La geopolitica della corsa allo spazio
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Difesa /

Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis è stato in visita a Washington lunedì per avviare le trattative ufficiali di acquisizione del caccia stealth F-35 e allo stesso tempo fare pressioni per evitare che gli Stati Uniti aggiornino la flotta di F-16 della Turchia e possano cederne di nuovi.

Secondo le prime indiscrezioni, Atene avrebbe chiesto un primo lotto di 20 esemplari del nuovo caccia di quinta generazione, con un’opzione per ulteriori 20 macchine, da consegnare a partire dal 2028.

L’aeronautica ellenica sta vedendo le prime consegne dei caccia di fabbricazione francese Dassault Rafale F3: a fine gennaio di quest’anno, sei esemplari con le coccarde greche sono atterrati presso la base di Tanagra, dove ha sede il 332esimo stormo. Il governo greco aveva siglato un accordo con quello francese a gennaio 2021 riguardante la consegna di 18 Rafale, 12 dei quali di seconda mano appartenenti all’Armée de l’Air di Parigi e i restanti di nuova costruzione. A settembre 2021 altri sei aeromobili sono stati aggiunti all’ordine, portando il totale a 24.

I Rafale andranno così a sostituire i Mirage 2000 nell’aviazione ellenica, ma Atene non ha mai smesso di cercare di dotarsi dei più moderni F-35: l’ultima notizia risale a metà febbraio, quando rappresentanti del Dipartimento della Difesa Usa erano giunti nella capitale greca per incontrarsi con esponenti del direttorato generale degli armamenti nazionale esplicitamente per discutere dell’acquisto dei caccia.

La Grecia, però, da tempo cerca di dotarsi dei velivoli stealth di Lockheed-Martin, e l’interessamento si è fatto più serio in concomitanza con l’estromissione dal programma Jsf (Joint Strike Fighter) della Turchia, come conseguenza della decisione di Ankara di continuare con l’acquisto dei sistemi missilistici da difesa aerea russi S-400, considerati da Washington una minaccia alla sicurezza dei sistemi difensivi della Nato.

La Turchia, infatti, è stata partner del programma per il nuovo caccia sin dal suo esordio e ha partecipato con le proprie industrie alla costruzione del velivolo: erano coinvolte la Alp Aviation, Ayesaş, Kale Aerospace, Kale Pratt & Whitney and Tai (Turkish Aerospace Industry). Ankara aveva un’opzione per 100 velivoli complessivi del tipo F-35A a decollo e atterraggio convenzionali, ed aveva già firmato l’accordo per la prima tranche di 30 macchine. Inoltre il primo dei sei F-35A con la mezzaluna in campo rosso era stato consegnato all’Aeronautica turca il 30 giugno 2018 e avrebbe dovuto essere incorporato nella Turk Hava Kuvvetleri dopo un anno circa, una volta completato il ciclo di addestramento dei piloti presso la base aerea di Luke, dove ha sede il Pilot Training Center per la flotta di Lightning II.

Il primo volo di un F-35A con un pilota turco ai comandi era avvenuto ad agosto del 2018, ma pochi mesi dopo la situazione diplomatica è precipitata e la Turchia è stata estromessa dal programma.

A ottobre del 2020, durante il viaggio dell’allora segretario di Stato Mike Pompeo in Grecia, sappiamo che era stata discussa la possibilità di vendita di 20 F-35 ad Atene, di cui sei sarebbero stati quelli originariamente previsti per la Turchia, ma sul sito della Dsca (Defense Security Cooperation Agency), l’agenzia che sovrintende al nulla osta per il Congresso statunitense quando si tratta di vendite di armamenti all’estero, non era mai comparso nulla in merito.

Ora sembra che le trattative tra Grecia e Stati Uniti siano diventate più concrete come dimostra il tentativo del primo ministro Mitsotakis di evitare che Washington modernizzi gli F-16 turchi, spina dorsale dell’aeronautica di Ankara, e ne ceda altri 40 del Block 70: una compensazione, del valore di 6 miliardi di dollari, per le perdite subite dalla Turchia in seguito all’estromissione dal programma F-35.

