Mercoledì, in una dichiarazione congiunta da Washington, i capi di Stato di Danimarca, Olanda e Stati Uniti, hanno affermato che il “processo di trasferimento” all’Ucraina dei cacciabombardieri F-16 è “in corso”.
“Quei jet voleranno nei cieli dell’Ucraina quest’estate per assicurarsi che Kiev possa continuare a difendersi efficacemente dall’aggressione russa”, ha aggiunto il segretario di Stato americano Antony Blinken dal vertice della NATO nella capitale statunitense.
Gli Stati Uniti, l’Olanda e la Danimarca guidano dallo scorso anno un gruppo di Paesi che contribuiscono a fornire all’Ucraina i caccia, e da allora altre nazioni, tra cui Norvegia e Belgio, hanno aderito. Il numero finora promesso all’Ucraina è di circa 65, ma il leader ucraino, Volodymyr Zelensky, afferma che ne servirebbero 128.
Mercoledì i funzionari norvegesi hanno chiarito che il contributo di Oslo coprirà sei F-16, secondo un cronoprogramma che prevede di iniziarne la consegna nel corso del 2024, mentre il Belgio, all’inizio di quest’anno, ha dichiarato che il suo Paese ne avrebbe consegnati in totale 30, anch’essi in diverse tranche spalmante nel tempo. L’Olanda ha messo a disposizione invece 24 dei suoi F-16, sempre con tempistiche di consegna più o meno lunghe.
In totale, quindi, entro la fine del 2024 viene stimato che l’Ucraina possa ricevere 20 F-16, ma uno dei problemi è che il programma di addestramento dei piloti ucraini richiede tempo: secondo il Pentagono, in questo momento ci sono poco più di 12 piloti ucraini che si stanno addestrando per pilotare i caccia in Danimarca e negli Stati Uniti, e dato che solo una manciata di loro si è diplomata al corso alla fine di maggio, il numero complessivo è troppo piccolo, fanno sapere da Kiev.
Il Segretario di Stato Blinken comunque potrebbe avere ragione: gli F-16 voleranno in Ucraina, ma non saranno combat ready.
Quanto affermato potrebbe infatti facilmente sottintendere che questa estate sarà effettuata la consegna ufficiale dei caccia, ma molto probabilmente i piloti non saranno ancora pronti per partecipare alle operazioni di guerra.
Da quando si è cominciato a parlare di “caccia occidentali per l’Ucraina”, chi scrive, da queste colonne, ha sempre ritenuto più importante per l’esito del conflitto rinforzare i sistemi da difesa aerea ucraini, piuttosto che inviare velivoli che necessitano di particolare addestramento da parte dei piloti e del personale di terra, nonché l’adeguamento della basi aeree per riceverli.
Ancora oggi si dibatte infatti sulla reale futura efficacia degli F-16 al fronte, osservando che senza adeguate misure di difesa aerea, i caccia sarebbero inutili. Bisogna infatti ricordare che la Russia, da settimane, sta attuando un’importante campagna di interdizione missilistica sulle basi aeree che possibilmente ospiteranno gli F-16: Mirgorod, Voznesensk, sono solo due degli aeroporti militari che stanno subendo un pesante bombardamento da parte dell’aviazione russa utilizzando missili da crociera.
Lo scopo è chiaro: non potendo colpire le basi aeree della NATO dove si addestrano i piloti ucraini, nonostante le tanto sbandierate minacce del Cremlino, ai russi non resta che colpire quelle ucraine cercando di creare più danni possibili, in modo da metterle preventivamente fuori uso prima che arrivino gli F-16, costringendoli quindi a operare da basi molto più lontane dal fronte e pertanto aumentando la possibilità di scoprirli e abbatterli in volo con missili aria-aria BVR (Beyond Visual Range), ammesso che le VKS (Vozdushno-Kosmicheskye Sily) riescano ad avere buona capacità AEW (Airborne Early Warning), ora parzialmente menomata dagli ucraini.
Si capisce bene quindi che per utilizzare i pochi F-16 in arrivo quest’anno, l’Ucraina dovrebbe prima assicurarsi una difesa aerea migliore in grado di neutralizzare, o quanto meno ridurre fortemente, la minaccia missilistica russa. Secondariamente è evidente che soli 20 F-16 entro la fine del 2024 non saranno un game changer per il conflitto, anche se aumenteranno le capacità di strike ucraine se dotati di adeguato armamento – come le JDAMS-ER già viste sui caccia ucraini.
Per quanto riguarda le difese aeree, però, la NATO sembra che abbia capito che c’è un assoluto bisogno di inviarle in Ucraina, e così si legge che nuovi sistemi Patriot, SAMP/T, Hawk e NASAMS prenderanno la via di Kiev, anche se non è chiaro quando faranno il loro arrivo.
Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi, caldi, mesi estivi? Forse, come detto da Blinken, gli F-16 verranno consegnati all’Ucraina – e non sapremo mai quando per evidenti ragioni di sicurezza – ma molto più probabilmente vedremo l’accelerazione dell’addestramento dei piloti, cercando di coinvolgere più Paesi in modo da diplomarne di più nello stesso tempo.
Attenzione però, che, come si ventila da tempo, la Francia potrebbe muoversi autonomamente e consegnare all’Ucraina qualche Mirage 2000 (e magari qualche Super Étendard di derivazione argentina) nello stesso arco di tempo in cui verranno consegnati gli F-16, sempre che l’addestramento dei piloti ucraini sia già cominciato, come pensiamo che sia avvenuto.