo, le Fonop che la U.S. Navy conduce nei mari del mondo, in particolare quelli “altamente contestati”. Verrebbe da dire, ironicamente, che chi di Fonop colpisce, di Fonop perisce.

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