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La recente visita di Angela Merkel nel Regno Unito ha fatto discutere i media soprattutto per le discussioni legate alla perplessità della Cancelliera sulla volontà di Londra di far disputare con gli stadi pieni le final four dell’Europeo nella cornice di Wembley. Ma in realtà oltre a proporre questo confronto con il governo di Boris Johnson e lo scenografico incontro con la Regina Elisabetta l’ultima visita ufficiale della Merkel oltre Manica ha avuto profonde implicazioni d’ordine tattico e strategico.

Dopo anni di confronti, di incomprensioni reciproche e di un continuo braccio di ferro sulle negoziazioni per gli assetti post-Brexit la Cancelliera saluta con un “colpo di coda” impegnando Berlino a un partenariato strategico con il Regno Unito che condizionerà le traiettorie geopolitiche del Paese dopo che a settembre le elezioni federali avvieranno l’iter per la sua successione. Tuttora contesta tra l’ipotesi che possa essere la sua Cdu-Csu a mantenere il potere o quella che si possa produrre un avvicendamento con i Verdi.

La geopolitica della Germania merkeliana negli ultimi mesi ed anni è aumentata di complessità; e così, se da un lato è proseguita la sinergia con la Russia sul fronte energetico, industriale, commerciale, dall’altro Berlino non ha voluto dare agli Stati Uniti, o almeno non completamente, il sospetto di deviazionismi eccessivi dal campo occidentale. Saldando intese con nazioni come il Giappone e, ora, anche col Regno Unito. Che proprio nel quadro della trasferta britannica della Merkel ha completato con la Germania un accordo-quadro di cooperazione per la strutturazione di un’agenda securitaria in campo europeo. Nella consapevolezza che le questioni del Vecchio Continente restino affare in cui Londra debba essere coinvolta anche dopo l’uscita dall’Ue. Simbolicamente, la Germania precede Francia e Italia nella stipula di questi accordi bilaterali fortemente voluti dal governo di Johnson e che, spiega il Guardian, dovranno creare un framework in cui inserire le relazioni Uk-Ue da un lato e quelle tra Bruxelles e la Nato dall’altra.

Del resto, c’è un elemento di do ut des non secondario nella ricerca di un abboccamento in termini strategici tra le due potenze. Londra incassa dalla Germania un accordo fortemente cercato e mostra la volontà di non tagliare completamente i ponti col Vecchio Continente, che ne rilancia il capitale negoziale per la fase post-Brexit; inoltre, potrà rivendicare di fronte a Washington di aver convinto la Germania a impegnarsi esplicitamente per aumentare la propria presenza attiva in teatri di forte interesse per l’Occidente, come l’Indo-Pacifico in cui Washington si confronta con la Cina; la Germania incassa da Londra l’ufficialità del sostegno politico per l’ingresso di Berlino come membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e manda un messaggio alla Francia, partner sempre più riluttante delle nuove cordate strategiche per la Difesa europea, sottolineando la presenza di alternative per la Repubblica Federale. Una dichiarazione congiunta firmata da due ministri degli Esteri, il britannico Dominic Raab e il tedesco Heikko Maas, ha inoltre messo nero su bianco il comune impegno a rilanciare il multilateralismo come forma di risoluzione delle controversie internazionali.

La stipula della partnership bilaterale ha inoltre una valenza politica interna sia per BoJo che, soprattutto, per la Merkel. Johnson lascia intendere che la sua “Global Britain” non dimenticherà l’Europa, rilancia l’approccio di Conservatore one nation attento a non tagliare completamente i ponti con l’Europa, moderato e pragmatico protagonista dell’agone internazionale, dunque rafforza l’immagine del suo governo nel complesso dopo la crisi d’immagine delle scorse settimane; la Merkel fornisce un assist elettorale alla Cdu-Csu, parando il colpo da possibili accuse di deviazionismo dall’alleanza occidentale provenienti da destra (Liberali e Afd) e dalle ripetute critiche per la sua presunta “russofilia” provenienti dai Verdi. Uno dei più noti commentatori politici britannici,  James Forsyth, ha scritto sul Times che da questo punto di vista Merkel e Johnson “fanno lo stesso gioco astuto”: “sono entrambi abili a monopolizzare il centro e a negare spazio elettorale agli avversari”. E puntano, rafforzando l’intesa Londra-Berlino, a rilanciare i propri progetti sistemici di lungo termine. Per durare nel tempo, nel caso di BoJo. Per blindare la sua eredità, guardando alla Cancelliera.