L’AUKUS è un patto strategico trinazionale che coinvolge Australia, Regno Unito e Stati Uniti stipulato durante la prima amministrazione Trump, che prevede di “approfondire la cooperazione diplomatica, di sicurezza e di difesa nella regione indo-pacifica”. Questo approfondimento prevede, oltre alla maggiore condivisione di informazioni e tecnologie, la costruzione di sottomarini da attacco a propulsione nucleare (SSN) per l’Australia secondo un piano predeterminato che prevede per il prossimo decennio l’arrivo di tre primi battelli classe Virginia (made in US) per la Royal Australian Navy, mentre nel frattempo Regno Unito e Stati Uniti (a partire dal 2027) cominceranno a effettuare la rotazione di SSN in Australia per accelerare la familiarizzazione su questo tipo di battelli di forza lavoro, equipaggi e base industriale. Infine, entro la fine del 2030, il Regno Unito inizierà la produzione di sottomarini di classe SSN-AUKUS, mentre il primo esemplare costruito in Australia sarà pronto nei primi anni Quaranta.
Ora la parte dell’accordo che prevede la vendita di SSN statunitensi all’Australia sembra essere a rischio. Elbridge Colby, nominato dal presidente Trump per il ruolo di sottosegretario alla Difesa per la politica, ha ammesso di essere “scettico” e questa settimana ha detto di essere preoccupato che la vendita di sottomarini all’Australia possa rendere i marinai statunitensi “vulnerabili” perché i battelli non saranno “nel posto giusto al momento giusto”.
In una testimonianza al Senato, Colby ha affermato che l’Australia è stato un “alleato fondamentale” degli Stati Uniti, “dalla nostra parte anche nelle nostre guerre meno consigliabili”, e che sostiene “l’idea di dare forza ai nostri alleati australiani”. In particolare per Colby sarebbe una “grande idea che abbiano sottomarini d’attacco”, ma persiste “una minaccia molto reale di un conflitto nei prossimi anni”, in particolare lungo la cosiddetta Prima Catena di Isole, ovvero quell’arco insulare che va dal Giappone alle Filippine e Borneo passando per Taiwan. Pertanto Colby sostiene che gli SSN statunitensi “sono assolutamente essenziali per la difesa di Taiwan”.
Sostanzialmente, il nominato sottosegretario vede più vicina la possibilità di un conflitto aperto con la Repubblica Popolare Cinese, a causa delle maggiori azioni aggressive messe in atto da Pechino negli ultimi anni (e soprattutto negli ultimi mesi), pertanto non vorrebbe privare la U.S. Navy di tre (o cinque) SSN.
Australia, un partner strategico
“Se possiamo produrre i sottomarini d’attacco in numero sufficiente e a velocità sufficiente, allora benissimo. Ma se non ci riusciamo, rifornire l’Australia diventa un problema molto difficile perché non vogliamo che i nostri militari siano in una posizione più debole e più vulnerabili e, Dio non voglia, peggio perché non sono nel posto giusto al momento giusto”, ha detto chiaramente Colby. L’AUKUS prevede che prima che un qualsiasi battello statunitense possa essere venduto all’Australia, il comandante in capo degli Stati Uniti, ovvero il Presidente di turno, debba certificare che la rinuncia a un sottomarino non diminuisca le capacità della marina statunitense. I numeri della flotta sottomarina degli Stati Uniti risultano essere attualmente un quarto al di sotto dell’obiettivo prefissato e la cantieristica USA sta producendo battelli alla metà del ritmo di cui avrebbe bisogno per soddisfare le proprie esigenze: mancano infrastrutture, manca personale specializzato e mancano i fondi necessari per ovviare a questi due problemi che si ripercuotono più in generale su tutta la produzione navale militare. Attualmente la possibilità che tale situazione possa cambiare è molto bassa.
Recentemente, per l’esattezza l’8 febbraio, l’Australia ha versato 500 milioni di dollari statunitensi (790 milioni di dollari australiani) agli USA come prima rata di un totale di 3 miliardi di dollari promessi per sostenere l’industria cantieristica americana come parte dell’accordo, e il Governo di Canberra ha individuato la propria strategia industriale per sostenere il programma sottomarino, compreso lo smaltimento dei rifiuti radioattivi.
L’AUKUS è destinato a essere cestinato dalla nuova amministrazione Trump? Nonostante i proclami presidenziali poco rassicuranti sul premier australiano, difficilmente la Casa Bianca straccerà l’accordo con un partner strategico in un teatro di prima importanza come l’Indo-Pacifico: l’Australia non è l’Europa e la Repubblica Popolare non è la Russia. Anche se gli Stati Uniti della nuova era Trump si stanno concentrando su sé stessi, dimenticandosi della periferia (atlantica) ma solo perché pretendono che siano gli europei a pensare alla loro difesa, la posta in gioco nel Pacifico Occidentale è molto diversa e la nuova amministrazione sta dimostrando di essere meno accondiscendente con Pechino. Anche quando lo stesso Colby afferma che Taiwan dovrebbe spendere di più per la propria difesa, arrivando sino al 10% del Pil, non è in contraddizione con una politica statunitense più assertiva nell’Indo-Pacifico: la Casa Bianca sta solo dicendo che gli alleati devono pensare più alla loro difesa ma gli obiettivi strategici restano gli stessi, anzi, se possibile, l’obiettivo statunitense in quel lontano teatro appare molto più chiaro ora che mai.
Quanto sta accadendo però potrebbe essere frainteso, soprattutto leggendolo alla luce del disimpegno dal conflitto ucraino, e a Taipei potrebbero pensare di essere in procinto di venire abbandonati dal grande alleato, ma le spedizioni di armamenti made in US a Taiwan non sono diminuite.

