La Germania investirà 5 miliardi di euro in Ucraina per rafforzare la capacità di produzione di missili a lungo raggio da parte del Paese esteuropeo tramite il suo sistema militare-industriale. L’accordo siglato nella giornata di ieri dal neo-cancelliere Friederich Merz e dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky in visita a Berlino concretizza in maniera più chiara quanto il leader dell’Unione Cristiano-Democratica (Cdu) aveva dichiarato nei giorni scorsi circa l’apertura di Berlino alla rimozione di ogni limite operativo per i missili a lungo raggio lanciati dall’Ucraina sul suolo russo.
Merz non ha spiegato finora se Berlino garantirà a Kiev i missili Taurus da tempo agognati da Zelensky, ma ha preso posizione sul fatto che la Germania fornirà know-how, capitali e risorse per alzare la capacità dell’Ucraina di produrre i suoi vettori. Ad oggi, il riferimento più immediato sembra essere quello ai missili R-360 Neptune, progettati dal Luch Design Bureau ucraino e di cui Kiev costruisce circa 100 unità annue. A metà marzo Kiev ha messo in campo una nuova versione del missile Neptune, pensato con tecnologie nazionali, colpendo una raffineria di petrolio russa a Tuapse, sul Mar Nero. Un attacco a cui è seguito un raid contro la Crimea nella giornata del 25 marzo e che ha sancito l’e e che ntrata in linea di un’aggiornata versione di un ritrovato dell’industria militare nazionale, con una gittata aumentata da 200 a 300 km.
Rispetto ai Taurus agognati da Kiev, il Neptune non è un’arma capace di garantire la stessa gittata (500 km) o la capacità di colpire in profondità bunker, ponti, depositi di munizioni con danni potenzialmente decisivi. Ma ha per l’Ucraina due vantaggi operativi. Da un lato, non necessita di essere montato su aerei e può essere lanciato anche da strutture basate a terra. Dall’altro, Kiev dispone già del know-how per costruirlo ed assemblarlo. Risulta logico pensare con i dati a disposizione che sia proprio il Neptune il missile a cui Merz e Zelensky hanno fatto riferimento e che sarà costruito con l’investimento tedesco.
“Questo segna l’inizio di una nuova forma di cooperazione militare-industriale tra i nostri Paesi”, ha spiegato Friederich Merz a margine dell’incontro con Zelensky a Berlino, definendo la partnership “dal grande potenziale”. Il cancelliere, nota Politico.eu, “si è rifiutato di commentare sistemi d’arma specifici”, in rispetto del nuovo principio di ambiguità strategica messo in campo dopo il suo insediamento. Ma il richiamo alla cooperazione militare-industriale è chiaro.
Del resto, Berlino ha da tempo prenotato la partnership industriale con l’Ucraina, principalmente grazie al campione nazionale degli armamenti Rheinmetall, che ha avviato un’ampia proiezione nel Paese invaso dalla Federazione Russa nel 2022. Rheinmetall in Ucraina possiede il 51% di una joint venture sulla difesa che la vede condividere l’azionariato col conglomerato ucraino Ukroboronprom (49%). La collaborazione mira a rafforzare la produzione di componenti per veicoli militari direttamente nel Paese Est-europeo e ad aumentare le sinergie con Berlino. In vista del futuro processo di ricostruzione e integrazione europea di Kiev, la Germania ne sta già prenotando i legami industriali. E la Difesa è il volano giusto per farlo.
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