In conseguenza dei deludenti risultati della controffensiva condotta quest’estate dalle forze ucraine, gli Stati Uniti stanno valutando l’impostazione di una nuova strategia volta a sostenere le forze di Kiev. Tale strategia risulta fondata sul rafforzamento delle capacità difensive ucraine, al fine di rendere Kiev sempre più autosufficiente in relazione alla produzione di armamenti. 

Hold and build

L’estate del 2023 ha rappresentato un momento chiave nell’invasione russa dell’Ucraina, in virtù del lancio della tanto attesa controffensiva da parte delle forze di Kiev. Tale manovra risultava finalizzata in particolare alla liberazione del sud del paese, l’area in cui le forze di Mosca hanno ottenuto le maggiori vittorie. Nello specifico è proprio in questa zona che l’esercito russo ha prodotto l’unico importante successo strategico durante il conflitto, la formazione di un ponte di terra tra il territorio russo e la Penisola di Crimea, nonché il conseguimento del pieno controllo del Mar d’Azov. A dispetto dell’invio di un significativo quantitativo di sistemi d’arma da parte dei partner occidentali di Kiev, la controffensiva è risultata in un generale fallimento strategico. L’esito negativo dell’operazione è stato determinato dall’intersezione di numerosi fattori, in particolare l’erronea convinzione da parte di alcuni funzionari statunitensi della possibilità di un rapido mutamento dell’approccio operativo in senso occidentale dell’esercito ucraino, l’assenza di superiorità aerea, la dispersione delle forze di Kiev lungo diverse direttrici e infine la capacità da parte della Federazione Russa di adattarsi alla nuova realtà operativa, costruendo un possente sistema difensivo e sfruttando appieno i vantaggi derivanti dalla superiorità aerea, impiegando contestualmente efficaci tecniche di guerra elettronica. 

Di fronte al nuovo scenario operativo, gli Stati Uniti stanno rimodulando la propria assistenza militare, impostando una nuova strategia basata su un approccio conservativo fondato su due pilastri: hold and build, mantenere e costruire. I piani statunitensi si basano su una fornitura di armamenti finalizzata a consentire all’Ucraina di mantenere il controllo dei suoi territori attuali. A seguito del fallimento della controffensiva estiva le forze di Mosca sono infatti passate al contrattacco, scatenando un’imponente offensiva sulla città di Avdiivka, ultimo avamposto ucraino nei pressi della città di Donetsk. Una strategia “difensiva” determinerebbe un significativo miglioramento della posizione ucraina sotto tre aspetti. Anzitutto essa consentirebbe di rafforzare le attuali posizioni ucraine, massimizzando contestualmente le perdite delle forze di Mosca ed incrementando ulteriormente il loro forte stato di logoramento. In secondo luogo, il mantenimento degli attuali territori detenuti dal governo di Kiev determinerebbe l’insorgere di condizioni atte ad accumulare grandi scorte di armamenti nel lungo termine, consentendo di formare nuove masse combattenti da lanciare in eventuali operazioni offensive future. In ultima analisi tale iniziativa fornirebbe all’Ucraina il tempo necessario per potenziare la propria industria della difesa, riducendo la propria dipendenza dall’Occidente. 

La nuova fase

L’attuale scenario operativo risulta estremamente difficile per le forze ucraine. Da un lato Kiev si trova in una posizione certamente migliore rispetto al periodo affrontato tra i mesi di maggio e settembre 2022, quando la Federazione Russa ha conseguito rilevanti guadagni territoriali nel Donbass. La controffensiva ucraina condotta nell’Oblast di Kharkhiv aveva sancito una brusca inversione di tendenza nel conflitto, dimostrando l’esistenza di concrete possibilità per una vittoria militare da parte dell’Ucraina. Allo stato attuale Kiev non si trova più ad affrontare una minaccia esistenziale, l’economia ucraina risulta in ripresa e le forze armate del Paese hanno notevolmente incrementato le proprie capacità rispetto all’inizio del conflitto. Anche sul fronte politico l’influenza russa sull’Ucraina risulta ormai ai minimi storici e il recente report della Commissione Europea ha rimarcato i notevoli progressi di Kiev sulla via dell’integrazione comunitaria.