La reazione turca non si è fatta attendere, e risulta che funzionari del governo si recheranno negli Stati Uniti alla fine di questa settimana per perorare la causa al Congresso volta a finalizzare un accordo del valore di circa 400 milioni di dollari per aggiornare i caccia turchi con nuovi missili, radar ed elettronica e, in prospettiva, averne di nuovi.

A complicare la situazione c’è però la richiesta di adesione alla Nato di Finlandia e Svezia, due Paesi che, come vi abbiamo spiegato nei mesi scorsi, sono già, di fatto, partner molto stretti dell’Alleanza Atlantica. La Turchia, infatti, ha espresso le sue perplessità in merito, ventilando la possibilità di opporsi quando il presidente Recep Tayyip Erdogan ha affermato che non ha “un’opinione positiva”. Una dichiarazione legata principalmente alla vicinanza di Svezia e Finlandia alle forze curde (il Pkk), che Ankara considera organizzazioni terroristiche. Erdogan ha rafforzato questa visione sostenendo anche di “non volere che si ripeta lo stesso errore commesso con l’adesione della Grecia”.

La questione dell’allargamento della Nato riteniamo passi anche per gli F-35: Ankara potrebbe facilmente mettere sul piatto il suo nulla osta in cambio del rientro nel programma Jsf, sebbene l’industria nazionale (la Tai) abbia già avviato il progetto per un caccia di nuovo tipo, il TF-X, che nelle intenzioni turche dovrebbe sostituire gli F-16 e gli F-4 con un velivolo che, nelle linee, ricorda molto quelli stealth di fabbricazione statunitense.

Atene quindi, temendo la possibilità di rivedere il suo avversario storico dotarsi degli F-35, ha accelerato le pratiche per poter concretizzare quella che sino a qualche mese fa era solo un’ipotesi lontana. Il primo ministro greco ha infatti affermato lunedì alla Casa Bianca che “inizieremo il processo per l’acquisizione di uno stormo di velivoli F-35 e speriamo di poter aggiungere questo fantastico aereo all’aeronautica greca prima della fine di questo decennio” lasciando intendere che la richiesta greca abbia trovato sponda in quel di Washington.

C’è anche un altro fattore, legato alla probabile vendita dei caccia stealth, che potrebbe avere ripercussioni diplomatiche non indifferenti: Mitsotakis ha sottolineato che Lockheed Martin “ha ufficialmente espresso il suo interesse a investire nel settore aerospaziale ellenico” prima della sua visita a Washington. Sembra quindi che l’industria statunitense abbia invitato Atene a partecipare al programma di coproduzione dell’F-35.

Mitsotakis, in un discorso al Congresso statunitense tenuto martedì, ha anche sottolineato il desiderio greco di non vedere modernizzati gli F-16 turchi affermando che “non accetteremo atti palesi di aggressione che violano la nostra sovranità e i nostri diritti territoriali” riferendosi alle recenti incursioni turche nello spazio aereo greco, rimarcando che le contingenze internazionali legate al conflitto in Ucraina non hanno bisogno di “instabilità sul fianco sud-orientale della Nato”.

Washington per ora non si sbilancia, in considerazione sia del possibile veto turco all’adesione di Svezia e Finlandia nell’Alleanza, sia per via del sostegno di Ankara all’Ucraina, rappresentato principalmente dagli Ucav tipo Bayraktar TB2 che continuano silenziosamente a essere consegnati a Kiev. Proprio il possibile voto contrario turco richiede un “dialogo e una conversazione”, come affermato dal presidente della commissione per gli affari esteri della Camera Gregory Meeks. Un dialogo che sembra per ora limitato alla modernizzazione degli F-16 ma che, come abbiamo visto, potrebbe facilmente estendersi anche agli F-35 soprattutto a causa delle trattative in corso con la Grecia.

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