Ghedi e Aviano, le bombe atomiche Usa sono già in Italia

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Dieci anni di annunci, smentite, rassicurazioni e ipocrisie. Ora la realtà si impone: le nuove bombe nucleari americane B61-12 sono arrivate in Europa. E quindi anche in Italia, precisamente nelle basi di Aviano e Ghedi. La notizia non viene da qualche “gola profonda” in incognito, ma dall’esperto più autorevole in materia, Hans Kristensen, della Federation of American Scientists, che cura le statistiche sugli arsenali atomici per il Bulletin of the Atomic Scientists. Interpellato dal Fatto Quotidiano, Kristensen ha confermato che le nuove testate sono state consegnate. Punto. Nessuna smentita, nessuna precisazione, nessuna conferenza stampa del nostro governo per spiegare agli italiani cosa sta succedendo.

L’Italia, tra l’altro, non è un paese qualsiasi in questa storia: è quello europeo con il maggior numero di ordigni nucleari statunitensi e l’unico a ospitarne in due basi militari. Secondo il rapporto Nuclear Weapons Ban Monitor 2024, presentato pochi giorni fa alla Conferenza degli Stati Parti del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari, a New York, ad Aviano sarebbero stoccate tra le 20 e le 30 testate, mentre a Ghedi tra le 10 e le 15. E proprio mentre in Europa infuria il dibattito sull’ipotesi di un “ombrello nucleare francese”, l’Italia si conferma per quello che è: un paese che predica bene e razzola male.

Il governo italiano, infatti, da anni sostiene a parole di volere “un mondo libero dalle armi nucleari”, ma nei fatti accetta senza fiatare che gli ordigni più avanzati e letali della NATO vengano schierati sul suo territorio. E quando si tratta di discutere la questione nelle sedi internazionali, come alla conferenza ONU di New York, semplicemente si dà alla macchia. Nessun rappresentante, nessun intervento, nessun tentativo di confronto con i 98 Stati che hanno firmato il Trattato per la proibizione delle armi nucleari.

Come sempre, le scelte strategiche vengono prese sopra le teste dei cittadini, che non devono sapere e, soprattutto, non devono decidere. Del resto, sarebbe difficile spiegare agli italiani perché il nostro territorio debba continuare a ospitare decine di bombe nucleari americane che – si badi bene – non sono solo più potenti, ma anche più precise. E quindi più “utilizzabili”. Perché il problema di queste nuove testate non è solo la loro potenza, che può variare tra 0,3 e 50 kiloton (da 50 volte meno a oltre 3 volte la bomba di Hiroshima). È che, essendo più precise, diventano armi da guerra e non solo da deterrenza.

Cosa significa? Significa che, mentre dal 1945 ad oggi il tabù nucleare ha retto proprio perché le atomiche erano considerate armi “mostruose” e “impraticabili”, oggi si abbassa l’asticella: se una bomba è più “chirurgica”, perché non usarla in uno scontro convenzionale? Magari con l’illusione che sia un’operazione “pulita” e “limitata”?

Francesco Vignarca, della Rete Italiana Pace e Disarmo, lo dice chiaro e tondo: “L’Italia evita di sedersi al tavolo con chi lavora per un mondo senza armi nucleari. Anche se non fosse convinta di quel percorso, dovrebbe almeno partecipare al confronto”.

Già, ma il nostro governo è troppo impegnato a nascondere la polvere sotto il tappeto. Peccato che, in questo caso, la polvere sia radioattiva.