Tuttavia l’attuale fase del conflitto risulta ugualmente estremamente problematica per l’Ucraina. A seguito dell’esaurimento delle offensive russe nel Donbass, l’esigenza operativa per le forze di Kiev è divenuta significativamente più complessa, non solo in virtù della natura offensiva delle operazioni che queste ultime sono chiamate a condurre, ma anche in virtù delle grandi capacità di adattamento russe. Mosca si è dimostrata in grado di interpretare al meglio l’attuale scenario operativo, respingendo l’assalto ucraino e incrementando notevolmente la propria produzione di armamenti. Il fallimentare esito della controffensiva ha determinato l’emersione delle contraddizioni politiche tra i partner occidentali di Kiev, processo incrociatosi con un’effettiva difficoltà di natura cinetica, ossia l’incapacità delle industrie delle industrie della difesa occidentali ed ucraina di sopperire alle necessità dettate dal conflitto.

Il complesso militare industriale dell’Occidente non risulta infatti in grado, dopo decenni di trascuratezza, di fornire all’Ucraina la quantità di equipaggiamento necessaria per porre in essere nuove manovre offensive, né tantomeno per formare scorte. Il fallimento europeo nel fornire un milione di munizioni d’artiglieria calibro 155 mm ha costituito la massima rappresentazione del pessimo stato delle industrie della difesa occidentali.

Dal canto suo l’Ucraina pur avendo incrementato notevolmente la propria produzione di armamenti, rimane ben lontana dal potersi definire autosufficiente e pertanto le operazioni militari di Kiev risultano fortemente condizionate dalle forniture militari occidentali, le quali a loro volta vengono approvate sulla base di un processo politico. L’ascesa del Premier Robert Fico, notoriamente vicino alla Federazione Russa, in Slovacchia, ha privato l’Ucraina di un partner piccolo ma estremamente rilevante. Contemporaneamente la forte polarizzazione politica statunitense ha determinato l’impossibilità da parte del Congresso di approvare un nuovo pacchetto di aiuti militari per il governo di Kiev. In ultima analisi, i deludenti risultati della controffensiva hanno rafforzato i movimenti politici tendenzialmente più scettici verso l’invio di aiuti militari a Kiev.

I possibili scenari

Allo stato attuale, a seguito delle disastrose sconfitte rimediate nella prima parte del conflitto, nonché delle successive controffensive ucraine verso Kharkhiv e Kherson, l’unico scenario soddisfacente per la Federazione Russa risulta essere un congelamento delle attuali linee del conflitto, che consenta la conservazione di un ponte terrestre con la Crimea e del controllo del Mar d’Azov. Al fine di raggiungere tale obbiettivo la necessità delle forze di Mosca risulta essere il rafforzamento delle attuali linee difensive al fine di prevenire possibili sfondamenti ucraini, prolungando il conflitto così da rafforzare le formazioni politiche occidentali ostili all’invio di ulteriori aiuti.

Con riguardo all’Ucraina, la “vittoria” di Kiev, deve necessariamente passare per la liberazione della parte meridionale del paese, fondamentale tanto dal punto di vista militare, in quanto necessaria per isolare la Crimea, quanto economico, data la sua posizione strategica. Il Generale Valery Zaluzhny, Comandante dell’esercito ucraino, in un suo recente saggio ha rimarcato come il conflitto sia entrato in una fase posizionale, sottolineando come l’imperativo per Kiev risulti essere il colmare l’attuale asimmetria tra le sue attuali capacità militari e quelle richieste per rompere l’attuale stallo e tornare ad una guerra di manovra. 

