La Francia finanzierà prioritariamente nel suo piano di riarmo una nuova portaerei per sostituire la veterana “Charles de Gaulle” come ammiraglia della Marine National: il presidente Emmanuel Macron, dagli Emirati Arabi Uniti dove si trovava in visita di Stato, nella giornata di lunedì 22 dicembre ha confermato che Parigi accelererà sul potenziamento navale investendo nel progetto Pang (Porte-Avions de Nouvelle Génération), già inserita nella Loi de Programmation Militaire allocante i budget per la Difesa per gli anni a venire.
Una maxi-portaerei per affrontare “l’era dei predatori”
Per Macron, che tra un anno e mezzo (maggio 2027) vedrà il suo secondo mandato volgere al termine, l’obiettivo è lasciare in eredità al suo successore il progetto della più grande portaerei di una marina della Nato esclusa quella statunitense. Il progetto francese prevede la costruzione di una o due unità di una classe di portaerei da 310 m di lunghezza, alimentate da reattori nucleari e dislocanti quasi il doppio della De Gaulle: 78mila tonnellate, contro le 42mila dell’attuale ammiraglia.
Della Pang si parla dal 2020 e nel 2022 l’azienda di cantieristica Naval Group ha iniziato a presentare i primi progetti e rendering. Parlando del progetto alle truppe francesi stanziate a Abu Dhabi Macron ha detto che la Francia deve attrezzarsi a quella che chiama “l’era dei predatori” e ha identificato la proiezione marittima come vitale per la sicurezza nazionale francese: “Dobbiamo essere forti per essere temuti, e particolarmente forti in mare“, ha detto. Macron ha aggiunto che “questa nuova portaerei sarà un esempio della potenza della nostra nazione, la potenza dell’industria e della tecnologia, una potenza al servizio della libertà sui mari e nelle acque turbolente del tempo”.
La Francia, una potenza marittima mondiale
La flotta come proiezione di potenza e come garanzia per le ambizioni globali di un Paese, la Francia, che sul piano strategico è una potenza europea nel radicamento ma tri-oceanica come irradiamento, dato che Parigi mantiene territori nell’Oceano Atlantico occidentale (inclusa la Martinica nei Caraibi e la Guyana Francese in Sud America), nell’Oceano Indiano (Réunion) e nel Pacifico (Polinesia Francese e Nuova Caledonia), che le fanno governare la seconda zona marittima al mondo dopo quella degli Usa, vasta oltre 10 milioni di chilometri quadrati e includente ben 9,63 milioni di chilometri quadrati (un’area più vasta della Cina) di zona economica esclusiva.
La capitana di fregata Virginie Saliou, ricercatrice presso l’Institut de recherche stratégique de l’École militaire francese, ha dialogato con l’Istituto di Alti Studi della Difesa Nazionale (Ihedn) sul tema sottolineando che “il governo francese deve agire all’interno di quello che viene definito un continuum di sicurezza, con rischi e minacce sempre più interconnessi: i trafficanti di droga in mare o i pescatori illegali rischiano di aprire il fuoco, un incidente marittimo può nascondere un attacco terroristico via mare”.
In tal senso, nota Saliou, i territori d’oltremare “sono destinati a svolgere un ruolo crescente nella difesa nei decenni a venire: il 90% di queste aree si trova nell’Indo-Pacifico, in una zona in cui le tensioni militari si stanno cristallizzando”, assurgendo tanto a punti caldi potenziali quanto a hub strategici per la proiezione globale di Parigi. Di conseguenza, una grande portaerei è stata ritenuta l’assetto fondamentale per poter venire incontro a tale mutato clima geostrategico, politico e militare.
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Un progetto di lungo periodo
Per la Pang ci vorrà tempo: si parla di lavori cantierabili dal 2031 con entrata in servizio entro il 2038, e nel frattempo Zone Militaire ricorda che Parigi sta pensando ad estendere la vita utile della De Gaulle, entrata in servizio nel 2001 come prima portaerei nucleare al mondo non statunitense, e che “più specificamente, la terza revisione tecnica importante (Mto) della portaerei Charles de Gaulle è prevista per il 2027 e dovrebbe durare tra i 18 e i 24 mesi. Solo allora sarà possibile ispezionare le condizioni dei contenitori dei suoi due reattori nucleari K15 e, se necessario, sostituirne i noccioli”, per un costo entro il 2029 di un miliardo di euro che renderà fondamentale un ammortamento in termini di operatività.
Nel contesto di un Paese dal budget bloccato e con grandi problemi di debito, Macron fa una scommessa importante in materia di sicurezza nazionale. Sarà un investimento multimiliardario che dovrà confrontarsi con una programmazione militare che mira a portare avanti al contempo la preparazione dell’esercito a uno scenario conflittuale in Europa entro il 2030, il rilancio dell’Arméé de l’Air e de l’Espace dopo il deragliamento del progetto del caccia franco-tedesco e il rinnovo della Force de Dissuasion nucleare. L’era dei predatori è arrivata. Affrontarla sarà difficile e costoso. Nel contesto di un turbolento finale di mandato, Macron deve capire come allocare al meglio le risorse. Pena lasciare al suo successore una programmazione strategica disarticolata rispetto alle reali esigenze di sicurezza nazionale.
Nella nuova “era dei predatori”, in cui tendenze conflittuali crescenti su scala globale, rivalità tra potenze e ambizioni imperiali ridisegnano l’ordine mondiale, InsideOver prova a tracciare una bussola per un’informazione equilibrata e orientata ad analizzare i grandi trend, senza ansie o preclusioni ideologiche. Se vuoi sostenere la missione di questa testata dinamica e ambiziosa, abbonati e diventa uno di noi!
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