A maggio Olaf Scholz si era presentato, in vista delle elezioni europee, con la nomea di “Cancelliere della Pace”, sottolineando come la sua agenda politica potesse garantire sicurezza e stabilità alla Germania. Non andò benissimo, con la sua Spd sonoramente battuta dall’Unione Cristiano-Democratica e da Alternative fur Deutschland.
Il braccio di ferro in Germania sull’aiuto all’Ucraina
Ora il nodo della pace e della ricerca di distensione con gli avversari della Germania, a partire dalla Russia di Vladimir Putin, sta tornando sotto traccia nel discorso politico di Berlino a poco più di un mese dal voto del 23 febbraio. E Scholz sa benissimo cosa, oggigiorno, può portare la Spd che guida il governo a perdere voti, ed è un rilancio del sostegno all’Ucraina. Piaccia o meno, con un’Afd in campo in formato totalmente populista contro il cancelliere e voti in libera uscita già risucchiati dalla Cdu al centro, Scholz deve perlomeno difendere le prospettive elettorali della Spd, che vivacchia tra il 15 e il 16% dei consensi, sette-otto punti sotto Afd, la metà dell’Unione Cristiano-Democratica.
Di conseguenza, di recente Scholz ha reputato funzionale alle prospettive elettorali del suo partito, per alimentare la remota possibilità di una rimonta, la scelta di frenare un ultimo pacchetto di aiuti a Kiev dal valore di 3 miliardi di euro proposto dal ministro della Difesa Boris Pistorius e dalla titolare degli Esteri Annalena Baerbock.
Der Spiegel ha rivelato lo scontro interno alla maggioranza, con Pistorius e la verde Baerbock schierati per rafforzare un trend che ha visto Berlino in cima all’Europa per gli aiuti all’Ucraina. “Il cancelliere in carica avrebbe sostenuto che gli attuali stanziamenti per gli aiuti militari (4 miliardi di euro per il 2025, insieme ai fondi di un prestito del G7 da 50 miliardi di dollari finanziato da asset russi congelati) sono sufficienti”, nota Politico.eu, aggiungendo che Scholz “ha espresso preoccupazione per l’impegno del Governo entrante in importanti obblighi finanziari dopo le elezioni”.
Il cambio di paradigma di Scholz
Dall’artiglieria (10 nuovi obici) al munizionamento, passando per i sistemi antiaerei Iris-T, la proposta Pistorius-Baerbock avrebbe spinto Berlino a blindare ulteriormente Kiev. Scholz ha ritenuto di non procedere a tale mossa, anche considerato il fatto che nelle ultime settimane si è detto sempre più aperturista a una possibile trattativa con Vladimir Putin e fautore della fine negoziata della guerra in Ucraina. Si tratta di un cambio di prospettiva che è quantomeno sintomatico e che si somma a altre scelte caute di Berlino, come il rifiuto di Scholz di concedere a Kiev i missili Taurus per colpire sul suolo russo che ha suscitato le critiche del leader della Cdu, Friederich Merz.
Non dimentichiamo che il governo Scholz, a novembre, era collassato dopo il rifiuto dell’ex ministro delle Finanze e leader dei Liberali (Fdp), Christian Lindner, di concedere spazio fiscale alle politiche di spesa di Spd e Verdi nella “coalizione semaforo”. Scholz ha licenziato Lindner, portando al ritiro dei liberali, al crollo del Governo e al voto anticipato da settembre a febbraio 2025, anche sulla scia del rifiuto dell’ex alleato di aprire a nuovi finanziamenti a debito dell’aiuto all’Ucraina. Pochi mesi bastano a cambiare il mondo, specie quando i voti si avvicinano: del resto, dall’Austria alla Croazia molti voti recenti dimostrano come, negli ultimi mesi, la cautela sull’Ucraina premi alle urne. E forse Scholz ha pensato proprio a questo.