Sebbene l’attuale scenario operativo, in virtù del proprio carattere posizionale, risulti ovviamente maggiormente favorevole alla Federazione Russa, bisogna tuttavia ricordare come l’Ucraina pur avendo fallito nel produrre un rilevante risultato strategico, abbia conseguito alcuni successi tattici rilevanti. La liberazione di Robotyne ha dimostrato la forte superiorità qualitativa della fanteria di Kiev rispetto a quella russa, comportando il superamento, sia pure in un punto limitato, della linea Suvorokin. L’industria della difesa ucraina pur non risultando ancora autosufficiente, ha notevolmente incrementato la propria produzione di armamenti, in particolar modo in relazione a sistemi missilistici a lungo raggio e sta via via venendo ulteriormente rafforzata da progetti volti a produrre in loco equipaggiamento NATO.

L’impiego di missili Neptune modificati per attacchi terrestri ha contribuito alla messa in essere di rilevanti attacchi risultati nel ritiro della Flotta russa del Mar Nero dalla base di Sevastopol. L’esercito ucraino possiede ora una gamma di capacità significativamente superiori rispetto alle fasi iniziali del conflitto, viceversa, le forze armate russe pur mantenendo una grande potenza di fuoco presentano ormai una capacità di eseguire azioni offensive piuttosto scarsa. Le pesanti perdite che Mosca sta subendo nell’ambito della sua offensiva verso Avdiivka, costituiscono la perfetta rappresentazione del profondo stato di degrado dell’esercito russo, fortemente logorato da due anni di conflitto. 

Una strategia fondata sull’”hold and build” potrebbe pertanto rivelarsi altamente funzionale alle esigenze ucraine. Il mantenimento del controllo dei territori attualmente detenuti da Kiev consentirebbe un costante afflusso di armamenti, i quali, in assenza delle necessità operative che ne determinano la rapida cannibalizzazione, andrebbero a formare rilevanti scorte. Tali scorte, unite al costante addestramento di nuovo personale, genererebbero progressivamente una nuova forza combattente da impiegare in future azioni offensive, le cui basi verrebbero gettate logorando le forze russe in costosi attacchi frontali. D’altro canto sarebbe anche possibile optare per una strategia mirata al contenimento della Russia, piuttosto che ad una sua sconfitta sotto il profilo cinetico. Prevenire qualunque guadagno territoriale rilevante da parte di Mosca comporterebbe un definitivo stallo del conflitto che pur lasciando nelle mani della Federazione Russa un ponte terrestre con la Penisola di Crimea, determinerebbe nel lungo termine una costante crescita relativa economica e militare dell’Ucraina rispetto alla Federazione Russa.

Un congelamento delle ostilità lungo le attuali linee, pur privando l’Ucraina di territori certamente rilevanti, garantirebbe la continuazione dell’afflusso di imponenti aiuti militari, la ripresa dell’economia locale e l’addestramento di nuove leve. In virtù del profondo stato di degrado delle forze armate di Mosca, nonché delle pesanti conseguenze economiche che la Federazione Russa dovrà affrontare in virtù delle sanzioni e dei costi derivanti dal mantenimento dei territori occupati, nel lungo termine l’Ucraina vedrebbe una profonda crescita relativa economica e militare rispetto al proprio vicino. Gli Stati Uniti potrebbero quindi decidere di impostare una strategia fondata sul contenimento di Mosca negli anni a venire. La Federazione Russa rappresenta un attore revisionista sul sistema internazionale, i cui obbiettivi risultano essere territori, risorse, status e prestigio, perseguiti attraverso una politica interventista adottata mediante strumenti simmetrici ed asimmetrici.

Mosca vedrebbe quindi i propri propositi espansionistici in gran parte bloccati di fronte ad un’Ucraina sempre più potente ed integrata con l’Occidente. Un simile disegno potrebbe determinare la progressiva emersione delle contraddizioni insite all’interno del sistema di potere di Vladimir Putin, ed in ultima analisi al suo crollo, o all’avvio di negoziati con il governo ucraino. Tale formula venne proposta già nel 1947 dal diplomatico statunitense George Kennan nel suo ben noto “Articolo X”, nel quale egli asserì che una politica fondata sul contenimento nel lungo termine, rappresentasse la migliore strategia per contrastare l’imprevedibile Unione Sovietica, ritenendo che la sua corretta applicazione avrebbe determinato una progressiva moderazione di ultima, o, in ultima analisi, la sua fine.