La Bundeswehr, le forze armate della Repubblica Federale di Germania, ha denunciato quelli che sono stati considerati come sei tentativi di violare per mezzo di droni “non commerciali” una base militare tedesca che sta svolgendo un particolare ruolo sul piano della cooperazione militare offerta dalla NATO. I droni in questione, avvistati dalle sentinelle che hanno individuato la possibile minaccia lungo il perimetro, hanno richiesto l’attivazione delle procedute standard che vengono impiagate in questi casi; dimostrato particolari capacità nel “resistere“, almeno in principio, alle contromisure attivare di militari tedeschi. Si teme che possa esserci la Russia dietro a queste azioni, ma al momento – e come spesso accade – non ci sono prove. Solo congetture.
Secondo quanto riportato dalla stampa tedesca, tra il 9 e il 29 gennaio del 2025 un’importante struttura dell’Esercito federale nel Nord della Germania sarebbe stata oggetto di una serie di tentativi di “spionaggio”. Il quotidiano Sueddeutsche Zeitung che ha un rapporto riservato inviato al ministero della Difesa tedesca, ha parlato chiaramente di “droni di provenienza ignota” che hanno tentato per sei volte in venti giorni di violare la struttura di Schwesing, nello stato del Schleswig-Holstein.
Una base collegata all’Ucraina
I “sei incidenti alla sicurezza” sui quali si sta ancora indagando e i droni avvistati potrebbero essere collegati a “fini di spionaggio”, dal momento che il sito ospita anche un centro di addestramento per l’utilizzo di missili terra-aria dove i soldati dell’Esercito ucraino vengono addestrati all’impiego dei missili Patriot: sistema d’arma fondamentale per la difesa dello spazio aereo dell’Ucraina.
Non va dimenticato, anche se non può essere considerato come un collegamento, che la Germania è già stata oggetto di incidenti considerati “tentativi di sabotaggio” da parte di agenti esterni, per alcuni reclutati secondo il modus operandi del GRU, il servizio d’intelligence dell’esercito russo, che hanno messo nel mirino almeno un sito industriale che produce materiale bellico destinato alle truppe di Kiev.
Droni difficili da inibire e operatori difficili da localizzare
Nel rapporto diffuso dalla testata tedesca si fa riferimento a “droni professionali” che sono “rimasti sospesi sul posto per diversi minuti con le luci di posizione accese, il che ha reso molto più semplice la localizzazione visiva/acustica“. Ciò che risulta più interessante, tuttavia, è che i droni di provenienza ignota hanno mantenuto la loro rotta nonostante i numerosi tentativi compiuti dal personale della base di respingerli e di deviarli lontano dal perimetro della base. Probabilmente impiegando sistemi di disturbo jammer.
L’inefficacia di questi sistemi ha portato a supporre che si trattasse di droni che non sono disponibili sul mercato. Pensiamo ad esempio ai nuovi droni a fibra ottica, impiegati nel conflitto ucraino, o ai modelli supportati da sistemi di guida in remoto “autonomi“, che riescono a mantenere il segnale tra drone e pilota in remoto nonostante i tentativi di interferire con il segnale che vengono opposti nelle “guerra elettronica“.
I tedeschi hanno dichiarato che “in nessuno dei sei casi è stato possibile localizzare l’operatore del drone”. Le fonti della Difesa hanno espresso il timore che i droni “potrebbero essere stati inviati da navi nel mare del Nord o nel Baltico“. Un settore dove le navi spia russe transitano molto spesso. Le navi d’intelligence russe sono state estremamente attive proprio nello stesso periodo in cui sono si sono verificati indicenti e tentativi di violazione o spionaggio. Proprio nel mese di gennaio, infatti, si sono registrati diversi incidenti, per alcuni da considerare sabotaggi dei cavi sottomarini nei mari del Nord.

